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giovedì 22 giugno 2017

dall'esame di stato, brani scelti




I due testi che seguono sono stati ieri e oggi sui banchi degli studenti che affrontano gli esami di maturità. 

In entrambi vive e si trasmette un unico messaggio: 

coltiva il pensiero, la responsabilità, la gioia di vivere e di comprendere il mondo 
rispettandone i doni che ti offre ogni giorno

Perchè non si deve mai concludere, con l'amarezza di Caproni:

«Come
 potrebbe tornare a esser bella,
 scomparso l’uomo, la terra».


La terra deve essere e rimanere bella
con l'uomo



IL VALORE DELLA FILOSOFIA

versione dal latino, oggi prova per i licei classici

Non è la Filosofia un’arte popolare, né destinata alla ostentazione; non è nelle parole ma nelle azioni. Essa non è adoperata per questo fine, cioè affinché il giorno si trascorra con qualche diversivo, affinché si tolga il fastidio all’inattività: 

la Filosofia forma l’animo e gli dà struttura, dispone la vita, regola le azioni, indica ciò che va fatto e ciò che si può trascurare, siede al timone e dirige la rotta attraverso le ambiguità delle vicende instabili. 

Senza la Filosofia nessuno può vivere con coraggio, nessuno può vivere con tranquillità; in ogni momento si presentano innumerevoli circostanze e queste esigono una risoluzione che a quella bisogna chiedere. Qualcuno potrebbe dire: “A che giova la Filosofia se esiste il fato? A che giova se c’è un dio che tutto regge? A che giova se regna il caso? 

Infatti ciò che è stato prestabilito non può essere modificato e contro ciò che è incerto nulla può essere predisposto, ma o un dio ha anticipato la mia decisione e ha stabilito ciò che io dovessi fare oppure la sorte nulla concede alla mia capacità decisionale”. 


Qualsiasi ipotesi tra queste sia vera, o mio Lucilio, o se siano vere tutte queste, 
bisogna dedicarsi alla Filosofia; 
sia che il destino ci costringa con una inesorabile legge, sia che un dio, arbitro dell’universo, abbia predisposto ogni cosa, sia che il caso metta in movimento ed agiti senza ordine le umane vicende la Filosofia deve proteggerci. 

Proprio questa ci esorterà ad obbedire di buon grado al dio, ad affrontare con fierezza la sorte; 
solo la Filosofia ti insegnerà a seguire il dio, a sopportare il destino. 

Seneca Epistulae morales ad Lucilium, Epistola 16 




Versicoli quasi ecologici

poesia per Analisi del testo, prova di italiano ieri per tutte le scuole

Non uccidete il mare, 
la libellula, il vento. 
Non soffocate il lamento
 (il canto!) del lamantino1 . 
Il galagone2 , il pino:
 anche di questo è fatto
 l’uomo. E chi per profitto vile
 fulmina3 un pesce, un fiume,
 non fatelo cavaliere
 del lavoro. L’amore
 finisce dove finisce l’erba
 e l’acqua muore.Dove
sparendo la foresta
 e l’aria verde, chi resta
 sospira nel sempre più vasto
 paese guasto: «Come
 potrebbe tornare a esser bella,
 scomparso l’uomo, la terra».

 1 lamantino: mammifero marino diffuso soprattutto sulle coste e nei fiumi dell'Africa occidentale. 
2 galagone: scimmia africana di piccole dimensioni. 
3 fulmina: uccide con un colpo rapido e improvviso.

Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici, in Res amissa. Tratto da L’opera in versi, a cura di Luca Zuliani, Mondadori - I Meridiani, Milano 1998 


Giorgio Caproni nacque a Livorno nel 1912. A dieci anni si trasferì con la famiglia a Genova, che considerò sempre la sua vera città e dove visse fino al 1938. Dopo studi musicali e due anni di università, a partire dal 1935 si dedicò alla professione di maestro elementare. Nel 1939 fu chiamato alle armi e combatté sul fronte occidentale. Dopo la guerra si stabilì definitivamente a Roma, dove proseguì l’attività di insegnante, dedicandosi contemporaneamente, oltre che alla poesia, anche alla traduzione, soprattutto di opere francesi. 
La raccolta di versi Res amissa, di cui fa parte la poesia proposta, fu pubblicata nel 1991, un anno dopo la morte dell’autore.


sabato 10 giugno 2017

bello e sublime in Kant





....Il bello si accorda col sublime in questo, che entrambi piacciono per se stessi. Inoltre, entrambi non presuppongono un giudizio dei sensi né un giudizio determinante dell'intelletto ma un giudizio di riflessione [...].

Ma saltano agli occhi anche differenze considerevoli. 
Il bello della natura riguarda la forma dell'oggetto, la quale consiste nella limitazione; il sublime invece si può trovare anche in un oggetto privo di forma, in quanto implichi o provochi la rappresentazione dell'illimitatezza, pensata per di più nella sua totalità [...] 
Tra i due tipi di piacere c'è inoltre una notevole differenza quanto alla specie: mentre il bello implica direttamente un sentimento di agevolazione e di intensificazione della vita, e perciò si può conciliare con le attrattive e con il gioco dell'immaginazione, il sentimento del sublime invece è un piacere che sorge solo indirettamente, e cioè viene prodotto dal senso di un momentaneo impedimento, seguito da una più forte effusione delle forze vitali, e perciò, in quanto emozione, non si presenta affatto come gioco, ma come qualcosa di serio nell'impiego dell'immaginazione. 

Quindi il sublime non si può unire ad attrattive; e poiché l'animo non è semplicemente attratto dall'oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere dei sublime non è tanto una gioia positiva [...] merita di essere chiamato un piacere negativo....

Kant, La critica del giudizio





venerdì 9 giugno 2017

leggere i filosofi

La lettura dei testi filosofici è da sempre il canale privilegiato per accedere al percorso analitico e concettuale che i filosofi suggeriscono e intendono condividere con quanti hanno sete di conoscenza.

A scuola, tuttavia, specie con il minor numero di ore destinato in alcuni licei alla filosofia, risulta arduo e sempre più faticoso procedere dal testo al pensiero. Siamo spesso costretti a modalità di lavoro segnate dalla velocità del tempo che scorre,  a costo di trascurare la comprensione di un brano filosofico, l'apporto lessicale innovativo, l'articolazione logica del periodare scritto,  tanto preziosa come modello per la mente.

Con gli studenti della 3 G ho provato a "fermare" due ore di tempo 
per leggere i filosofi dell'ellenismo e del  neoplatonismo.



Sono nate delle valide riflessioni, frutto di un laboratorio per gruppi di lavoro tematici.



lunedì 5 giugno 2017

Giordano Bruno

di Damiano Michele Leonardi, IV G




....Al centro della riflessione bruniana vi è la nozione di infinito, analizzato sia sul piano cosmologico che su quello ontologico; tuttavia viene sviluppata anche un’analisi antropologica e gnoseologica. A livello cosmologico, Bruno critica il geocentrismo e nega le teorie aristoteliche di un cosmo composto da sfere cristalline concentriche, come si legge in un celebre passo della Cena de le Ceneri:


Il Nolano [...] ha disciolto l’animo umano, et la cognizione che era rinchiusa ne l’artissimo carcere de l’aria turbolento [...] Or ecco quello ch’ha varcato l’aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia del le prime, ottave, none, decime, et altre che vi s’avveser potute aggiungere sfere per relazione de vani matematici, et cieco veder di filosofi volgari. [...] ha donati gli occhi a le talpe, illuminati i ciechi che non possean fissar gli occhi et mirar l’imagin sua in tanti specchi che da ogni lato gli s’opponevano

Tuttavia il Nolano non accetta completamente nemmeno la teoria eliocentrica copernicana: l’universo infatti, secondo Bruno, è infinito, disordinato..... 

mercoledì 31 maggio 2017

Ipazia nella Scuola di Atene

la Scuola di Atene di Raffaello, 1509-1511

"Benché alcuni interpreti abbiano attribuito alla figura in foto l’identità di Francesco Maria della Rovere, nipote di papa Giulio II, committente dell’affresco, la maggioranza è concorde nel riconoscervi le fattezze della filosofa neo-platonica del IV secolo Ipazia d’Alessandria. Giovanni Reale, grande filosofo italiano venuto a mancare da qualche anno, fu talmente colpito dalla magnificenza e dalla perfezione della figura femminile creata da Raffaello da attribuirle il valore simbolico di rappresentante del concetto di kalokagathìa greca (eccellenza umana, che coniuga bellezza e bontà). Sarebbe pertanto facile tradurre i due elementi appena considerati, l’eccellenza di una  delle poche donne ricordate nella storia della filosofia e il valore simbolico di ogni bellezza e bontà(...) Ipazia, a capo di una delle più feconde e rigogliose scuole filosofico-scientifiche dell’epoca, venne uccisa da personaggi (probabilmente cristiani) ostili al ruolo che la libera pensatrice aveva assunto ad Alessandria. 
A chi avesse avuto il privilegio di osservare dal vivo ‘La scuola di Atene’, o almeno di contemplarne con attenzione i particolari nelle foto e nelle riproduzioni, non sarà sfuggito che la figura femminile è l’unica a rivolgere lo sguardo verso  l’esterno, creando un rapporto personale e privilegiato con noi che osserviamo. Questa ‘dipendenza’ dal rapporto non sta a significare subordinazione ma, piuttosto, la fragilità di una bellezza che può venir ferita in qualsiasi istante. Venne ferita quando si negò ad una donna, in quanto  tale, di professare liberamente delle idee; viene ferita dall’uccisione di donne che hanno dedicato la loro vita ad altri e che noi, nel nostro silenzio indifferente, feriamo doppiamente; viene ferita infine in contesti culturali nel quale piuttosto che curare e valorizzare la fragilità di questa bellezza, la si intende come sintomo di debolezza e subordinazione.
     Lo sguardo di Ipazia è invece un messaggio di pace. Non parliamo qui della semplice (e non trascurabile) assenza di guerra, ma di quella pace positiva che significa sviluppo di valori e virtù fondamentali per la società. Tra questi c’è il riconoscimento dell’uguaglianza della donna rispetto all’uomo e, parallelamente, l’esaltazione della sua specificità. Non è un caso che il sostantivo pace, sostantivo femminile, venga dalla radice indoeuropea pak, pag che stava per ‘legare, unire’; è in fondo ciò che lo sguardo fiero e fragile di Ipazia ci chiede".

giovedì 18 maggio 2017

A TORINO trentesima edizione del Salone del libro


post di Roberto Testa
da Torino




Oggi, 18 maggio 2017, in occasione della trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, il professor Massimo Cacciari, filosofo, politico (ex sindaco di Venezia) e scrittore, ha presentato il libro "Il futuro dell'immagine" (Il Mulino, 2017) di Federico Vercellone, docente ordinario di Estetica presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Torino.
Tra i tanti temi toccati, spiccano il rapporto dell'uomo con la tecnologia (media, smartphone, internet) e l'importanza e la centralità che assumono le immagini nella società in cui viviamo. 


martedì 16 maggio 2017

Sartre, il filosofo con la nausea


articolo di Franco Volpi

È dunque questa, la Nausea: quest'accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! 
Ed ora lo so: io esisto — il mondo esiste — ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. 

Ma mi è indifferente. È strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa. 

È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giuocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l'ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva

E dopo, ci sono state altre Nausee; di quando in quando gli oggetti si mettono ad esistervi dentro la mano. C'è stata la Nausea del «Ritrovo dei ferrovieri» e poi un'altra, prima, una notte in cui guardavo dalla finestra, e poi un'altra al giardino pubblico, una domenica, e poi altre. 

Ma non era mai stata così forte come oggi. (La Nausea)

lunedì 15 maggio 2017

filosofia e scienza per Karl Popper


KARL POPPER
1902-1994
  
La scienza non è un insieme di asserzioni certe, o stabilite una volta per tutte, e non è neppure un sistema che avanzi costantemente verso uno stato definitivo. La nostra scienza non è conoscenza (epistème): non può mai pretendere di aver raggiunto la verità, e neppure un sostituto della verità, come la probabilità.

Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l'uomo di scienza, ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità

La scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è verità certa



Tutte le teorie restano essenzialmente provvisorie, congetturali o ipotetiche, anche quando non ci sentiamo più in grado di dubitare di esse.


Credo che ci sia un solo argomento a difesa dell'esistenza della filosofia.
È questo: lo sappiano o no, tutti gli uomini hanno una filosofia.
Certo, può ben darsi che nessuna delle nostre filosofie valga un gran che, ma la loro influenza sui nostri pensieri e sulle nostre azioni è grande, e spesso incalcolabile.



Karl Popper, Logica della scoperta scientifica (Logik Der Forschung), 1934






LA DEMARCAZIONE TRA SCIENZA E PSEUDOSCIENZA

di Karl Popper

IL NEOPOSITIVISMO
una presentazione generale

martedì 9 maggio 2017

il tempo della vita per Bergson e Proust



«Vi è un flusso continuo […]. È una successione di stati, ciascuno dei quali preannunzia quello che lo segue e contiene quello che lo precede. In verità, essi non sostituiscono stati molteplici se non quando già son passato oltre ad essi, e mi rivolgo indietro per osservarne la traccia: mentre li provavo erano così solidamente organizzati, così profondamente animati di una vita comune, che non avrei saputo dire dove uno qualsiasi di essi finisse e l’altro cominciasse. In realtà, nessuno di essi comincia o finisce, tutti si prolungano gli uni negli altri» 

 «Le nostre percezioni sono senza dubbio impregnate di ricordi, e inversamente un ricordo (…) non ridiventa presente che prendendo a prestito qualche percezione del corpo in cui esso s’inserisce. Così questi due atti, percezione e ricordo, si compenetrano sempre, si scambiano dunque qualcosa delle loro sostanze mediante un fenomeno d’endosmosi» 

«Non vi è coscienza senza memoria, non continuazione di uno stato senza che si aggiunga al sentimento presente il ricordo dei momenti passati. In questo consiste la durata. La durata interiore è la vita continua di una memoria che prolunga il passato nel presente: o che il presente racchiuda esplicitamente l’immagine, senza posa crescente, del passato […]. Senza questo sopravvivere del passato nel presente non vi sarebbe durata ma solo istantaneità» 

«Che cos’è dunque che le oscillazioni di un pendolo misurano? A rigore, si ammetterà che la durata interiore, percepita dalla coscienza, si confonde con l’incastrarsi dei fatti di coscienza gli uni negli altri, insieme all’arricchimento graduale dell’io; ma il tempo che l’astronomo introduce nelle sue formule, il tempo che i nostri orologi dividono in particelle uguali, quel tempo, si dirà, è un’altra cosa; è una grandezza misurabile, e di conseguenza omogenea» 

 Henri Bergson




"Secondo il filosofo francese Bergson, la durata è una specie di successione che riguarda il presente, il passato e il futuro, e questa successione ha il carattere di un flusso. La tesi secondo cui il tempo concretamente sperimentato fluisca, significa che le sue parti non sono in un rapporto di pura esteriorità le une con le altre. Se ci fosse un distacco assoluto fra i tre momenti della temporalità, se ci fosse una reciproca indipendenza come quella che si può scorgere tra due oggetti distanti nello spazio, allora nulla scorrerebbe. 
Da un lato, il fluire del tempo comporta che qualcosa prima era presente e ora non lo è più e che diventa appunto passato, dall’altro che questo passato sia in qualche modo mantenuto nel campo dell’esperienza attuale. Ciò vuol dire che tale esperienza passata viene comunque modificata. 
Infatti se tutto si conservasse integralmente, senza alterazioni, non avremmo affatto la temporalità, ma una stasi perfetta. 
Ma la durata sta tra l’identico e il differente, nel senso che è caratterizzato da questo continuo e costante flusso che non può essere interrotto e da una serie di istanti inevitabilmente diversi tra loro. 

Anche per Proust, è la coscienza che ci dà il presupposto dell’accertamento attraverso l’esperienza della continuità del tempo, della esistenza di un io permanente. Tale concetto è chiaro nello splendido passaggio in cui Swann fa riferimento al suono del campanello della casa dei genitori. 

«Il fatto che dunque questo scampanellio c’era sempre e che così, tra di esso e l’istante presente, c’era tutto questo passato trascorso in modo indefinito, che io non sapevo di portare (con me). Quando c’era stato lo scampanellio io esistevo già e, in seguito, perché io lo udissi ancora, era necessario che non ci fosse stata discontinuità, che neanche per un istante io prendessi riposo, io cessassi di esistere, di pensare, di avere coscienza  di me, poiché questo istante passato mi appartenesse ancora, si che io potevo ancora ritrovarlo, potevo ritornarvi, solo che discendessi più profondamente in me stesso».

Per mezzo del tempo è possibile riunificare le esperienze passate e presenti. Le nostre azioni sono identificabili e distinguibili in base alla costellazione spaziale e soprattutto temporale in cui si realizzano. 

 «L’istante è qualche cosa che è tempo senza essere nel tempo, […]. Esso sfugge all’ordine cronologico, è un altro tempo, come un’assenza importante, silenzio e sonorità insieme. 
Non si tratta di una visione del presente che sostituisce il passato, ma in esso vige un perfetto rapporto di coincidenza e simultaneità; è una presenza che non si divide e un passato che nel contempo si rivela presente, co-implicato con esso» 
Marcel Proust

fonte:
Gabriella Galbiati,  La nozione di tempo in Ockham, Proust e Bergson 
http://www.ebook-larecherche.it/


IL TEMPO: RIFLESSIONI FILOSOFICHE
IN

                                                                           Chronos: figure filosofiche del tempo

Di Giuseppe Barletta

martedì 2 maggio 2017

La dottrina dell'amicizia in Aristotele





Breve percorso tratto dai libri IX e X dell'Etica Nicomachea



1. L'amicizia è necessaria



Secondo Aristotele l'amicizia è una virtù indispensabile all'uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni. Gli amici sono necessari nella prosperità come nel bisogno, nella giovinezza come nella vecchiaia, nella vita privata come nella vita pubblica. Gli amici sono il più grande dei beni esterni. L'uomo è portato per natura a vivere con gli altri e a crearsi amici. All'uomo felice non servono amici utili o piacevoli, perchè ha già i beni che da questi potrebbero venire.


Ha invece bisogno di amici buoni, cui donarsi, con i quali condividere i discorsi e il pensiero.



2. I tre generi di amicizia



L'uomo ama ciò che è degno di essere amato: cioè ciò che è buono o utile o piacevole: da questi tre oggetti derivano le tre specie di amicizia.. L'amicizia non è solo una benevolenza reciproca, ma una una benevolenza di cui si è consapevoli, una benevolenza che si sceglie. L'amicizia fondata sul piacere o sull'utilità è solo momentanea: se l'amico non provoca più utile o piacere, l'amicizia viene meno.


Questo genere di amicizie è quindi molto debole.



3. L'amicizia perfetta



L'amicizia perfetta è solo quella tra persone buone, simili nella loro virtù. In questo genere di amicizia, ognuno dei due vuole il bene dell'altro. L'uomo virtuoso è anche utile e piacevole, però l'utilità è il piacere non sono il fondamento dell'amicizia. L'amicizia fondata sulla virtù è stabile, permanente, è tuttavia molto più rara degli altri generi di amicizia, perchè gli uomini virtuosi, gli uomini buoni, non sono tanti.


L'amicizia richiede tempo e consuetudine nella condivisione: il desiderio di diventare amici può nascere velocemente, l'amicizia si forma però con maggiore lentezza.



4. Caratteri delle diverse forme di amicizia



L'amicizia che stringono tra loro gli uomini buoni è perfetta, è stabile come la virtù, e non può essere rovinata dalle calunnie di altre persone. (Difficilmente si presta fede a chi parla male dell'amico che da tempo conosciamo). Gli altri due tipi di amicizia presentano solo una certa somiglianza con questa e sono quindi meno duraturi. L'amicizia motivata dall'utile viene meno quando viene meno l'utile, l'amicizia motivata dal piacere viene meno quando viene meno il piacere. Solo gli uomini buoni possono essere veramente amici: gli uomini cattivi possono essere amici solo in modo limitato, in quanto vivono le loro relazioni avendo come fine l'utile o il piacere. Gli amici desiderano la comunione di vita e non si addice tra gli amici una vita solitaria, isolata. Il vivere insieme è possibile solo se si condividono interessi e gusti, e questo avviene solo negli uomini buoni.


L'amicizia non è uno stato d'animo passeggero ma è una scelta libera, consapevole e duratura.



5. Il numero degli amici



Moltissime possono essere le amicizie fondate sul piacere e sull'utile, poche invece quelle fondate sul bene, perchè pochi uomini sono virtuosi. L'amicizia fondata sul piacere è tipica dei giovani, l'amicizia fondata sull'utile è tipica dei mercanti, l'amicizia fondata sul bene è tipica degli uomini virtuosi. Con poche persone si può trascorrere la vita in comune. L'amore coniugale è possibile per una sola persona, una forte amicizia è possibile solo verso pochi.


Chi pretende di essere amico di tutti, in realtà, non è amico di nessuno.



6. La fine dell'amicizia



Quando due amici non trovano più l'uno nell'altro ciò che cercano, la loro amicizia ha termine. Questo è ovvio nel caso delle amicizie basate sul piacere e sull'utile; quando però l'amicizia è fondata sulla virtù, la sua rottura può avvenire solo quando uno dei due amici rimane fermo allo stesso livello, mentre l'altro progredisce sulla strada della virtù, oppure quando gli amici di un tempo diventano stabilmente cattivi.


Se però la loro malvagità può essere corretta, non bisogna abbandonarli, ma sforzarsi di ricondurli alla virtù.



7. L'uomo virtuoso ama se stesso



L'uomo virtuoso ama se stesso, l'amicizia per il prossimo affonda le proprie radici nell'amore che si ha per sè. L'amico viene considerato un altro se stesso, e vengono a lui estesi i sentimenti di amore che si hanno per sè. L'uomo virtuoso gioisce nel contemplare la virtù dell'amico, perchè la sente come propria. Gli uomini cattivi invece non sono amici di se stessi, e quindi non possono provare amicizia per nessun altro. I cattivi cercano di trascorrere del tempo con altre persone solo per fuggire da se stessi: se rimangono soli sono tormentati dal ricordo dei loro crimini passati e di quelli che faranno.


La persona buona, al contrario, prova piacere nello stare da sola, pensando ai propri ricordi e alle proprie aspettative.

martedì 28 marzo 2017

ancora antisemitismo in Ungheria



«Quando ci sono cambiamenti forti, cadono le statue; abbattute. 
A Budapest, l’amministrazione della città ha deciso di abbattere la statua di Gyorgy Lukacs, grande e famoso pensatore marxista, che ha influenzato l’occidente intero. 
La repulsione per il tallone staliniano non consente evidentemente sottigliezze da intellettuali. Le statue e i monumenti, però, sono la memoria di pietra della propria storia e civiltà. Così, giù un monumento, su un altro, che faccia vibrare le corde dell’orgoglio e possa rimanere negli occhi e nella mente dei bambini, additati dagli adulti ad esempio. 
Poco distante, allora, la stessa amministrazione ha deciso di erigere un altro monumento: a Balint Homan. 
Conoscevo Lukacs; non conoscevo Holman, che  non ha certo altrettanta fama in occidente, fuori dall’Ungheria, ma è ben conosciuto in patria e dagli ebrei d’Europa. 
Nazista, è stato responsabile della loro deportazione dall’Ungheria verso i campi di sterminio»

Umberto Pradella

di Martina Morabito, 5 I

domenica 19 marzo 2017

Comte e il Positivismo


".....La rivoluzione fondamentale che caratterizza la virilità della nostra intelligenza consiste essenzialmente nel sostituire, dappertutto, all'inaccessibile determinazione delle cause propriamente dette, la semplice ricerca delle leggi, cioè delle relazioni costanti che esistono tra i fenomeni osservati...."

A.Comte, Discorso sullo spirito positivo,1884

domenica 12 marzo 2017

stage a Noto e Vindicari di Tai Chi

la prof.ssa Pia Vacante 

propone uno stage di Tai Chi  aperto agli studenti del liceo Leonardo 
da realizzare entro il prossimo mese di aprile



presentiamo qui una sintesi del progetto laboratoriale 

Mens sana in corpore sano – Tai Chi


LABORATORIO DI FILOSOFIA PRATICA
a cura del prof. Antonio Casciaro
Il Laboratorio di Filosofia pratica sarà una fucina di idee che mira allo sviluppo della consapevolezza personale e al confronto attivo dei partecipanti.
Non è necessario essere già abili, infatti ogni allievo costruirà il suo personale percorso di crescita e comprensione attraverso le modalità, le pratiche e le tecniche che di volta in volta il curatore/ i curatori del laboratorio proporrà/anno al gruppo.
La visione in cui è inserito il Laboratorio è una visione globale e olistica, formata dalle due parti fondamentali che costituiscono ogni essere vivente, una parte fisica e una parte mentale.
Considerando l’Essere Umano come una un’UNITA’ INTEGRATA di mente e corpo, il Laboratorio proporrà delle pratiche volte a sviluppare e mantenere l’equilibrio psicofisico personale.
Il Tai Chi è un’Arte corporea che fonda i suoi principi sulla visione olistica della persona in cui tutto risulta sempre in perfetto equilibrio dinamico. In quest’Arte il corpo e la mente si fondono con il respiro, con il cuore, con l’ambiente attraverso l'armonia dei movimento. Praticarla rende la circolazione energetica all’interno del corpo estremamente benefica. Da qui il nome, da noi occidentali attribuito, di Ginnastica di Lunga Vita.
Praticare il Tai Chi ha come principale scopo quello di amplificare il potere della mente, di allenare l’interazione dinamica tra corpo e mente, ricercare armonia tra pensiero ed azione, di sviluppare la forza del cuore. Un corpo forte a nulla serve se il cuore trema. Questo comporta, oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione etc.), lo sviluppo di quelle che sono chiamate le “ Tre Armonie Interne ”:
1.       Il Cuore con l’Intenzione
2.       L’ Intenzione con l’Energia
3.       L’Energia con la Forza
Il Tai Chi è la perfetta sintesi della nostra idea di Mens sana in corpore sano, con esso è possibile ricercare e trovare la sanità dell'anima e la salute del corpo.

Infine l’obiettivo principale è quello di dotare i partecipanti di una maggiore conoscenza del proprio corpo, della comprensione e la gestione del respiro, di controllare le paure e disciplinare le emozioni, ma soprattutto di ricercare tutto questo attraverso sé stessi.


         Tutti gli interessati possono rivolgersi alla professoressa Vacante per dettagli ed informazioni

venerdì 10 marzo 2017

tre modi di essere donna in Israele, un film presto nelle sale



segnalato da Innocenzo Grimaldi



Un'opera prima che si colloca nell'asse ereditario di Sognando Beckham e Caramel, una storia d'amicizia e una riflessione sull'indipendenza femminile in un contesto lacerato da forti e profondi contrasti
 
Nella Tel Aviv metropolitana che ribolle di cultura underground, vivono tre amiche divise dalle pulsioni e rese gemelle dalla necessità di essere forti. Più forti di chi le tradisce, le giudica o le umilia.

Leila, Salma e Nour rappresentano tre modi di essere donna in Israele
Libero, Conservatore e Indipendente ma attento alle regole.





il film:


Libere disobbedienti innamorate racconta le vicende di tre ragazze che dividono un appartamento a Manshiyya, il quartiere yemenita di Tel Aviv, le dinamiche delle loro relazioni e in particolare il dualismo nel quale si muovono, fra progressismo e conservatorismo, fra uomini e donne, fra il villaggio d'origine, la famiglia e una grande città caratterizzata dal fermento della cultura underground ("come se fossero gli anni Sessanta del mondo arabo", dice la regista). 

Tre amiche divise dalle pulsioni e rese simili dalla voglia di essere più forti di chi le tradisce, di chi le giudica, di chi le umilia. 

la regista:

Trentacinque anni, figlia di genitori comunisti, Maysaloun Hamoud è cresciuta a Be'er Sheva, ha studiato a Gerusalemme e poi a Jaffa, dove ha frequentato i corsi di cinema della Minshar School of Art. "La mia formazione va da Emile Habibi a Marx, dalle manifestazione del Primo Maggio alla visual art della cartoonist Naji al-Ali" commenta la regista, che con questo film (il suo esordio nel lungometraggio dopo i corti Shades of light del 2009, Scent of morning del 2010 e Salma del 2012) ha provato a scattare la foto di una generazione, la sua, quella "che ha iniziato ad avvicinarsi alla politica dall'ottobre del 2000 e dalla seconda Intifada, che ha accolto le istanze non solo sul piano della politica nazionale ma anche sul fronte sociale e femminista, quella stessa generazione arrivata a maturazione con la Primavera araba del 2011". 

"Ho cercato di raccontare il prezzo che queste ragazze devono pagare - continua Hamoud -  per una condizione che normalmente può apparire scontata: la libertà di lavorare, fare festa, fare l'amore, scegliere. Laila, Salma e Nour scelgono, appunto, di non voltarsi a guardare indietro anche se il loro viaggio verso il futuro è lontano da qualunque certezza".