logo

logo

giovedì 6 luglio 2017

LEGGERE LA REALTA'





Pubblico di seguito alcune interessanti segnalazioni a cura dell' ARIFS 
(Associazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia)


Si tratta di articoli, brevi testi, statistiche e report che orientano 
nel mondo, per molti versi ancora da noi sconosciuto, della cittadinanza globale.

Chi  oggi si può definire " cittadino"? Quali sono i confini della
cittadinanza in epoca globale? E i diritti? Esiste ancora la nazione?
L'universalismo, con la sua aspirazione all'unicità,  può accogliere 
la molteplicità delle differenze 
senza cadere nel paradosso?

A queste, ed altre, domande, ciascuno può cercare una risposta
attraverso le letture che seguono. Tutte stimolanti.

Alcune sono nella lingua originale, francese e spagnola soprattutto.

Approfittiamone




NAZIONE, NAZIONALISMO, NAZIONALITA'
Definizioni e interpretazioni
10. Nicola ABBAGNANO, Il nazionalismo (1971) (dizionario di filosofia)
11. CENTRO DI STUDI FILOSOFICI DI GALLARATE, Nazionalismo e Nazionalità
(1977) (dizionario delle idee)
12. PRETI, GANAPINI, SPAGNOLETTI, Nazione nazionalismo (1996). (dizionario
di storiografia)
13. Lucio LEVI, Nazionalismo (1976). (dizionario di politica, impostazione
federalista)
14. Pascal CHAIGNEAU, Nazionalismi e nazione (1998) (dizionario di
relazioni internazionali).
15. Georg KLAUS und Manfred BUHR, Nation und nationalismus (1964)
(dizionario filosofico, marxista-leninista).
16. Hans COHN, Nationalism (1950, con links aggiornati al 2006)
(Encyclopaedia britannica)
COSMOPOLITISMO, UNIVERSALISMO, INTERNAZIONALISMO

Definizioni da Dizionari e Enciclopedie:
17. Nicola ABBAGNANO, Cosmopolitismo. 1971 (Dizionario di Filosofia)
18. Giuseppe RICUPERATI, Cosmopolitismo. 1976 (Dizionario di politica, UTET)
19. Massimo MORI, Cosmopolitismo. (Treccani) 1992
20. Fiorenza TAROZZI, Internazionalismo.1996 (Dizionario di Storiografia)
21. Georg KLAUS e Manfred BUHR, Kosmopolitismus. 1964, (Philosophisches
Wörterbuch)
22. KLAUS und BUHR, Sozialistischer internationalismus. 1964
(Philosophisches Wörterbuch).
23. Virginie MILLOT, Universalisme. 2007
Interpretazioni:
24. Martha NUSSBAUM, Patriotism and Cosmopolitanism. 1994
25. Michelangelo BOVERO, Cosmopolis/Idiopolis. (da Convegno ARIFS) 1998
26. David HELD, Regulating Globalization? The Reinvention of Politics. 2000
27. Daniele ARCHIBUGI, La democrazia cosmopolitica: una visione
partecipante. 2005
28. Alain RENAULT, Les conditions d’un universalisme ouvert à la
diversité. 2007
29. Giacomo MARRAMAO, Per un cosmopolitismo della differenza. 2009
30. Ryoa CHUNG et Geneviève NOOTENS, Le cosmopolitisme : enjeux et débats
contemporains. 2010
31. Frederick Guillaume DUFOUR, Marx et la tradition cosmopolite :
l’actualité d’une tension 2012

RAZZISMO
Definizioni e interpretazioni:
32. Alessandro GHIGI, Gioacchino SERA, Renzo GIULIANI, Augusto BEGUINOT,
Razza (Enciclopedia Treccani). 1935
33. Il Manifesto degli scienziati razzisti. 1938
34. Claude LEVY-STRAUSS, Race et histoire. 1952
35. Michel FOUCAULT, Genealogia del racismo (al momento disponibile in
rete solo in spagnolo). 1975-76
36. Nicola MATTEUCCI, Razzismo (Dizionario di Politica, Centro Gobetti,
librinlinea.it). 1976
37. Etienne BALIBAR and Immanuel WALLERSTEIN, Race, nation, class.
Ambiguous Identities. 1988.
38. Michel WIEVIORKA, Nationalisme et racisme. (Les Classiques des
sciences sociales, Université du Quebec). 1993
39. Fernando SAVATER, La heterofobia como enfermedad moral. (Revista
literaria Katharsis). 1993
40. Dominique SCHNAPPER, Racisme (Dictionnaire d'éthique et de philosophie
morale, PUF, tome 2, sous la direction de Monique Canto-Sperber). 1996
41. Imanuel GEISS, Razzismo (Enciclopedia Treccani). 1997
42. César COLINO, Racismo (Dicionario critico de Ciencias Sociales). 2009
43. Birgit ROMMELSPACHER, Was ist eigentlich Rassismus? (in
Rassismuskritik, Band 1, Rassismustheorie und forschung,
Wochen-Schau-verlag). 2009
44. Francesco REMOTTI, L'ossessione identitaria (relazione svolta al
seminario "Contro l'identità" nel 2010 a Milano, presso la sede della
SGAI, Società Gruppoanalitica Italiana). 2010
45. Intervista ad Alberto BURGIO sul razzismo (2016)
Classici del razzismo (testi integrali):
46. Joseph Arthur GOBINEAU , Essai sur l'inégalité des races humaines. I
1853-1855
47. Joseph-Arthur GOBINEAU , Essai sur l'inégalité des races humaines. II
1853-1855
48. Houston Steward CHAMBERLAIN , Die grundlagen des neunzehnten
jahrhunderts. 1912
49. Alfred ROSENBERG, Der Mythus Des 20.Jahrhunderts. 1930
FRONTIERE, CONFINI, LIMITI
Definizioni e interpretazioni:
50. Ana Gemma LOPEZ MARTIN, Frontera (1989).
51. D. FIORENTINO, Confine frontiera (1996).
52. Malcolm ANDERSON, Les frontières: un débat contemporain (1997).
53. Pascal CHAIGNEAU, Frontières (1998).
54. Samuel HUNTINGTON, Lo scontro delle civiltà (2000).
55. Stefano ALLIEVI, De-finire il con-fine (2001).
56. Guillaume LASCONJARIAS, Délimiter la frontières (2005).
57. Lawrence DAUGFAS y Tayfar HANSEN, El concepto histórico de la frontera
(2007).
58. Dario GENTILI, Confini, frontiere, muri (2008).
59. Luigi FERRAJOLI, L'illusione della sicurezza (2008).
60. M. del Rosario BOTTINO BERNARDI, Sobre limites y fronteras (2009).
61. Giampaolo AMODEI, La liminarità nell’era del fluido. Confini,
frontiere e identità (2009).
62. Régis DEBRAY, Éloge des frontières (2010).
63. Massimo LIVI BACCI, In cammino. Breve storia delle migrazioni (2010).
64. Marcello TANCA, Frontiere, confini, limiti: e la geografia? (2011).
65. Alejandro R. DIEZ TORRE, Fronteras y conceptos fronterizos (desde la
Historia) (2014).
66. COMMISSIONE EUROPEA, Frontiere e sicurezza (2014).
67. Isabel GARNERO CABRERA, Los límites del concepto de frontera en
distintas teorías antropológicas posmodernas (2015).
68. Alessandro DAL LAGO, Confini, guerre, migrazioni (2015).
69. Carlo BELLI, Il ruolo dei confini nei sistemi sociali internazionali
(2016).
70. Henk van HOUTUM and Rodrigo Bueno LACY, Frontiers (2017).
71. [Inserto nuovo] (Numéro coordonné par Benoît BREVILLE et Philippe
REKACEWICZ) Faut-il abolir les frontières ? (Le Monde Diplomatique)
MIGRAZIONI INTERNAZIONALI
72. Karl MARX, L'esercito industriale di riserva (1867).
73. GUSTAVO DE SANTIS,"Mobilità e insediamenti", in: Massimo LIVI BACCI,
Giancarlo BLANGIARDO, Antonio GOLINI, (a cura di), Demografia, pp. 379-410
(1994)
74. Jacques DERRIDA, De l'hospitalité - Fragments (1997) [in francese]
75. Sandro MEZZADRA, Confini, migrazioni, cittadinanza (2004).
76. Umberto MELOTTI, Politica e migrazioni (2007).
77. Luigi FERRAJOLI, L'illusione della sicurezza (2008).
78. Dino COSTANTINI, Politiche migratorie e discriminazione: il caso
francese (2009).
79. Lidia LO SCHIAVO, Immigrazione, cittadinanza, partecipazione: le nuove
domande di inclusione nello spazio pubblico. Processi di
auto-organizzazione e partecipazione degli immigrati (2009).
80. Pietro SAITTA, Neoliberismo e controllo dell’immigrazione. Il
fallimento della “tolleranza zero” e i paradossali esiti dell’informalità
(2011).
81. Massimo LIVI BACCI, Migrazioni. Vademecum di un riformista (2012).
82. Flavia CRISTALDI, Le migrazioni ambientali: prime riflessioni
geografiche (2012).
83. Giuseppe BURGIO, Colonie, imperi e migrazioni. Un inquadramento
postcoloniale dell'Europa multiculturale (2012)
84. Marco CATARCI, Considerazioni critiche sulla nozione di integrazione
di migranti e rifugiati (2014).
85. Umberto CURI, L'ambivalenza costitutiva della figura dello straniero
(2015)
86. CARITAS, Migrantes XXV Rapporto Immigrazione (2015)
87. Guido MONTANI, Immigrazione, cittadinanza e governo europeo. Per una
Carta europea dei diritti e dei doveri dei rifugiati e degli immigrati
(2015)
88. EUROSTAT, Statistiche sulle migrazioni internazionali e sulle
popolazioni di origine straniera (2016)
89. UNHCR, Rifugiati e migranti (2016)


grazie ad:

A.R.I.F.S.
Casella postale 103
I - 25122 Brescia
Cell. 348 5178633
Sito Internet: http://www.arifs.eu
ARIFS - Associazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia.


giovedì 22 giugno 2017

dall'esame di stato, brani scelti




I due testi che seguono sono stati ieri e oggi sui banchi degli studenti che affrontano gli esami di maturità. 

In entrambi vive e si trasmette un unico messaggio: 

coltiva il pensiero, la responsabilità, la gioia di vivere e di comprendere il mondo 
rispettandone i doni che ti offre ogni giorno

Perchè non si deve mai concludere, con l'amarezza di Caproni:

«Come
 potrebbe tornare a esser bella,
 scomparso l’uomo, la terra».


La terra deve essere e rimanere bella
con l'uomo



IL VALORE DELLA FILOSOFIA

versione dal latino, oggi prova per i licei classici

Non è la Filosofia un’arte popolare, né destinata alla ostentazione; non è nelle parole ma nelle azioni. Essa non è adoperata per questo fine, cioè affinché il giorno si trascorra con qualche diversivo, affinché si tolga il fastidio all’inattività: 

la Filosofia forma l’animo e gli dà struttura, dispone la vita, regola le azioni, indica ciò che va fatto e ciò che si può trascurare, siede al timone e dirige la rotta attraverso le ambiguità delle vicende instabili. 

Senza la Filosofia nessuno può vivere con coraggio, nessuno può vivere con tranquillità; in ogni momento si presentano innumerevoli circostanze e queste esigono una risoluzione che a quella bisogna chiedere. Qualcuno potrebbe dire: “A che giova la Filosofia se esiste il fato? A che giova se c’è un dio che tutto regge? A che giova se regna il caso? 

Infatti ciò che è stato prestabilito non può essere modificato e contro ciò che è incerto nulla può essere predisposto, ma o un dio ha anticipato la mia decisione e ha stabilito ciò che io dovessi fare oppure la sorte nulla concede alla mia capacità decisionale”. 


Qualsiasi ipotesi tra queste sia vera, o mio Lucilio, o se siano vere tutte queste, 
bisogna dedicarsi alla Filosofia; 
sia che il destino ci costringa con una inesorabile legge, sia che un dio, arbitro dell’universo, abbia predisposto ogni cosa, sia che il caso metta in movimento ed agiti senza ordine le umane vicende la Filosofia deve proteggerci. 

Proprio questa ci esorterà ad obbedire di buon grado al dio, ad affrontare con fierezza la sorte; 
solo la Filosofia ti insegnerà a seguire il dio, a sopportare il destino. 

Seneca Epistulae morales ad Lucilium, Epistola 16 




Versicoli quasi ecologici

poesia per Analisi del testo, prova di italiano ieri per tutte le scuole

Non uccidete il mare, 
la libellula, il vento. 
Non soffocate il lamento
 (il canto!) del lamantino1 . 
Il galagone2 , il pino:
 anche di questo è fatto
 l’uomo. E chi per profitto vile
 fulmina3 un pesce, un fiume,
 non fatelo cavaliere
 del lavoro. L’amore
 finisce dove finisce l’erba
 e l’acqua muore.Dove
sparendo la foresta
 e l’aria verde, chi resta
 sospira nel sempre più vasto
 paese guasto: «Come
 potrebbe tornare a esser bella,
 scomparso l’uomo, la terra».

 1 lamantino: mammifero marino diffuso soprattutto sulle coste e nei fiumi dell'Africa occidentale. 
2 galagone: scimmia africana di piccole dimensioni. 
3 fulmina: uccide con un colpo rapido e improvviso.

Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici, in Res amissa. Tratto da L’opera in versi, a cura di Luca Zuliani, Mondadori - I Meridiani, Milano 1998 


Giorgio Caproni nacque a Livorno nel 1912. A dieci anni si trasferì con la famiglia a Genova, che considerò sempre la sua vera città e dove visse fino al 1938. Dopo studi musicali e due anni di università, a partire dal 1935 si dedicò alla professione di maestro elementare. Nel 1939 fu chiamato alle armi e combatté sul fronte occidentale. Dopo la guerra si stabilì definitivamente a Roma, dove proseguì l’attività di insegnante, dedicandosi contemporaneamente, oltre che alla poesia, anche alla traduzione, soprattutto di opere francesi. 
La raccolta di versi Res amissa, di cui fa parte la poesia proposta, fu pubblicata nel 1991, un anno dopo la morte dell’autore.


sabato 10 giugno 2017

bello e sublime in Kant





....Il bello si accorda col sublime in questo, che entrambi piacciono per se stessi. Inoltre, entrambi non presuppongono un giudizio dei sensi né un giudizio determinante dell'intelletto ma un giudizio di riflessione [...].

Ma saltano agli occhi anche differenze considerevoli. 
Il bello della natura riguarda la forma dell'oggetto, la quale consiste nella limitazione; il sublime invece si può trovare anche in un oggetto privo di forma, in quanto implichi o provochi la rappresentazione dell'illimitatezza, pensata per di più nella sua totalità [...] 
Tra i due tipi di piacere c'è inoltre una notevole differenza quanto alla specie: mentre il bello implica direttamente un sentimento di agevolazione e di intensificazione della vita, e perciò si può conciliare con le attrattive e con il gioco dell'immaginazione, il sentimento del sublime invece è un piacere che sorge solo indirettamente, e cioè viene prodotto dal senso di un momentaneo impedimento, seguito da una più forte effusione delle forze vitali, e perciò, in quanto emozione, non si presenta affatto come gioco, ma come qualcosa di serio nell'impiego dell'immaginazione. 

Quindi il sublime non si può unire ad attrattive; e poiché l'animo non è semplicemente attratto dall'oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere dei sublime non è tanto una gioia positiva [...] merita di essere chiamato un piacere negativo....

Kant, La critica del giudizio





venerdì 9 giugno 2017

leggere i filosofi

La lettura dei testi filosofici è da sempre il canale privilegiato per accedere al percorso analitico e concettuale che i filosofi suggeriscono e intendono condividere con quanti hanno sete di conoscenza.

A scuola, tuttavia, specie con il minor numero di ore destinato in alcuni licei alla filosofia, risulta arduo e sempre più faticoso procedere dal testo al pensiero. Siamo spesso costretti a modalità di lavoro segnate dalla velocità del tempo che scorre,  a costo di trascurare la comprensione di un brano filosofico, l'apporto lessicale innovativo, l'articolazione logica del periodare scritto,  tanto preziosa come modello per la mente.

Con gli studenti della 3 G ho provato a "fermare" due ore di tempo 
per leggere i filosofi dell'ellenismo e del  neoplatonismo.



Sono nate delle valide riflessioni, frutto di un laboratorio per gruppi di lavoro tematici.



lunedì 5 giugno 2017

Giordano Bruno

di Damiano Michele Leonardi, IV G




....Al centro della riflessione bruniana vi è la nozione di infinito, analizzato sia sul piano cosmologico che su quello ontologico; tuttavia viene sviluppata anche un’analisi antropologica e gnoseologica. A livello cosmologico, Bruno critica il geocentrismo e nega le teorie aristoteliche di un cosmo composto da sfere cristalline concentriche, come si legge in un celebre passo della Cena de le Ceneri:


Il Nolano [...] ha disciolto l’animo umano, et la cognizione che era rinchiusa ne l’artissimo carcere de l’aria turbolento [...] Or ecco quello ch’ha varcato l’aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia del le prime, ottave, none, decime, et altre che vi s’avveser potute aggiungere sfere per relazione de vani matematici, et cieco veder di filosofi volgari. [...] ha donati gli occhi a le talpe, illuminati i ciechi che non possean fissar gli occhi et mirar l’imagin sua in tanti specchi che da ogni lato gli s’opponevano

Tuttavia il Nolano non accetta completamente nemmeno la teoria eliocentrica copernicana: l’universo infatti, secondo Bruno, è infinito, disordinato..... 

mercoledì 31 maggio 2017

Ipazia nella Scuola di Atene

la Scuola di Atene di Raffaello, 1509-1511

"Benché alcuni interpreti abbiano attribuito alla figura in foto l’identità di Francesco Maria della Rovere, nipote di papa Giulio II, committente dell’affresco, la maggioranza è concorde nel riconoscervi le fattezze della filosofa neo-platonica del IV secolo Ipazia d’Alessandria. Giovanni Reale, grande filosofo italiano venuto a mancare da qualche anno, fu talmente colpito dalla magnificenza e dalla perfezione della figura femminile creata da Raffaello da attribuirle il valore simbolico di rappresentante del concetto di kalokagathìa greca (eccellenza umana, che coniuga bellezza e bontà). Sarebbe pertanto facile tradurre i due elementi appena considerati, l’eccellenza di una  delle poche donne ricordate nella storia della filosofia e il valore simbolico di ogni bellezza e bontà(...) Ipazia, a capo di una delle più feconde e rigogliose scuole filosofico-scientifiche dell’epoca, venne uccisa da personaggi (probabilmente cristiani) ostili al ruolo che la libera pensatrice aveva assunto ad Alessandria. 
A chi avesse avuto il privilegio di osservare dal vivo ‘La scuola di Atene’, o almeno di contemplarne con attenzione i particolari nelle foto e nelle riproduzioni, non sarà sfuggito che la figura femminile è l’unica a rivolgere lo sguardo verso  l’esterno, creando un rapporto personale e privilegiato con noi che osserviamo. Questa ‘dipendenza’ dal rapporto non sta a significare subordinazione ma, piuttosto, la fragilità di una bellezza che può venir ferita in qualsiasi istante. Venne ferita quando si negò ad una donna, in quanto  tale, di professare liberamente delle idee; viene ferita dall’uccisione di donne che hanno dedicato la loro vita ad altri e che noi, nel nostro silenzio indifferente, feriamo doppiamente; viene ferita infine in contesti culturali nel quale piuttosto che curare e valorizzare la fragilità di questa bellezza, la si intende come sintomo di debolezza e subordinazione.
     Lo sguardo di Ipazia è invece un messaggio di pace. Non parliamo qui della semplice (e non trascurabile) assenza di guerra, ma di quella pace positiva che significa sviluppo di valori e virtù fondamentali per la società. Tra questi c’è il riconoscimento dell’uguaglianza della donna rispetto all’uomo e, parallelamente, l’esaltazione della sua specificità. Non è un caso che il sostantivo pace, sostantivo femminile, venga dalla radice indoeuropea pak, pag che stava per ‘legare, unire’; è in fondo ciò che lo sguardo fiero e fragile di Ipazia ci chiede".

giovedì 18 maggio 2017

A TORINO trentesima edizione del Salone del libro


post di Roberto Testa
da Torino




Oggi, 18 maggio 2017, in occasione della trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, il professor Massimo Cacciari, filosofo, politico (ex sindaco di Venezia) e scrittore, ha presentato il libro "Il futuro dell'immagine" (Il Mulino, 2017) di Federico Vercellone, docente ordinario di Estetica presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Torino.
Tra i tanti temi toccati, spiccano il rapporto dell'uomo con la tecnologia (media, smartphone, internet) e l'importanza e la centralità che assumono le immagini nella società in cui viviamo. 


martedì 16 maggio 2017

Sartre, il filosofo con la nausea


articolo di Franco Volpi

È dunque questa, la Nausea: quest'accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! 
Ed ora lo so: io esisto — il mondo esiste — ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. 

Ma mi è indifferente. È strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa. 

È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giuocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l'ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva

E dopo, ci sono state altre Nausee; di quando in quando gli oggetti si mettono ad esistervi dentro la mano. C'è stata la Nausea del «Ritrovo dei ferrovieri» e poi un'altra, prima, una notte in cui guardavo dalla finestra, e poi un'altra al giardino pubblico, una domenica, e poi altre. 

Ma non era mai stata così forte come oggi. (La Nausea)

lunedì 15 maggio 2017

filosofia e scienza per Karl Popper


KARL POPPER
1902-1994
  
La scienza non è un insieme di asserzioni certe, o stabilite una volta per tutte, e non è neppure un sistema che avanzi costantemente verso uno stato definitivo. La nostra scienza non è conoscenza (epistème): non può mai pretendere di aver raggiunto la verità, e neppure un sostituto della verità, come la probabilità.

Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l'uomo di scienza, ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità

La scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è verità certa



Tutte le teorie restano essenzialmente provvisorie, congetturali o ipotetiche, anche quando non ci sentiamo più in grado di dubitare di esse.


Credo che ci sia un solo argomento a difesa dell'esistenza della filosofia.
È questo: lo sappiano o no, tutti gli uomini hanno una filosofia.
Certo, può ben darsi che nessuna delle nostre filosofie valga un gran che, ma la loro influenza sui nostri pensieri e sulle nostre azioni è grande, e spesso incalcolabile.



Karl Popper, Logica della scoperta scientifica (Logik Der Forschung), 1934






LA DEMARCAZIONE TRA SCIENZA E PSEUDOSCIENZA

di Karl Popper

IL NEOPOSITIVISMO
una presentazione generale

martedì 9 maggio 2017

il tempo della vita per Bergson e Proust



«Vi è un flusso continuo […]. È una successione di stati, ciascuno dei quali preannunzia quello che lo segue e contiene quello che lo precede. In verità, essi non sostituiscono stati molteplici se non quando già son passato oltre ad essi, e mi rivolgo indietro per osservarne la traccia: mentre li provavo erano così solidamente organizzati, così profondamente animati di una vita comune, che non avrei saputo dire dove uno qualsiasi di essi finisse e l’altro cominciasse. In realtà, nessuno di essi comincia o finisce, tutti si prolungano gli uni negli altri» 

 «Le nostre percezioni sono senza dubbio impregnate di ricordi, e inversamente un ricordo (…) non ridiventa presente che prendendo a prestito qualche percezione del corpo in cui esso s’inserisce. Così questi due atti, percezione e ricordo, si compenetrano sempre, si scambiano dunque qualcosa delle loro sostanze mediante un fenomeno d’endosmosi» 

«Non vi è coscienza senza memoria, non continuazione di uno stato senza che si aggiunga al sentimento presente il ricordo dei momenti passati. In questo consiste la durata. La durata interiore è la vita continua di una memoria che prolunga il passato nel presente: o che il presente racchiuda esplicitamente l’immagine, senza posa crescente, del passato […]. Senza questo sopravvivere del passato nel presente non vi sarebbe durata ma solo istantaneità» 

«Che cos’è dunque che le oscillazioni di un pendolo misurano? A rigore, si ammetterà che la durata interiore, percepita dalla coscienza, si confonde con l’incastrarsi dei fatti di coscienza gli uni negli altri, insieme all’arricchimento graduale dell’io; ma il tempo che l’astronomo introduce nelle sue formule, il tempo che i nostri orologi dividono in particelle uguali, quel tempo, si dirà, è un’altra cosa; è una grandezza misurabile, e di conseguenza omogenea» 

 Henri Bergson




"Secondo il filosofo francese Bergson, la durata è una specie di successione che riguarda il presente, il passato e il futuro, e questa successione ha il carattere di un flusso. La tesi secondo cui il tempo concretamente sperimentato fluisca, significa che le sue parti non sono in un rapporto di pura esteriorità le une con le altre. Se ci fosse un distacco assoluto fra i tre momenti della temporalità, se ci fosse una reciproca indipendenza come quella che si può scorgere tra due oggetti distanti nello spazio, allora nulla scorrerebbe. 
Da un lato, il fluire del tempo comporta che qualcosa prima era presente e ora non lo è più e che diventa appunto passato, dall’altro che questo passato sia in qualche modo mantenuto nel campo dell’esperienza attuale. Ciò vuol dire che tale esperienza passata viene comunque modificata. 
Infatti se tutto si conservasse integralmente, senza alterazioni, non avremmo affatto la temporalità, ma una stasi perfetta. 
Ma la durata sta tra l’identico e il differente, nel senso che è caratterizzato da questo continuo e costante flusso che non può essere interrotto e da una serie di istanti inevitabilmente diversi tra loro. 

Anche per Proust, è la coscienza che ci dà il presupposto dell’accertamento attraverso l’esperienza della continuità del tempo, della esistenza di un io permanente. Tale concetto è chiaro nello splendido passaggio in cui Swann fa riferimento al suono del campanello della casa dei genitori. 

«Il fatto che dunque questo scampanellio c’era sempre e che così, tra di esso e l’istante presente, c’era tutto questo passato trascorso in modo indefinito, che io non sapevo di portare (con me). Quando c’era stato lo scampanellio io esistevo già e, in seguito, perché io lo udissi ancora, era necessario che non ci fosse stata discontinuità, che neanche per un istante io prendessi riposo, io cessassi di esistere, di pensare, di avere coscienza  di me, poiché questo istante passato mi appartenesse ancora, si che io potevo ancora ritrovarlo, potevo ritornarvi, solo che discendessi più profondamente in me stesso».

Per mezzo del tempo è possibile riunificare le esperienze passate e presenti. Le nostre azioni sono identificabili e distinguibili in base alla costellazione spaziale e soprattutto temporale in cui si realizzano. 

 «L’istante è qualche cosa che è tempo senza essere nel tempo, […]. Esso sfugge all’ordine cronologico, è un altro tempo, come un’assenza importante, silenzio e sonorità insieme. 
Non si tratta di una visione del presente che sostituisce il passato, ma in esso vige un perfetto rapporto di coincidenza e simultaneità; è una presenza che non si divide e un passato che nel contempo si rivela presente, co-implicato con esso» 
Marcel Proust

fonte:
Gabriella Galbiati,  La nozione di tempo in Ockham, Proust e Bergson 
http://www.ebook-larecherche.it/


IL TEMPO: RIFLESSIONI FILOSOFICHE
IN

                                                                           Chronos: figure filosofiche del tempo

Di Giuseppe Barletta