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mercoledì 26 agosto 2015

Il vizio di esistere


 post di Marika Montalto, 5 E


Poco dopo aver finito “La metamorfosi” di Franz Kafka e vagando fra le pagine de “La nausea” di Jean Paul Sartre, sono rimasta impigliata in una delle singolari frasi dell’autore:

“Ogni esistenza nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione” (Sartre)

Come mi è sembrato strano trovare tra i pensieri di Antonio Roquentin, il protagonista de “La nausea”, il perfetto riassunto di quella che era stata la vita di Gregorio Samsa, il povero sfortunato protagonista de “La metamorfosi” che un mattino si era svegliato tramutato in scarafaggio.
La mia mente aveva perciò colto una delle tante sfaccettature dei due racconti che in qualche modo si intrecciava e li legava indissolubilmente.

Io vedevo i libri in maniera diversa da come mi erano apparsi di primo acchito.

Sartre parla della nausea come di una improvvisa vampata di consapevolezza che si impadronisce del pensiero di Antonio e che non gli permette più di ignorare l’ esistenza.

“Nelle mie mani, per esempio, c’è un qualcosa di nuovo, una certa maniera nel prendere la pipa o la forchetta. Oppure è la forchetta che adesso ha un certo modo di farsi prendere, non so.” (Sartre)


La Trahison des images”– René Magritte

Così come Gregorio sente di essere cambiato, di essere diverso, anche Antonio sa che dopo la prima volta che ha provato la nausea non c’è alcun modo di tornare indietro. Entrambi acquisiscono una prospettiva diversa, un modo di vedere il mondo che prima non avevano mai nemmeno preso in considerazione.
Gregorio vede che adesso, da scarafaggio, il suo rapporto con gli oggetti non è più quello di prima e che anche l’affetto dei parenti, sul quale non avrebbe mai dubitato, muta di giorno in giorno finché non sarà pressoché sostituito da indifferenza e rigetto.
Così anche Antonio trovatosi di nuovo dinanzi il suo amore giovanile, Anny, prende coscienza dello scorrere del tempo e del cambiamento che esso detta. La ragazza è cambiata e anche il suo comportamento nei suoi confronti è cambiato, ma i desideri di Roquentin stesso non sono più quelli di appena poche settimane prima, quando non vedeva l’ora di rivederla.
Così come la nausea gli ha fatto capire l’esistenza, così la consapevolezza che il mondo esiste e non può fare a meno di farlo gli fa comprendere che l’idea di Anny di “sopravviversi” è solamente un modo diverso in cui lei accetta la nausea, che non riconosce di avere allo stesso modo di Antonio.

“L’esistenza non è qualcosa che si lasci pensare da lontano: bisogna che v’invada bruscamente, che si fermi su di voi, che vi pesi greve sullo stomaco come una grossa bestia immobile.” (Sartre)



“Altro mondo II” - Escher

Ma che cos’è realmente l’esistenza?

Gregorio credeva di saperlo. Credeva che l’esistenza fosse il suo vivere in maniera sempre simile un giorno dopo l’altro, portando avanti i suoi affari da commesso viaggiatore, ascoltando la sorella suonare il violino e rispettando i genitori che l’avevano sostenuto fino ad allora. Poi la sua esistenza mutò completamente e così il suo rapporto con le altre infinite cose che esistevano adesso ai suoi occhi in una maniera differente.
Antonio si domanda spesso cosa sia l’esistenza e come possano le cose esistere in confronto al tempo.
L’esistenza è memoria. Le cose esistono nel presente perché ne abbiamo un ricordo passato, ma il passato già non esiste più. Ciò che esiste è vivo nell’attimo in cui lo vediamo e ci domandiamo se esiste. Se non ci fosse memoria non ci sarebbe nemmeno pensiero e non è forse il pensiero che ci permettere di decidere se qualcosa esiste o no?
L’albero esiste ed esiste in base al rapporto che ha con noi, noi che riusciamo a pensare la sua esistenza. L’albero non si pone nemmeno il pensiero di esistere.
Il movimento è anche esso un esistente, che non nasce e non muore, ma semplicemente è. Se il moto esiste, il vuoto invece non è pensabile. Tutto è formato da infiniti esistenti in relazione tra loro e con noi, che gli tributiamo l’esistenza.

“E’ dunque questa la nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto – il mondo esiste – ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi è indifferente.” (Sartre)

Così Antonio e così anche Gregorio si accorgono che al mondo tutto può cambiare in base al punto da cui si osserva, alle esperienze che filtrano la nostra visione e ai sentimenti che influenzano il nostro giudizio.

Niente nella vita è motivato e giustificato, spetta solo all’individuo  giustificare se stesso e  dare un senso alla propria libertà.

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