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martedì 27 maggio 2014

l'eterna odissea dell'anima





domenica 18 maggio 2014

estate contro la mafia con LIBERA








L'estate è ormai vicina. Perchè non prevedere, oltre a vacanze e relax, anche un'azione utile contro la mafia? LIBERA ti offre l'occasione di una settimana di volontariato in varie zone d'Italia


L'obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie del programma E!State Liberi è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. I volontari avranno l’occasione di conoscere le peculiarità del luogo, apprenderanno nozioni di agricoltura spesso sconosciute a chi vive nelle grandi città e vivendo un’esperienza entusiasmante al fianco di tanti altri giovani volontari provenienti da tutto il paese, con i quali potranno condividere esperienze, speranze ed aspetttive. Loro compito sarà supportare l’attività dei giovani che si sono costituiti in cooperative e hanno preso in gestione i beni confiscati, occupandosi di attività di manutenzione e rimessa a novo, e di produzione agricola.
La lista completa delle mete disponibili può essere consultata qui.


Costi/retribuzione: I campi hanno normalmente la durata di 7 giorni (in casi speciali, 10 giorni). Il costo per il partecipante è di 140€ a settimana e  garantisce vitto, alloggio ed assicurazione ai volontari. Le spese di trasporto dal luogo di residenza al campo e ritorno sono a carico del volontario.

Guida all’application: È necessario compilare un form on line.

Link utili:


Contatti utili:
Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Via IV Novembre, 98
00187 Roma
Siete pronti per partire?

giovedì 15 maggio 2014

per la pace perpetua



“Nessuno ha in origine maggior diritto di un altro su una porzione determinata della terra, e questa essendo sferica,gli uomini devono sempre tollerarvisi reciprocamente. Di questa superficie parti inabitabili, il mare e i deserti di sabbia, dividono questa comunità, però in modo tale che la nave o il cammello (la nave del deserto) rendono possibile avvicinarsi reciprocamente passando per queste regioni abbandonate e usare il diritto alla superficie, che spetta comunitariamente al genere umano, per un possibile commercio.”

I. Kant, Per la pace perpetua. Progetto filosofico,1795



LEGGI IL TESTO

 

lunedì 12 maggio 2014

sulla tolleranza




 post di Fabio Lazzaro, 4 L






Tolleranza positiva     E' assente  nella società dispotiche      


Si                               Non è assoluta   ma           relativa
      O
      P
      P
      O
      N
      E

 a
èIntolleranza negativa               indebita esclusione del diverso,             religiosa, razziale, politica

non prevedeTolleranza negativa              eccesso nella società democratica,                 non è indignazione
      Si
      O
     P
      P
      O
      N
      E
  a
èèIntolleranza positiva               fermezza nei principi,              esclusione di ciò che reca danno

èTolleranza assoluta                 pura astrazione


Perché il principio secondo cui “tutti debbono essere tollerati tranne gli intolleranti” si rivela astratto?
Il principio secondo cui “tutti debbono essere tollerati tranne gli intolleranti” si rivela astratto poiché chi crede nella bontà della tolleranza , non vi crede solo perché constata l’irriducibilità delle fedi e delle opinioni, ma anche perché crede che l’unica maniera di ridurre l’intollerante ad accettare la tolleranza non sia la persecuzione. In conclusione, rispondere all’intollerante con l’intolleranza risulterebbe sicuramente eticamente povero e politicamente inopportuno.

I limiti della tolleranza di Locke
Locke compose diversi scritti riguardanti il concetto discusso di tolleranza che per il filosofo risulta essere il tratto distintivo del cristianesimo. Nelle sue opere emergono dei limiti per quanto concerne l’essere tolleranti; esclude i cattolici e gli atei.
I primi  vengono esclusi da quest’aspetto perché non può avere diritto alla tolleranza una Chiesa i cui membri sono al servizio spirituale di un sovrano straniero(il papa).
Infatti, in tal modo, si ammetterebbe la presenza di una giustificazione straniera nel territorio.
Analogamente non avranno diritto alla tolleranza gli atei, perché i legami con la società, quali patti e promesse, non presentano nessun fondamento stabile e si dissolvono poiché viene negata la figura divina instauratrice di questi accordi.
L’intolleranza: da condannare?
Secondo il mio pensiero, l’intolleranza non è sempre da condannare.
Riconosco infatti pertinente la distinzione  che Norberto Bobbio indica nell’intolleranza, catalogandola in “intolleranza positiva” e “intolleranza negativa”.
La prima risulta utile quando ci si pone contro persone che recano danno a noi stessi o alla società nella sua globalità. In questo caso, è doveroso ricorrere a punizioni o richiami affinché si apprenda il consono comportamento da seguire.
Al contrario però, l’intolleranza negativa presuppone una personalità dell’individuo inadatta ad ogni tipo di situazione che vada in contrasto con il pensiero chiuso e fermo che possiede. Escludere qualunque persona sia diversa da noi non è affatto un atteggiamento esemplare, ma sicuramente retrogrado e sbagliato nei confronti della società.
Tolleranza e rispetto: concetti distinti?
Secondo me, tra i termini tolleranza e rispetto vi è un’apparente correlazione, in quanto per tolleranza si può intendere il rispetto della diversità, laddove per rispetto si concepisce il riconoscimento e la stima nei confronti della dignità di un’altra persona.
Tuttavia, spesso, la tolleranza non sempre corrisponde al rispetto.
Tollerare significa infatti accettare e "sopportare" (come indica l’etimologia del termine) una condizione sociale, religiosa, politica, avendo come fine una situazione pacifica e diplomatica.
Quest’accettazione  potrebbe anche non prevedere un senso di rispetto verso la nuova situazione.
In conclusione, io sostengo che colui che sceglie di praticare la tolleranza e di coltivarla deve anche rispettare le opinioni e le credenze delle persone altrui.
Se la tolleranza non fosse seguita dal rispetto, essa diventerebbe una sorta di forzatura involontaria che di per sé non favorisce la crescita interiore e culturale di un individuo, rendendolo passivo.

giovedì 8 maggio 2014

ultime visite guidate al Museo delle migrazioni

Giuliana, Luca, Federica,Giusy,Salvo, Desiree, Gaetano, Fabio di 4L



Hanno visitato oggi:

Scuola media Macherione
Scuola media Verga
Scuola media Ungaretti
IPSIA di Giarre

martedì 6 maggio 2014

da oggi le visite del Museo Etneo delle migrazioni

le classi 4 H e 4B impegnate oggi nelle visite guidate del Museo Etneo delle migrazioni




complimenti, siete stati bravissimi!!!



NEI GIORNI 6,7,8 MAGGIO
SARA' POSSIBILE EFFETTUARE VISITE DELLA MOSTRA E DEL MUSEO
GUIDATE DAGLI STUDENTI DI
4 B, 4D, 4H, 4L, 5E, 5D

domenica 4 maggio 2014

KANT: i giudizi della scienza



I giudizi matematici sono tutti quanti sintetici

Questa proposizione sembra finora sfuggita alle osservazioni degli anatomisti della ragione umana, anzi essere esattamente opposta a tutte le loro supposizioni; sebbene essa sia incontestabile, e nel seguito, di grande importanza. [...]
Anzitutto si deve osservare che le proposizioni matematiche vere e proprie sono ognora giudizi a priori e non empirici, perché esse recano con sé necessità, che non può essere tolta dall’esperienza.
Anche se ciò non si voglia concedere, bene: io limito la mia proposizione alla matematica pura, il cui concetto già porta con sé, che essa non contenga conoscenza empirica, ma solo conoscenza pura a priori.
Anche se inizialmente si dovrebbe pensare che la proposizione 7 + 5 = 12 è una proposizione semplicemente analitica che segue dal concetto di una somma di 7 e 5 secondo il principio di contraddizione, tuttavia, se si guarda meglio, si scopre che il concetto della somma di 7 e 5 non contiene null’altro che l’unificazione dei due numeri in uno solo, senza che in alcun modo si pensi quale sia questo unico numero che raccoglie gli altri due. Il concetto del numero 12 non è in alcun modo già pensato con il fatto che io pensi quell’unificazione di 7 e 5, e per quanto a lungo io scomponga il mio concetto di una possibile somma, non vi incontrerò mai il numero 12. Bisogna uscire da questi concetti, chiedendo aiuto all’intuizione che corrisponde a uno dei due, per esempio a quella delle cinque dita, o a quella dei cinque punti, e aggiungere al concetto del 7, una dopo l’altra, le unità del numero 5 dato nell’intuizione. Infatti, prendo prima il numero 7 e poi, chiedendo aiuto per il concetto del cinque alle dita della mia mano come intuizione, aggiungo in quella mia immagine le unità, che avevo precedentemente prese per formare il numero 5, una dopo l’altra al numero 7, assistendo cosí alla nascita del numero 12. 
Per quanto avessi pensato nel concetto di una somma = 7 + 5 che il 7 dovesse essere aggiunto al 5, non avevo però pensato che questa somma fosse uguale a 12. 
La proposizione aritmetica, quindi, è sempre sintetica; il che diventa tanto piú chiaro quanto piú grandi sono i numeri considerati, perché allora salta agli occhi che, per quanto girassimo e rigirassimo i nostri concetti in qualunque modo ci venga in mente, non potremmo mai, servendoci della semplice scomposizione dei nostri concetti, trovare la somma senza chiedere aiuto all’intuizione.

I. Kant, Critica della ragion pura, Introduzione alla seconda edizione


Secondo Kant anche nella fisica e nella metafisica si hanno giudizi sintetici a priori ma questo, lungi dall’essere la soluzione o conclusione del problema critico lo porta ad una svolta conclusiva : se infatti l’intelletto umano ha la capacità di formulare giudizi sintetici a priori, quale sarà l’ambito nel quale è lecito applicarli?

Per rispondere a questa domanda Kant intraprende un’analisi critica delle tre facoltà conoscitive dell’uomo, la sensibilità, l’intelletto e la ragione chiamandone lo studio rispettivamente estetica trascendentale, analitica trascendentale e dialettica trascendentale, dove trascendentale sta ad indicare che di queste facoltà non viene considerato l’oggetto, il contenuto in quanto dato, ma la forma, il loro modo di render possibile a priori la conoscenza, appunto la loro funzione trascendentale