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sabato 30 novembre 2013

Il Leonardo dice NO alla violenza di genere e in genere



 post della prof.ssa Maria Grazia Romano


                 GIORNATA INTERNAZIONALE 
CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
                                                             


 IL  “LEONARDO” DICE
                                          NO ALLA VIOLENZA DI GENERE 

     E IN GENERE

ALCUNE RIFLESSIONI PERSONALI

Mi occupo ormai da molti anni di violenza sulle donne, praticamente da quando ho iniziato a ricoprire il ruolo di docente  referente alle pari opportunità, e ancora non mi sono “abituata”(termine bruttissimo) a gestire il  carico di emozioni  che  provoca in me. Ogni volta che ne parlo , che mi documento o che progetto un percorso da realizzare a scuola , è un dolore che si rinnova,tanto che vi confesso, con tutta sincerità,che nel corso degli anni, ho seriamente pensato di lasciare questa attività aggiuntiva e dedicarmi solo all’insegnamento della mia disciplina. Ma la passione, il desiderio profondo di poter contribuire in qualche modo  a creare spazi di interesse e sensibilità in merito,per tentare di cambiare lo stato delle cose, ha avuto sempre  la meglio sulle mie titubanze  e poiché  la scuola, è il mio luogo di  lavoro, è  essenzialmente in questo luogo che concentro buona parte delle mia creatività progettuale per pianificare percorsi di riflessione rivolti ad alunni ed alunne, ma penso utili  a tutti coloro che operano a vario titolo nella mia  comunità scolastica.
 Il fatto è che il problema si è aggravato in modo esponenziale tanto da non passare giorno che in Italia  non avvengano casi di violenza di genere o che, addirittura, non venga uccisa una donna per mano di un compagno, marito o ex. Io credo che  non si possa non conoscere questo dato, non si possano  non ricordare le donne vittime, che non sono “nomi” in un elenco ma  PERSONE. Donne come  noi,  che hanno respirato, gioito, e sicuramente tanto amato, al punto da non rendersi conto del pericolo che correvano;hanno amato talmente tanto da giustificare fino alla fine il proprio carnefice senza riuscire a denunciare.
Ultimamente assistiamo  ad una maggiore severità  sul piano legislativo,ma io credo che al di là dell’inasprimento delle pene, sia  indispensabile puntare sulla prevenzione. In molti casi  la violenza estrema ,il femminicidio o femmicidio , si può prevenire poiché  solo in qualche occasione esso  è frutto di un  raptus. Occorre invece combattere i pregiudizi culturali cui il fenomeno è collegato.
 E’ questo secondo me  il senso della Giornata che abbiamo vissuto nel nostro “Leonardo” il 25 Novembre scorso , un momento di forte e intensa emozione per ”conoscere”,  riflettere” e  “capire” come prevenire e contrastare in maniera adeguata la violenza sulle donne. 
E poi RICORDARCENE  SEMPRE, TUTTI I GIORNI, affinchè le donne non debbano più pagare con la vita il fatto di volere essere se stesse .






LA CRONACA DELLA GIORNATA

La violenza contro le donne è stato il tema della manifestazione che si è svolta al  Liceo “Leonardo” di Giarre lo scorso 25 novembre e che ha coinvolto tutti gli studenti dell’Istituto. Questa ha  rappresentato  il momento culminante di un percorso di riflessione, basato sul metodo della ricerca- azione con l’ausilio dei linguaggi della rappresentazione artistica, della  musica, della   canzone d’autore e della danza .Tutte le attività che sono state proposte, basate appunto sul “fare”, sono state condivise fattivamente  dai quattro  Rappresentati degli studenti del Liceo Giorgia La Spina, Ruggero Scandurra, Marco Grioli e Giulivan Paradisi,  che si sono occupati di promuovere interesse e partecipazione presso i pari , supportando validamente la coordinatrice. Con l’aiuto della prof.ssa Nuccia Toscano,sono stati infatti preparati dei teli che sono stati  esposti dalle finestre delle aule prospicienti sull’ingresso centrale. Particolarmente significativo che, dietro la porta delle proprie  aule, gli alunni, dopo avere affrontato il tema con i propri insegnanti, abbiano  reso visibile il frutto delle loro riflessioni in merito in forma grafica e artistica. Molti ragazzi hanno scelto di  sintetizzare quanto maturato in power point e, insieme alla prof.ssa Pina Borzì, ci si sta occupando  pertanto di raccogliere i prodotti e organizzarli per dare loro la giusta visibilità.
Le quarte e le quinte classi in particolare,partendo dal cortile antistante  l’ingresso principale, hanno percorso in  carovana  il perimetro interno dell’Istituto, durante la quale sono state nominate una ad una le donne uccise nel 2013. La Preside del Leonardo, la  prof.ssa Carmela Scirè ha ringraziato i presenti mostrandosi grata per il tema affrontato, che rappresenta oggi  una vera e propria emergenza sociale e ha invitato  tutti i presenti a riflettere con coscienza su quanto agito. La prof.ssa Maria Grazia Romano, Referente alle pari opportunità dell’Istituto ha  spiegato che la realizzazione della carovana e la lettura dei nomi delle vittime di femminicidio, pronunciate nel contesto scuola/ comunità educativa, quindi  al di fuori del tradizionale  ambito  di sfruttamento mediatico, ha inteso ricordare, raccontare e  restituire loro una dimensione di storia personale che accomuna tutte le donne. Ha sottolineato  inoltre l’importanza di puntare sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione per tentare di contenere il fenomeno. Alla fine della carovana gli alunni e le alunne  hanno eseguito “Break The Chain” inno del V-Day “One Billion Rising”.L’Assessore alle pari opportunità del comune di Giarre dott.ssa  Piera Bonaccorsi, presente alla carovana,mostrando soddisfazione per l’evento,ha spiegato il proprio personale coinvolgimento  per quanto attiene ai problemi delle donne delle quali si occupa da oltre 25 anni, raccontando ai giovani  significativi momenti della sua vita professionale  che l’hanno  vista a stretto contatto con chi subisce violenza, e su come sia difficile convincere le vittime a denunciare i propri  carnefici. La dott.ssa Bonaccorsi ha inoltre parlato dello sportello anti-stalking e antiviolenza,intitolato a Maria Rita Russo, da lei fortemente voluto, recentemente inaugurato a Giarre. Il vice Sindaco di Giarre ,prof Salvo Patanè, ritenendo fondamentale e ormai irrinunciabile  porre le basi per  un reale  cambiamento di mentalità, si è rivolto particolarmente ai ragazzi e agli uomini del Leonardo, invitandoli  a trasmettere la cultura del rispetto nel confronti della donna  e dell’altro anche al di  fuori dal Liceo. Efficace l’intervento della prof.ssa Grazia Messina che ha coinvolto gli alunni in una lettura –riflessione sui pregiudizi che ostacolano la lotta alla violenza di genere. La dott.ssa Antonia Grassi,Referente per la promozione della cultura di genere presso l’USP di Catania, si è soffermata su come sia importante lottare contro i luoghi comuni ,ritenendo  che  bisognerebbe puntare proprio sui progetti scolastici volti alla sensibilizzazione per combattere più efficacemente il fenomeno. La Rappresentante degli studenti del Liceo, Giorgia La Spina, a nome dei colleghi,  ha letto appassionatamente il  contributo da lei  realizzato mettendo a fuoco il tema del femminicidio e della sua percezione. L’iniziativa ha proseguito con l’esecuzione di “One” degli U2 e “No woman no cry”di Bob Marley, che ha coinvolto  tutti gli alunni e le alunne. Significativo il contributo delle classi 4H e 4E , particolarmente generoso l’impegno di  Maria Pia Astuto (creatività),Roberto Testa (al basso),Alessandro Andò e Siria Magro ( voci soliste),Teresa Garozzo e Giuliana Maccarone 4C (coreografe), Carlo Cassisi 5H (chitarrra elettrica) e Carlo Pafumi 4E (chitarrra elettrica). 





mercoledì 27 novembre 2013

L’alchimia medievale e il Rosarium philosophorum


post di Roberto Testa, classe 4 H*

Oggi, con grande stupore, ho scoperto che l’alchimia non è soltanto la ‘prima’ chimica, ma è pure e soprattutto un vecchio sistema filosofico un po’ nascosto, quasi occulto. L’età di maturazione di questa filosofia che ho avuto modo di analizzare è stata quella medievale, grazie al testo Rosarium philosophorum prodotto nella seconda metà del 13esimo secolo dal filosofo e medico alchimista Arnoldo di Villanova. Nel 1622 il medico alchimista tedesco Mylius pubblicò una versione del Rosarium in cui alle 20 illustrazioni originali si aggiunsero altre 20 immagini (opera dell’incisore tedesco Schwann) che avevano il compito di amplificare il significato delle 20 immagini originarie. Lo scopo principale dell’opera è quello di indicare all’adepto la via da seguire per raggiungere l’Unità, partendo dalla molteplicità, ma altri scopi sono trovare un connubio tra la ragione e l’istinto (conscio e inconscio) e riuscire a relazionarsi con gli altri. Si rifà al platonismo e al neoplatonismo, per il cammino che segue e per il passaggio dalla materialità alla spiritualità; per lo scopo, anche al cristianesimo, cioè il raggiungimento del bene; possiamo notare anche una componente aristotelica : il passaggio dalla potenza all’atto. Attraverso una serie di 20 immagini, l’adepto è accompagnato nel suo cammino: si inizia con la presentazione dei fondamenti del cammino, attraverso i primi quattro numeri, presi dalla scuola pitagorica, sommando i quali, si ottiene il 10, nella concezione pitagorica, il numero perfetto, rappresentante il macrocosmo (inoltre rappresentato dalle 20 immagini, disposte a specchio, 3+7+7+3). I concetti fondamentali sono l’unità (il bene), l’anima e il corpo (sole e luna, uomo e donna), il Mercurio dei filosofi (il grande animatore che porta i contenuti dalla potenza all’atto) e i quattro elementi (le stelle). In seguito si passa ad un augurio per il raggiungimento dell’unità e finalmente si intraprende il cammino, partendo dalla potenza, quindi da qualcosa che può divenire (Aristotele). L’adepto dunque seguirà due vie : la prima è quella lunare, o femminile, secondo la quale prima si agisce e poi si pensa. All’inizio di questo cammino prevale l’inconscio, infatti nelle figure sono rappresentati dei corpi che si uniscono in una prima coniunctio, come a rappresentare il piacere carnale, l’amore più basso per Platone; ma a poco a poco, l’anima inizia ad elevarsi, acquisendo una nuova forma di conoscenza (per cui abbandona la vecchia) e si arriva alla seconda coniunctio dove si viene a creare l’ermafrodito lunare, simbolo di un’unità spirituale non ancora completata. A questo punto, si intraprende la via razionale, o maschile. Appaiono le ali all’ermafrodito, simbolo di un’unione più spirituale e meno carnale della precedente. E’ da ricordare che, attraverso l’aiuto che viene dall’alto, l’anima riesce ad elevarsi; è attraverso Mercurio, l’animatore, e la rugiada, elemento che unisce la materia all’anima, che l’anima si invola verso l’alto. Qui si arriva alla terza coniunctio: l’ermafrodito raggiunge un livello di elevazione superiore, ma deve necessariamente distaccarsi dal materiale, e in questo deve stare accorto, perché i serpenti (immagine cristiana) della tentazione, nonostante l’elevatezza che ha raggiunto l’adepto, sono sempre in agguato e non moriranno fino a quando egli non avrà raggiunto l’unità e quindi la spiritualità. Il sacrificio, la separazione dai beni materiali e da tutto ciò che può essere considerato ‘vano’ (Epicuro) o corruttibile (Platone), è complesso, ma è proprio in questo sacrificio che si vede la virtù dell’uomo. Infine riesce a raggiungere l’atto (Aristotele), il Bene (Platone) e l’unione tra il conscio e l’inconscio, quindi la purificazione dell’anima (Cristo che esce dal sarcofago nel giorno di Pasqua), che si libera dal corpo, la sua tomba, la quarta e ultima coniunctio.

Concludo dicendo che, attraverso questa filosofia, ho compreso che l’uomo può privilegiare uno dei due opposti (ragione, istinto), assumendo una posizione ‘di parte’ : per cui può cadere nel rischio di fare affidamento troppo sulla teoria e su ciò che è astratto, o sulla pratica e su ciò che è materiale; oppure può scegliere di portare avanti sia la ragione (conscio) che l’istinto (inconscio), dando ad ognuno il proprio compito e le proprie responsabilità, facendoli coesistere e trovando appunto la via di mezzo, che, come ci scrive Platone, è quella giusta, che porta al Bene.


*riflessioni sul Seminario L’alchimia medievale e il Rosarium philosophorum 
a cura della prof.ssa Vacante, classi 4 G e 4 H 
incontro a classi aperte con le prof.sse Vacante e Messina


per leggere il "Rosarium Philosophorum":  il testo

rispetto e responsabilità





La responsabilità potrebbe facilmente deteriorarsi nel dominio e nel senso di possesso, se non fosse per una terza componente dell'amore: il rispetto

Rispetto non è timore né terrore; esso denota, nel vero senso della parola (respicere = guardare), la capacità di vedere una persona com'è, di conoscerne la vera individualità. 

Rispetto significa desiderare che l'altra persona cresca e si sviluppi per quello che è. Il rispetto, perciò, esclude lo sfruttamento; voglio che la persona amata cresca e si sviluppi secondo i suoi desideri, secondo i suoi mezzi, e non allo scopo di servirmi. Se io amo questa persona, mi sento uno con lei, ma con lei così com'è, e non come dovrebbe essere per adattarsi a me. 

È chiaro che il rispetto è possibile solo se ho raggiunto l'indipendenza; se posso stare in piedi o camminare senza bisogno di grucce, senza dover dominare o sfruttare nessuno. Il rispetto esiste solo sulle basi della libertà: l'amore è figlio della libertà, mai del dominio.


Erich Fromm, L'arte di amare

martedì 26 novembre 2013

Socrate, un pensiero senza libri



Socrate non scrisse nulla. Lo conosciamo solo attraverso ciò che altri hanno scritto di lui, coll'effetto, apparentemente paradossale, che disponiamo di almeno quattro Socrati virtuali:

  • il Socrate sofista e filosofo naturale delle Nuvole di Aristofane
  • il Socrate filosofo morale dei dialoghi giovanili di Platone
  • il Socrate moralista dei Memorabili di Senofonte, la cui attendibilità è viziata dal fatto che l'autore, conservatore e filosoficamente ottuso, li abbia scritti per scagionare Socrate dall'accusa di empietà
  • il Socrate di cui riferisce Aristotele, che non l'aveva conosciuto personalmente (e che può essere utile per aver informazioni sull'immagine di Socrate diffusa nel IV secolo). 



"Ora essendo egli tale, com'io l'ho descritto, così religioso, che non faceva niente senza il consiglio degl'Iddii; così giusto, che non recò a veruno il minimo danno, e fu di grandissimo giovamento a chi usò con lui; così temperante, che non antepose mai il più piacevole al meglio; così prudente, che non isbagliò mai nel giudizio che faceva delle cose migliori e peggiori; né ebbe bisogno d'altri, ma egli solo bastò a sé medesimo per conoscere queste cose, abile ad esporre tali cose col discorso e definirle, abile ad esplorare gli altri..."

Senofonte

 




ROBERTO BENIGNI PRESENTA SOCRATE






La questione israelo-palestinese



presentazione a cura di 
                       Nino Musumeci, Enrico Caruso, Andrea Clementini e Giuseppe Argento, V G




il futuro che noi desideriamo....



“La situazione pare oggi disperata in Medio Oriente, le due parti sembrano prigioniere della loro storia e della loro psicologia. Eppure anche ora io credo che possiamo cambiare, che ci sarà un momento nel quale riusciremo a trovare un accordo. Non perché gli israeliani e i palestinesi si ameranno, ma perché saranno esausti, logorati dalla guerra.
Per quel tempo, che è lontano, dobbiamo mantenere vivi i rapporti di base, per ricordarci che esiste un’alternativa al presente”.

DAVID GROSSMAN, scrittore israeliano

lunedì 25 novembre 2013

dire basta alla violenza sulle donne



GLI STEREOTIPI SULLA VIOLENZA DI GENERE
testo letto dagli studenti il 25 novembre 2013
Liceo Leonardo, Giarre


"Nell’inferno delle violenze contro le donne, che abitiamo tutti i giorni, non possiamo limitarci ad accettarlo diventandone parte, fino al punto di non vederlo più. Dobbiamo combatterlo, da un punto di vista non solo personale, ma anche istituzionale. Dobbiamo combatterlo proteggendo le vittime e punendo i colpevoli. Dobbiamo combatterlo, forse prima ancora di qualche altra azione, attraverso la cultura e la forza della ragion critica. Quel pensiero critico che, come ci hanno insegnato tra gli altri Adorno e Arendt, permette di fare a pezzi i pregiudizi, gli errori, i compromessi, le scuse, l’oscurantismo, i ritardi, le ingiurie, la banalità… in una parola, la violenza. 

Solo il pensiero critico permette di riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno – per riprendere Calvino – non è inferno.

La violenza non la si può eliminare del tutto, l’ho già scritto più volte. La violenza la si può contenere e prevenire. Ma per farlo, dobbiamo sviluppare lo spirito critico attraverso l’educazione. Educazione, educazione e ancora educazione. Per far capire a tutti e tutte, fin da piccoli, che il proprio valore è intrinseco e non strumentale; che ogni persona, a differenza delle cose che hanno un prezzo, non ha mai un prezzo ma una dignità; che la dignità non dipende da quello che gli altri pensano di noi, da quello che gli altri ci dicono o meno, da quello che gli altri ci fanno. Fino a quando una donna crescerà convinta che il proprio valore dipende dallo sguardo che gli uomini portano su di lei o dai giudizi che piovono sul proprio comportamento, non saprà che la dipendenza che la lega a un uomo è la dipendenza che ci lega tutti ai nostri simili, e che dipendere non vuol dire assoggettarsi, e che l’assoggettamento rende schiavi".

Michela Marzano, filosofa


LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE NEL NOSTRO LICEO
25 NOVEMBRE 2013


inviate da Federica Arcidiacono, 3 E





martedì 19 novembre 2013

la violenza non si cancella, FERMATI!



E' stato presentato in questi giorni presso la clinica Mangiagalli di Milano, lo spot "La violenza non si cancella: fermati", realizzato da SVS-Donna aiuta Donna (SVSDAD) onlus, grazie anche ai finanziamenti della regione Lombardia, del Comune di Milano e di Adei Wizo (Associazione donne ebree d'Italia).

E' il primo spot rivolto all'uomo.
Alla fine del video, il numero verde dedicato agli uomini che decidono di 'fermarsi', di smettere di 'maltrattare' le donne


LA VIOLENZA NON SI CANCELLA
FERMATI FINCHE' SEI IN TEMPO!

lunedì 18 novembre 2013

LA REDUCTIO AD ABSURDUM



 che cos'è?

La dimostrazione per assurdo (per cui si usa anche la locuzione latina reductio ad absurdum), nota anche come "ragionamento per assurdo", è un tipo di argomentazione logica in cui, assumendo temporaneamente un' ipotesi, si giunge ad una conclusione assurda
e quindi si dimostra che l'assunto originale deve essere errato.



alla domanda:  
esiste l'essere?

Il Sofista Gorgia così risponde

Se qualcosa esiste, esso deve essere. Noi infatti distinguiamo tre possibilità:
  • "essere"
  • "non essere"
  • "essere" e "non essere" insieme.
Innanzitutto il "non essere" non è. Dunque lo escludiamo.
Ora, se l'"essere" fosse "essere", esso sarebbe:
  • eterno
  • generato
  • eterno e generato insieme.
Ponendo che l'"essere" sia eterno:
  • se è eterno non ha principio
  • se non ha principio è infinito
  • se è infinito nessun luogo può contenerlo
  • se non è in nessun luogo non esiste
Ponendo che l'"essere" sia generato:
  • non può essere generato dal "non essere", poiché questo non è
  • non può essere generato dall'"essere", poiché, se così fosse, esisterebbe già.
Poiché non esistono né l'"essere", né il "non essere", un insieme di "essere" e "non essere" non sarebbe possibile. 

Per questi motivi nulla c'è
l'"essere" non esiste.


reductio ad absurdum:
dall'essere al nulla


domenica 17 novembre 2013

Le scoperte astronomiche di Galileo

con le donne contro la violenza di genere




Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal, tre dissidenti politiche della Repubblica Dominicana, brutalmente assassinate per ordine del dittatore Trujillo, è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.

Dopo questo tragico evento, che tuttavia non era il primo nè il più efferato contro le donne, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

Secondo i dati dell’Oms, si stima che in Italia siano 6.743.000 le donne tra i 16 e i 70 anni che sono vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione quelle che hanno subito stupri o tentati stupri. 
Altrettanto allarmante è il dato secondo cui il 33.9% di coloro che subiscono violenza per mano del proprio compagno e il 24% di quante l’hanno subita da un conoscente o da un estraneo non ne parla. Il 14.3% delle donne, secondo il rapporto, è stata vittima di atti di violenza da parte del partner, ma solo il 7% lo ha denunciato. 

In Italia, da gennaio a settembre 2013 sono stati compiuti più di 80 femminicidi (fonte:Rapporto Eures Ansa), nel 2012 sono state uccise più di 100 donne e nel 2011 le vittime sono state 137 (una ogni tre giorni). Le morti avvengono in tutta Italia, non solo in ambienti degradati e le vittime hanno una età media tra i 30 e i 40 anni, così come i loro assassini. 

È una questione nazionale e culturale, la “questione femminile” che rispecchia una situazione del paese  di arretratezza, anche nei rapporti uomo/donna dal momento che le donne vengono uccise proprio in quanto donne.


Con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione e di far conoscere e far arrivare al maggior numero possibile di donne (vittime o testimoni di violenza). In molte città si sono aperti sportelli per l’assistenza alle donne che subiscono violenze e per il prossimo 25 novembre sono previste numerose iniziative da parte di comuni, istituzioni, scuole e associazioni.


Anche il nostro liceo parteciperà lunedì 25 novembre alla manifestazione internazionale con attività e riflessioni.

Segnalate le vostre adesioni tramite questo blog o direttamente alla prof.ssa Maria Grazia Romano


SITI CONSIGLIATI PER DOCUMENTARSI:

http://www.thamaia.org/

http://www.feriteamorte.it/

http://www.ricordatichedevirispondere.it/punti/punto-2-femminicidio/

http://www.zeroviolenzadonne.it/

http://www.sportelloantiviolenza.org/index.php/stereotipi-sulla-violenza-di-genere



le parole che non vorremmo più sentire:

Femminicidio: Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale. [Treccani] 

Femmicidio: Omicidio di donne da parte di uomini, in particolare come conseguenza di mentalità e comportamenti di stampo sessista (e fa parte del femminicidio)

venerdì 15 novembre 2013

tutto è relativo




Cosa significa l'espressione di Protagora 

"l'uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono?"

Ed in cosa consiste il suo relativismo?


Protagora nacque ad Abdera ma conobbe la sua fortuna ad Atene, dove Pericle, suo estimatore, gli diede l'incarico di scrivere le leggi della colonia di Turi. Purtroppo il suo periodo aureo si interruppe ben presto, quando affermò che non poteva ammettere, secondo logica, l'esistenza degli dei, cosa che gli valse l'esilio in Sicilia. Morì naufragando durante la fuga.

L'opera principale di Protagora si intitola Antilogie, ovvero "discorsi antitetici", dove ad ogni argomento corrisponde il suo contrario, in modo da dimostrare come la verità sia impossibile da raggiungere proprio nell'ambito della ragione stessa (la ragione ha in sé l'errore, per cui è impossibile dimostrare qualsiasi verità razionalmente).


L'uomo è misura di tutte le cose. Non esiste altro criterio per stabilire la verità se non l'esperienza stessa che si pone di fronte in modo diverso a uomini diversi. Solo ciò che i sensi percepiscono è reale, ciò che non percepiscono non esiste. L'uomo è misura di tutte le cose, ovvero, ciò che viene percepito dall'uomo è il solo criterio per giudicare la realtà (e la verità).
Da ciò deriva che non esiste una sola verità, perché lo stesso fenomeno percepito in un certo modo da un uomo, può essere percepito diversamente da un altro, in tal caso entrambi i giudizi costituiscono verità (ad esempio, se un uomo percepisce l'acqua di un fiume come calda, mentre allo stesso tempo e nello stesso luogo un altro uomo la percepisce fredda, entrambi gli uomini hanno ragione).

Il compito del filosofo. Se ogni uomo raggiunge la verità con i propri mezzi (seguendo le proprie percezioni), compito del filosofo non è più la ricerca della verità assoluta, che non esiste, ma quella di aiutare le persone a migliorare l'esposizione delle proprie idee e i propri giudizi, così da predisporli verso un sapere più ampio. Compito del filosofo è quindi quello di elevare l'uomo a livelli di civiltà superiori, non tanto perché costituisca verità nei confronti di civiltà inferiori, ma in quanto l'elevarsi a civiltà superiore conviene in senso utilitarista.


LA SOFISTICA E PROTAGORA

I ragionamenti doppi (testo)

contro la pena di morte



Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene




              "Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano,                                           
                  ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e                                             
stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero                     
movimento. 
L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come                   
l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, così l'idee                            
morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. 

Non è il                         
terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e                       
stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio,                            
ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno più forte                                     
contro i delitti. 

Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi                           
medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e 
misera condizione se commetterò simili misfatti
è assai più possente che non l'idea della morte, che gli uomini                                
veggon sempre in una oscura lontananza.
 
 La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose più essenziali, ed accelerata dalle passioni".





Art. 27.
La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte*.

* (Nota all’art. 27, quarto comma).
Le parole «, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra» sono state soppresse con l’art. 1 della legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1.



Articolo 1
Dignità umana
La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.
 
Articolo 2
Diritto alla vita
1. Ogni individuo ha diritto alla vita.
2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Articolo 4
Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti
Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.


mercoledì 13 novembre 2013

INFINITA’ DEI MONDI



post di Simona Grasso
classe 4 B


Se la Terra è un pianeta che gira attorno al Sole, le stelle che si vedono nelle notti serene e che gli antichi immaginarono attaccate all’ultima parete del mondo, non potrebbero essere immobili Soli circondati dai rispettivi pianeti? Per cui l’Universo, anziché essere composto da un sistema unico, il nostro, non potrebbe ospitare in sé un numero illimitato di stelle-Soli?





Di fronte a questi interrogativi, Giordano Bruno, concepisce un universo privo di distinzioni gerarchiche , composto da infiniti mondi, infinito in estensioni e, in quanto infinito, senza  centro. Secondo Bruno, poiché il mondo è un effetto della potenza di Dio, negare l’infinità dell’universo significherebbe ammettere che la potenza divina è limitata e ciò è secondo lui inaccettabile.
L’universo di Giordano Bruno, per quanto infinito e nuovo, ancora non era l’universo meccanico della scienza e della filosofia moderna, poiché il filosofo era legato alla visione organicistica, finalistica ed animistica di matrice neoplatonica (universo ordinato in cui c’è armonia). 

La natura per lui non era semplicemente una realtà estesa nello spazio e composta da parti in movimento che si aggregavano e urtavano, ma era un infinito organismo animato e vivente, in cui operavano ancora le forme, i principi, le forze e le assenze “qualitative” della tradizione. Quindi la prospettiva attraverso cui il filosofo guardò la realtà naturale fu ancora di tipo qualitativo (le cose considerate dal punto di vista della loro essenza), mentre quelle della scienza moderna sarà una prospettiva esclusivamente quantitativa (le cose considerate solo dal punto di vista dell’estensione e del movimento).


Possiamo trovare delle analogie con il filosofo Democrito, il quale credeva che gli atomi fossero in una perenne caduta libera secondo movimento uniforme. Quindi gli atomi più pesanti avevano una velocità maggiore rispetto a quella degli atomi più leggeri , gli atomi più grandi si urtavano con quelli più piccoli causando degli spostamenti “interatomici”.

 Il moto degli atomi è un volteggio caotico, dove gli atomi più grandi sono al centro e immobili, mentre quelli più piccoli girano intorno a quelli più grandi, sono su delle fasce esterne. 

Inoltre egli credeva che nascano e muoiano infiniti mondi. 
Idea questa, dunque, destinata a ripresentarsi nel tempo nella mente dell'uomo.

lunedì 11 novembre 2013

la rivoluzione scientifica






Ecco finalmente on line il sito realizzato lo scorso anno dall'attuale 5 H


creazione a cura di Miriam Torrisi





L'uomo vitruviano è un disegno di Leonardo da Vinci ( 1452-1519), iniziato nel 1490 e attualmente conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia.

In geometria, le figure da sempre ritenute "perfette" sono il quadrato e il cerchio, tanto che
quadrare il cerchio è stata un'impresa che molti hanno tentato fino all'Ottocento, quando ci si è accorti che tale operazione matematica è impossibile. Ciò che conta, comunque, è che Leonardo vedesse la soluzione del problema proprio nel corpo umano: si legge infatti, in uno scritto di Leonardo riguardo la sua opera:
"Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che le misure dell'omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi."

Leonardo è riuscito a costruire, partendo da questo cerchio anche un quadrato (che tocca piedi e mani del suo "uomo vitruviano"). In questo modo, il famoso disegno di Leonardo, che fino ad oggi è sempre stato collocato nell´ ambito dei tradizionali studi sulle proporzione umane, viene a rivelarsi un disegno matematico. La centralità dell'uomo nel pensiero dell'artista è punto focale di quest'opera.


i tre poteri dello Stato secondo Montesquieu




il  lessico dell'Illuminismo


domenica 10 novembre 2013

vita e conoscenza

 
post di Roberto Testa
classe 4 H
 
 
 
 
Curiosando nel libro di filosofia, ho trovato due argomenti interessanti su cui riflettere :  
la vita e la conoscenza
 
Il primo argomento è stato approfondito da Hobbes nel "Elementi di legge naturale e politica", mentre il secondo da Rita Levi Montalcini in "Abbi il coraggio di conoscere".
la vita....

La vita è quasi come una corsa :
 
Allo sforzarsi, corrisponde l’appetito.

Al mancar d’energie, la sensualità.

Al guardare gli altri che stanno dietro, la gloria.

Al guardare gli altri che stanno davanti, l’umiltà.

Al perdere terreno per guardarsi indietro, la vanagloria.

All’essere trattenuti, l’odio.

Al tornare indietro, il pentimento.

All’essere in fiato, la speranza.

All’essere affaticato, la disperazione.

Allo sforzarsi di superare chi sta immediatamente avanti, l’emulazione. 

Al soppiantare o far cadere, l’invidia.

Al decidere di aprirsi a forza un varco in un ostacolo visto davanti, il coraggio.

All’aprirsi a forza un varco in un ostacolo improvviso, l’ira.

All’aprirsi a forza un varco con facilità, la magnanimità.

Al perdere terreno per piccoli impedimenti, la pusillanimità.

Al cadere all’improvviso, corrisponde la disposizione al pianto.

Al vedere un altro cadavere, la disposizione al riso.

Al vedere sorpassato uno che non avremmo voluto, la compassione.

Al vedere uno, che non avremmo voluto, sorpassare gli altri, l’indignazione.

Al seguire d’appresso un altro, l’Amore.

Allo spingere colui che così ci segua d’appresso, la carità.

Al farsi male per troppa furia, la vergogna.

All’essere superato continuamente, l’infelicità.

Al superare continuamente quelli davanti, la felicità.

E all’abbandonare la pista, la morte.
” -T. Hobbes

 
 
e la conoscenza......

Non ha colonne d'Ercole il pensiero.
La tua anima piccola, 
diabolica pigrizia, se le crea.
Né Ulisse né Colombo sospettavano 
le mille isole in attesa.

Te aspettano interi continenti.
Dormono dentro il tuo cervello : osa!
Il mondo è da creare. {Maria Luisa Spaziani}

[...] La conoscenza è per definizione un bene, 
forse il bene supremo dell'uomo, perché senza di essa non possono esistere gli altri valori fondamentali ai quali ci si appella di continuo : 
<<Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguire virtude e canoscenza>> 
(Dante Alighieri, Inferno, XXVI, vv. 119-120)
{Rita Levi Montalcini, Abbi il coraggio di conoscere}

ragni, formiche ed api


I RAGNI, LE FORMICHE , LE API   

"Coloro che trattarono le scienze furono o empirici o dogmatici. Gli empirici, come le formiche, accumulano e consumano. I razionalisti, come i ragni, ricavano da se medesimi la loro tela. la via di mezzo è quella delle api, che ricavano la materia prima dai fiori dei giardini e dei campi, e la trasformano e la digeriscono in virtù della loro propria capacità. Non dissimile è il lavoro della vera filosofia che non si deve servire soltanto o principalmente delle forze della mente; la materia prima che essa ricava dalla storia naturale e dagli esperimenti meccanici, non deve esser conservata intatta nella memoria ma trasformata e lavorata dall'intelletto. Così la nostra speranza è riposta nell'unione sempre più stretta e più santa delle due facoltà, quella sperimentale e quella razionale, unione che non si è finora realizzata".
(F. BACONE, Novum Organum)





  Bacone, in questo brano, partendo dalla natura ed in particolare dal comportamento di alcuni animali, affronta il problema del rapporto tra esperienza e teoria, tra empirismo e razionalismo. Gli empiristi partono dall'esperienza, dalla natura, dal mondo circostante, per trarne la legge generale.  Come le formiche accumulano il cibo, essi accumulano nozioni su nozioni senza però elaborarle. Al contrario i razionalisti si possono paragonare ai ragni in quanto seguono un metodo deduttivo e la legge non si basa unicamente sui sensi  ma parte da idee innate, dall'universale si arriva quindi al particolare. 

Noi uomini dotati di intelletto, non dobbiamo limitarci ad usare i nostri sensi per capire la natura e ad accontentarci di ciò che vediamo e sappiamo, ma non possiamo neanche fidarci delle idee (e neppure delle scienze degli antichi) senza attenerci a delle esperienze e a dei fatti. 

Il filosofo, paragonato da Bacone alle api, deve quindi, basandosi sulle sensate esperienze, su degli esperimenti, arrivare a formulare con l'intelletto una legge che raccolga dei fatti affini tra loro, solo così si possono imparare cose nuove, osservando, formulando, a volte sbagliando, senza creare una divisione tra mondo concreto e teoria (come avevano fatto gli antichi), ma fondendo i dati dei nostri sensi con ciò che vede il nostro intelletto, in una scienza nuova. Se ci fermassimo soltanto ai fatti ed alle sensazioni, non riusciremmo ad andare oltre a ciò che vediamo, non riusciremmo a capire ciò che è nascosto dietro le cose; la vera scienza deve interrogare la natura, non soltanto anticiparla con la teoria.

venerdì 8 novembre 2013

Le vacanze di Hegel

Le vacanze di Hegel, Magritte 1958
Scriverà Magritte in una lettera: 
''Ho pensato che Hegel...sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha le due funzioni opposte: nello stesso tempo non volere acqua ( respingerla ) e volerne ( contenerla ). Sarebbe stato affascinato, penso, o divertito ( come in vacanza )...''.

Hegel è stato uno dei filosofi più amati da Magritte, che a lui ha dedicato il suo quadro forse più letterale nell'applicazione della formula problema/soluzione: ''Le vacanze di Hegel'' (1958).
Con il suo riuscito abbinamento di oggetti opposti per funzione ( un ombrello e un bicchiere ) ma associati da un elemento comune ( l'acqua ) è anche una giocosa applicazione della dialettica hegeliana.

L'opera è nata da una ricerca che lo stesso Magritte ha documentato.Infatti, il procedimento usato parte dall'idea per arrivare al quadro, ci mostra un'ispirazone nata dalla realtà. 

Le fonti raccontano che mentre Magritte disegnava il bicchiere notò apparire una linea che formava un ombrello, allora provò ad inserirlo all'interno del bicchiere, ma l'immagine che si creava non funzionava, così pose l'ombrello, aperto, sotto il bicchiere, rispettando in questo modo la legge degli equilibri plastici. 

Questa tela è l'ottimo risultato di una coincidenza tra un problema tecnico e la soluzione di questo attraverso l'immaginazione.






mercoledì 6 novembre 2013

finalismo e meccanicismo





"Il tema è rappresentato dalle diverse posizioni, nel Seicento, rispetto alle cosiddette cause finali.

Parto dai modelli già definiti nell’antichità. Ad Aristotele si deve la teorizzazione di quattro tipi di relazioni causali, che reggerà per molti secoli. La riflessione di A. si concentra sul finalismo interno agli organismi, secondo cui, ad esempio, l’occhio è strutturato in quel certo modo per poter vedere: si tratta di un finalismo inconsapevole e per così dire spontaneo. Accanto ad esso, nei casi che illustra, A. espone spesso (forse per motivi essenzialmente didattici, come il più familiare) un altro genere di finalismo, questa volta “esterno” e consapevole: quello dell’artefice, ad esempio lo scultore, che interviene sulla materia per darle una determinata forma.
Di questo secondo genere di finalismo, attribuito questa volta a un dio, il caso più elaborato, nell’antichità, era quello del demiurgo platonico, nel Timeo, che plasma la materia caotica per tradurla in cosmo.

In epoca cristiana, Tommaso d’Aquino riprende la quadripartizione aristotelica, traducendola in un panfinalismo che consegna a tutta la Scolastica: ogni livello di realtà ha un diverso tipo di finalismo, consapevole nell’animale, inconsapevole e interno negli organismi, esterno nell’inorganico (caso, quest’ultimo non elaborato e forse non ammesso da Aristotele), illustrato, questo, da T. con l’es. della freccia, che si dirige verso un bersaglio grazie all’azione intenzionale dell’arciere. Il modello dell’arciere e della freccia è anche metafora del rapporto Dio/mondo: ogni genere di finalismo dipende infatti in ultima analisi dalla progettualità divina. 
La presenza delle cause finali nel mondo costituisce una delle prove dell’esistenza di Dio.
Fin dall’antichità era esistito anche un modello opposto, sostenuto in particolare dall’epicureismo. Per Lucrezio, il rapporto organo/funzione negli organismi va capovolto, rispetto alla spiegazione aristotelica: l’occhio non è fatto per vedere, bensì vede perché è costituito in quel determinato modo; ossia alla causalità finale si sostituisce la causalità efficiente. Altrettanto vale per l’intero universo, che ha questo assetto grazie ad un’aggregazione casuale di atomi. Questa argomentazione è completata dal ricorso alla selezione naturale: organismi imperfetti, costituiti in modo da non poter svolgere le proprie funzioni vitali – prodotti anch’essi da aggregazioni casuali di atomi – sono via via per ciò stesso scomparsi. Durante il medioevo, fino al suo ritrovamento nel 1400, del De rerum natura si perse traccia, come accadde anche ad altri testi che esprimevano concezioni decisamente alternative ai modelli dominanti nella cultura cristiana.

Nel Seicento la Rivoluzione scientifica introdusse il meccanicismo come modello dominante. Il meccanicismo si basa sulle nozioni di materia qualitativamente omogenea e di movimento esclusivamente locale: il moto si comunica da un corpo all’altro attraverso un urto. Dietro a questa concezione, la duplice riduzione operata da Galileo: 
1) la materia è dotata di proprietà esclusivamente quantitative, le proprietà sensibili (odori, colori, caldo e freddo ecc.) sono solo il modo in cui noi percepiamo i corpi grazie alla diversità dei loro moti (così nel Saggiatore); 
2) il moto è esclusivamente locale e un corpo non muove verso una meta (non avrebbe senso in uno spazio indefinito – senza centro, dice G. - o forse addirittura infinito), quello che conta sono il suo punto di partenza, la sua traiettoria, la sua velocità.
Il meccanicismo esclude dunque qualsiasi finalismo interno, non esclude affatto che questo assetto dei fenomeni dipenda da un progetto divino. "



Anna Belgrado
Meccanicismo e finalismo nella filosofia del ’600





Il termine “teleologia” è
relativamente recente. Al pari di alcuni altri termini del lessico filosofico fu coniato
nel XVIII secolo da Christian Wolff.  Secondo il senso etimologico “teleologia” ha
a che fare con un “telos”, cioè con un fine o con uno scopo.
A questo punto dobbiamo cogliere un’importante differenza, quella fra teleologia
interna ed esterna.
Il testo filosofico di riferimento per la teleologia esterna è il Timeo
di Platone. Qui - in un certo qual modo in analogia filosofica rispetto al dio creatore
biblico - si narra di un demiurgo divino, buono e sapiente, il quale avrebbe creato il
mondo attuale sulla base del modello dell’ottimo mondo eterno. Ciò significa che il
mondo attuale deve all’intervento demiurgico dall’esterno quanto di buono esso possiede.
Il rappresentante classico della teleologia interna è Aristotele. 
In generale, Aristotele
è anche il primo vero teorico della scienza. 
Secondo Aristotele abbiamo una
comprensione scientifica di qualcosa, quando ne conosciamo le cause o i princípi,
quando insomma siamo in grado di rispondere alla domanda sul perché c’è l’oggetto
o il processo in questione.  
Si parla allora di “teleologia”, quando con una
domanda sul perché si mira a stabilire che esistono in natura oggetti e processi, la cui
esistenza si lascia spiegare unicamente in virtù del fatto che essi contribuiscono al raggiungimento
di uno scopo, del fatto che, in altre parole, essi sono orientati verso un
fine.

Quando ci chiediamo: “perché il cuore pompa sangue?”, la risposta comincia con
la formula “affinché…” o con un’altra espressione linguistica dal valore finale. Una
tale spiegazione con “affinché” o con un’espressione iniziale equivalente, tuttavia, non
si riferisce in alcun modo per Aristotele a un’essenza razionale che agisce dall’esterno
sull’organismo.
E’ questa tradizione aristotelica, quella in cui si muovono oggi le spiegazioni teleologiche,
che risalgono alla teoria evoluzionistica darwiniana. Indubbiamente nella
maggior parte dei casi non viene più usato al riguardo il termine “teleologico”. Per
evitare confusioni, si parla piuttosto di spiegazione “funzionale”

da Finalismo, meccanismo, funzionalismo:
che cosa è una spiegazione biologica

Gereon Wolters