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martedì 29 ottobre 2013

uno e molteplice da Talete a Democrito



 La ricerca del principio e dell'origine di ogni cosa: nasce la filosofia







Come spiegare i fenomeni salvando il rigore eleatico dell'Essere?

Ecco le risposte da Parmenide a Democrito



lunedì 28 ottobre 2013

la dialettica hegeliana: vero è l'intero








"II boccio dispare nella fioritura, e si potrebbe
dire che quello vien confutato da questa;
similmente,
all'apparire del frutto,
il fiore vien
dichiarato una falsa esistenza della pianta,
e il frutto subentra al posto del fiore come
sua verità.
Tali forme non solo si distinguono, ma
ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta
dell'altra, perché esse sono reciprocamente
incompatibili. Ma in pari tempo la loro fluida
natura ne fa momenti dell'unità organica, nella quale 
esse non solo non si respingono, ma sono anzi
necessarie l'una non meno dell'altra; e
questa eguale necessità 
costituisce ora la vita del
l'intiero".
Fenomenologia dello spirito, vol. I, p. 2.
Il vero è l'intero 
"Il vero è l'intiero. Ma l'intiero è soltanto l'essenza 
che si completa mediante il suo sviluppo.
Dell'Assoluto devesi dire che esso è
essenzialmente Resultato,che solo
alla fine
è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la
sua natura, nell'essere effettualità, soggetto
o divenir-se-stesso. Per quanto possa sembrare
contraddittorio che l'Assoluto
sia da concepire essenzialmente come resultato,
basta tuttavia riflettere alquanto
per rendersi capaci di questa 
parvenza di contraddizione. Il cominciamento, 
il principio o l'Assoluto, come da prima e
immediatamente viene enunciato, è solo l'Universale.
Se io dico:«tutti gli animali», 
queste parole non potranno mai valere
come una
zoologia; con altrettanta evidenza balza agli occhi
che le parole «divino», «assoluto», «eterno», ecc.
non esprimono ciò che quivi è
contenuto; e tali parole in effetto non esprimono
 che l'intuizione, intesa come l'immediato.
Ciò che è più di tali parole, e sia pure il
passaggio a una sola proposizione, contiene un 
divenir-altro che deve venire ripreso, ossia una 
mediazione".
Fenomenologia dello spirito,
vol. I, pp. 1

giovedì 24 ottobre 2013

l'Europa si ricordi dei migranti



 A tre settimane esatte dalla tragedia del 3 ottobre - 366 le vittime del naufragio - la questione migranti arriva al Consiglio europeo. In 21 giorni, riempiti da propositi e promesse, sono mancati i funerali di Stato. 
Mentre si è assistito a sepolture senza parenti e ad una commemorazione senza bare, ad Agrigento. Oggi il sindaco Giusy Nicolini a Bruxelles chiede fatti



  Giusi Nicolini ha incontrato il Presidente del Parlamento Europeo Martin Shultz chiedendo che venga cambiata la legge dell’asilo. Non è possibile che arrivino a nuoto, c’è bisogno di una politica precisa per gli immigrati che esuli dalle intemperie alle quali sono costrette le persone che vogliono lasciare la propria nazione. Se poi dovessimo entrare nei particolari, sarebbe una presa di coscienza di tutto il nostro continente verso un altro, quello africano, dove pesano insieme alle rivolte e ai soprusi, anche le decisioni strategiche occidentali. Per la Nicolini anche la Bossi-Fini ha fatto il suo tempo. E’ il momento di arrivare alla radice del problema e non cercare un tempone come il Mare Nostrum che all’insegna della vedetta costiera limita i naufragi, ma non cessano di certo.

Bisognerebbe ragionare sull’asilo politico prima che i migranti salgano sui barconi della morte:
“dare a queste persone la possibilità di non morire, altrimenti naufraga anche l’idea dell’Europa”
”Se Lampedusa può contribuire a questo, io ne sono fiera, ora che tutti avete visto quelle bare, spero che qualcosa cambi, non deludeteci”.

domenica 20 ottobre 2013

credere e comprendere





per riassumere e confrontare:


di Maria Grazia Le Mura

la libertà dell'uomo è la sua dignità




De hominis dignitate




"Il sommo Padre, Dio creatore, aveva foggiato, secondo le leggi di un’arcana sapienza, questa dimora del mondo, quale ci appare, tempio augustissimo della divinità [...]. Stabilì finalmente l’ottimo artefice che a colui, cui nulla poteva dare di proprio, fosse comune tutto ciò
che singolarmente aveva assegnato agli altri. Accolse perciò l’uomo come opera di natura
 indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò: «Non ti ho dato, Adamo, né
un posto determinato, né un aspetto tuo proprio, né nessuna prerogativa tua, perché
quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il
tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi. La natura determinata degli altri è contenuta 
entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto,
secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo, perché 
di là tu meglio scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né 
terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti 
plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose
inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nelle cose superiori
 che sono divine». 
O suprema liberalità di Dio padre! o suprema e mirabile felicità
dell’uomo! a cui è concesso di ottenere ciò che desidera, di essere ciò che vuole [...]. 
Chi non ammirerà questo nostro camaleonte? o, piuttosto, chi ammirerà altra cosa più di lui? [...] 
Chi, dunque, non ammirerà l’uomo?"
G. Pico della Mirandola,

la dotta ignoranza

 
tra finito ed infinito non esiste proporzione matematica
 
 
 
 
 
L’intelletto finito non può intendere in modo preciso la verità delle cose per via di
somiglianza. La verità non è né un più né un meno, consiste in qualcosa di indivisibile e
non può con precisione misurarla tutto ciò che esiste come diverso dal vero: così come il
circolo il cui essere consiste in qualcosa di indivisibile, non può misurare il non circolo.
L’intelletto, dunque, che non è la verità, non comprende mai la verità in modo 
così preciso da non poterla comprendere più precisamente ancora all’infinito, perché sta alla
verità come il poligono sta al cerchio. Quanti più angoli avrà il poligono inscritto, tanto
più sarà simile al cerchio: tuttavia, non sarà mai uguale, anche se avremo moltiplicato i
suoi angoli all’infinito, a meno che non si risolva nell’identità con il circolo. È evidente,
dunque, che non sappiamo altro del vero se non che non è comprensibile in maniera
precisa, così com’è, perché la verità si comporta con la più assoluta necessità, che non
può essere né più né meno di quel che è, mentre il nostro intelletto si comporta come
possibilità. La quiddità
delle cose, che è la verità degli enti, è inattingibile nella sua
purezza ed è cercata da tutti i filosofi, ma da nessuno trovata così com’è. 
E quanto più
profondamente saremo dotti di questa ignoranza, tanto più ci avvicineremo alla verità.
 
 
(N. Cusano,De docta ignorantia(1440) ; trad. it. di G. Federici Vescovini,La dotta ignoranza, in N. Cusano,
Opere filosofiche, Torino, Utet, 1972, pp. 57-58, 61)

martedì 15 ottobre 2013

la paura


post di Marika Montalto
classe 3 E



« La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia,
passando per l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia. »
 
Il mondo come volontà e rappresentazione, Schopenhauer

Sentimenti quali paura e dolore sono nati contemporaneamente all’uomo e al suo istinto.
Già gli antichi greci includevano nel proprio panteon Phobos, figlio di Ares e Afrodite, dio minore della paura, del terrore.

La paura è un'intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto che sia. 
È un'emozione dominata dall'istinto, cioè dall'impulso, che ha come obiettivo la sopravvivenza; irrompe ogni qualvolta si presenti una possibile minaccia, fisica e/o psichica,  per la propria incolumità.
La paura, come l'ira, è una risposta al dolore o alla sua percezione: nella paura la mente si isola e l’istinto tende a “ritirarsi”, mentre nella rabbia si dirige verso la fonte del dolore, sia questo reale o immateriale. Se un individuo impaurito è costretto ad attaccare, l'ira prende il sopravvento e la paura svanisce.

Dei sette giorni della settimana, affermava con accenti decisamente pessimistici Arthur Schopenhauer:
«Sei sono dolore e bisogno, ed il settimo è noia.»

La paura e il dolore, dunque, sono sentimenti che albergano nella nostra anima, come belve acquattate in agguato e pronte a balzare all’attacco sui nostri buoni pensieri, annebbiandoli.
Emozioni con cui conviviamo ogni giorno e senza le quali potremmo anche non porre dei limiti, dei freni, alle nostre azioni, che ci eviterebbero situazioni spiacevoli o pericolose.

Tuttavia: 
“L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa.” 
Franklin D. Roosevelt

E ciò ci lascia supporre che questa buona consigliera possiede molteplici facce pur mostrandoci sempre e solo quella che vogliamo vedere.
Possiamo domarla, traendone grandi vantaggi, ma stolto è l’uomo che non teme nulla, poiché l’essere sicuro di sé lo farà incorrere in rischi stupidi.
Sta a noi decidere da che parte stare, se farsi soggiogare o meno da lei, se vincere o perdere la battaglia.

“Ho amato le stelle troppo profondamente per aver paura della notte.” Dice Galileo Galilei.

Allora a volte anche le paure più insidiose, che ghermiscono gli oscuri recessi della nostra anima, possono essere sconfitte portando un semplice lumino, un piccolo abbaglio di coraggio e speranza che ci fa riemergere dall’abisso e ci convince che: 

se il dolore e la paura sono costanti e inevitabili nel pendolo della nostra vita, ci sarà sempre l’altra faccia della medaglia, la parte buona, l’intervallo di gioia che, seppur minuscolo e insignificante, costituirà un baluardo sicuro nella nostra memoria in cui rifugiarci nei momenti più bui.

lunedì 14 ottobre 2013

si può provare l'esistenza di Dio?






La Scolastica indicò due vie per provare razionalmente l'esistenza di Dio:

la via a priori con Anselmo d'Aosta

le vie a posteriori con Tommaso d'Aquino






Cerchiamo di capire come procedevano queste prove


 



 




si può, secondo te, cercare una via razionale per provare l'esistenza di Dio?

perchè?


fede e ragione in Agostino









“La fede, se non è oggetto di pensiero, non è fede” e “credere non è altro che pensare assentendo”; infatti “ognuno che crede pensa, pensa con il credere e crede con il pensare” (De praed. sanct. 2,5).

La rilettura di un testo di Isaia 7,9 (“Se non crederete, non comprenderete”), autorizza quindi a un capovolgimento paradossale; all’uomo che afferma: “Fammi comprendere perché possa credere”, Agostino risponde: “Credi per poter comprendere” (serm. 43,4). 

Comprendere significa impegnarsi in un itinerario orientato di interpretazione e di discernimento, a partire da un dono originario che ci precede e ci costituisce. In questo modo la ricerca filosofica è intesa come attività non esterna e anteriore alla fede religiosa, bensì interna a essa, che tuttavia non mortifica, ma esalta l'esercizio dell'intelligenza, caratterizzandolo come approccio a una verità inesauribile, che si realizza attraverso un impegno incessante di interpretazione.

Recuperando un’idea del Timeo platonico, secondo cui la fede sta alla verità come il tempo all’eternità, Agostino riconosce quindi la fede come primo passo per attivare un cammino che ha il suo approdo finale nella verità eterna. Sarebbe tuttavia un’offesa al disegno creatore se il cristiano presumesse di chiudersi in un fideismo cieco e irrazionale:
“Lontano da noi il credere che Dio abbia in odio la facoltà della ragione, in virtù della quale ci ha creati superiori agli altri esseri animati.
Lontano da noi il credere che la fede ci impedisca di trovare o cercare la spiegazione razionale di quanto crediamo, dal momento che non potremmo neppure credere, se non avessimo un’anima razionale” (ep. 120,1,3).

Luigi Alici, docente di Filosofia morale nell’Università degli studi di Macerata


"Il rapporto tra la ragione e la fede tra la fine dell’età classica e il XIV secolo tocca i grandi nomi di Agostino, Tommaso d’Aquino e Guglielmo di Ockham. Filosofia e fede non si escludono, anzi possono essere complementari, o rappresentare fasi diverse di un percorso. Mentre secondo Agostino la fede potenzia la ragione, con Ockham non è necessario credere per comprendere né tanto meno comprendere per credere".




post di Arianna Miano5 H

con approfondimento su AGOSTINO

sabato 12 ottobre 2013

la controsocietà degli onesti

                                                                  

post di Stefania Garozzo
classe 3 E





    (…) “gli onesti"

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.”   

                                                                                           Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
                                                                                         
  di Italo Calvino



La nuova legge in difesa delle donne


 Una notizia importante, a tutela della dignità e della sicurezza delle donne

Da oggi in vigore in Italia la nuova legge contro la violenza alle donne





dalla vecchia normativa:


 
"BREAK THE CHAIN”
Lyrics by Tena Clark Music by Tena Clark/Tim Heintz
I rise my arms to the sky
On my knees I pray
I’m not afraid anymore
I will walk through that door
Walk, dance, rise
Walk, dance, rise
I can see a world where we all live
Safe and free from all oppression
No more rape or incest, or abuse
Women are not a possession
You’ve never owned me, don’t even know me I’m not invisible,
I’m simply wonderful I feel my heart for the first time racing I feel alive, I feel so amazing
I dance cause I love
Dance cause I dream
Dance cause I’ve had enough
Dance to stop the screams
Dance to break the rules
Dance to stop the pain
Dance to turn it upside down
Its time to break the chain, oh yeah
Break the Chain
Dance, rise
Dance, rise
In the middle of this madness, we will stand I know there is a better world
Take your sisters & your brothers by the hand Reach out to every woman & girl
This is my body, my body’s holy
No more excuses, no more abuses
We are mothers, we are teachers,
We are beautiful, beautiful creatures
I dance cause I love
Dance cause I dream
Dance cause I’ve had enough
Dance to stop the screams
Dance to break the rules
Dance to stop the pain
Dance to turn it upside down
It’s time to break the chain, oh yeah
Break the Chain, oh yeah
Break the Chain
Dance Break Inst.
Dance, rise
Dance, rise
Sister won’t you help me, sister won’t you rise x4
Dance, rise
Dance, rise
Sister won’t you help me, sister won’t you rise x4
This is my body, my body’s holy
No more excuses, no more abuses
We are mothers, we are teachers,
We are beautiful, beautiful creatures
I dance cause I love
Dance cause I dream
Dance cause I’ve had enough
Dance to stop the screams
Dance to break the rules
Dance to stop the pain
Dance to turn it upside down
Its time to break the chain, oh yeah
Break the Chain, oh yeah
Break the Chain

SPEZZA LA CATENA
Sollevo le braccia al cielo
Prego in ginocchio
Non ho più paura
Io attraverserò quella soglia
Cammina, danza, sollevati
Cammina, danza, sollevati
Posso vedere un mondo dove tutte viviamo
sicure e libere da ogni oppressione
Non più stupro, o incesto, o abuso
Le donne non sono proprietà
Tu non mi hai mai posseduta, neppure sai chi sono
Io non sono invisibile, sono semplicemente meravigliosa
Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta
Mi sento viva, mi sento straordinaria
Danzo perchè amo
Danzo perché sogno
Danzo perchè non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo
Io so che c’è un mondo migliore
Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli
Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danzo perchè amo
Danzo perché sogno
Danzo perchè non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Sorella, non mi aiuterai? Sorella, non ti solleverai? (x4)
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danzo perchè amo
Danzo perché sogno
Danzo perchè non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Spezzare la catena

sabato 5 ottobre 2013

cessino i conflitti, tacciano le armi....


post di Roberto Testa
                                                                             IV H

"Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda il posto all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'unione. Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell'intero Medio Oriente, nel mondo" ..


"Tutti voi siete stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta, a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo, non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa. Non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà. E con quanto dolore tanto volte vediamo che trovano la morte, come e successo ieri a Lampedusa [...] La Chiesa deve spogliarsi della mondanità che porta alla vanità, all'orgoglio e all'idolatria; uccide l'anima e la Chiesa perché è idolatria, è come un cancro, una lebbra, una malattia gravissima che soffoca, toglie la vita. Gesù dice non si può servire a due padroni: o Dio o il denaro".
 [Papa Francesco, Assisi, 04.10.2013]


"L'essenziale è invisibile agli occhi"
Antoine De Saint Exupery


Il discorso tenuto oggi da Papa Francesco, a mio parere, non dev'essere e non è indirizzato solo alla Chiesa, ma a tutta l'umanità. Ognuno di noi dovrebbe comprendere e fare suo il rispetto per l'altro, l'amore, il perdono, la pace .. Ognuno di noi dovrebbe "spogliarsi" dei propri bene, condividerli con gli altri e aiutare chi ha bisogno.. Ad ognuno di noi dovrebbe importare della situazione del mondo, delle persone che ogni giorno muoiono di fame o per la guerra e fare qualcosa, nel suo piccolo, per rendere migliore ciò.. La vanità, l'orgoglio, l'idolatria, il denaro, sono dannosi per tutti..Alla fine, tutti andremo via da questo mondo, non porteremo con noi i nostri "beni terreni", ma ciò che abbiamo fatto per qualcun altro..l'Amore..è questo che ci rende eterni. Dovremmo imparare un po' tutti pure a guardare dentro le cose, per come esse sono, non per come le vediamo, né per come vogliamo che siano o per quello che ci sembra che siano; analizzare, scrutare dentro e capire il loro valore, la loro essenza, che sicuramente sarà più importante della loro materia. Questo, vuole essere un invito a cercare l'essenza nelle cose, l'essere, non l'apparenza e la loro immagine. Soprattutto nell'Amore, nel principio divino, nell'Essere, troveremo la nostra essenza.
Vorrei appunto citare Franco Battiato in una sua canzone "E ti vengo a cercare", in particolare questi versi..


"Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà."


giovedì 3 ottobre 2013

quando la vita diventa impossibile


 per cercare di capire il dramma dei migranti annegati a Lampedusa poche ore fa, 
le parole di alcuni sopravvissuti raccolte nel centro di accoglienza di Mineo 
da Medici senza frontiere

tanto dolore profondo, lacerante, per questa umanità respinta, negata
cancellata dal mondo

.....e la nostra
la chiamiamo civiltà....



Le bombe stavano distruggendo case e palazzi, per questo siamo fuggiti e
abbiamo trovato rifugio in una piantagione. 
Siamo stati lì per un po’ di tempo.
Non c’era nulla da mangiare. Abbiamo sofferto molto
.
Il mio datore di lavoro ci ha portati alla barca. 
Eravamo sotto la minaccia di
coltelli e pistole. Alcune persone continuavano a ripetere:
 “perché siete qui?
Perché non volete andar via?”
Quando è iniziata la guerra, i bambini non potevano
più   uscire di casa dopo lascuola.
 Eravamo prigionieri in casa tutto il tempo.
E’ stato molto duro anche per le donne.
Ciononostante, io e la mia famiglia siamo rimasti i
n Libia perché avevamo
conosciuto tempi peggiori in Nord Kivu, da dove pro
veniamo.
Il viaggio in mare è stato terrificante. 
La barca sembrava in balia delle onde.
Ognuno pregava il proprio Dio, l’odore del mare dava 
il voltastomaco...terribile.
Non sapevo di essere diretta in Italia. 
Inizialmente non volevo rischiare lasciando
la Libia con i miei bambini ma il mio 
datore di lavoro ci ha consigliato di andare e
ci ha condotto alla barca.
 Vivere in Libia non era più possibile
 Jeannette, 42, Congo

La barca era la nostra unica possibilità
di scampare alla morte. 
Quando siamo
stati tratti in salvo ci hanno detto
“benvenuti in Italia”. 
In quel momento mi sono
sentito nuovamente vivo. 
Ci hanno chiesto cose come:
 “stai bene? Hai caldo?”.
Poi ci hanno trasferito a Mineo
attraverso una grande nave.
 
Akin, 34, Nigeria
testimonianze raccolte da