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giovedì 25 ottobre 2012

La conoscenza della natura nel Rinascimento

 

La nostra mente pura e divina, fragrante di amore religioso, abbellita dalla speranza, guidata dalla fede, dopo avere attinto il vertice della umana sapienza, attira a sé la verità e nella verità divina istessa, come nello specchio dell’eternità, scorge le cose mortali e le immortali, la loro essenza, le loro cause e tutto comprende. Perciò in tale stato di purezza e d’elevazione ci è dato conoscere le cose che sono al di sopra della natura e scrutare tutto ciò che è contenuto nel nostro mondo

Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim (1486 – 1535)
alchimista, astrologo, esoterista e filosofo



Nissuna umana investigazione si pò dimandare vera scienzia s'essa non passa per le matematiche dimostrazioni, e se tu dirai che le scienzie, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si niega, per molte ragioni, e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienzia, sanza la quale nulla dà di sé certezza.

Leonardo da Vinci (1452 – 1519)
ingegnere, inventore, scultore, pittore e architetto.




 

LA FILOSOFIA DELLA NATURA NEL RINASCIMENTO 

magia, filosofia della natura, scienza

le prime spiegazioni della natura dell'età moderna


Caro Epicuro, ecco il mio Dio






Caro Epicuro,
ho letto con attenzione la lettera che hai inviato a Meneceo e, da buon cristiano ma  con tutta la stima che ho per te, ti informo che non posso condividere la tua concezione della divinità. Tu ritieni che esistano diversi dei, che questi siano troppo occupati a curare se stessi per seguire le vicende umane ed intervenire sulla condizione morale del genere umano. Di conseguenza, dopo la morte non esiste nessun aldilà per l'essenza spirituale degli uomini e quindi nessuno deve temere la morte perchè la morte è nulla.

Ebbene, dopo anni di studi e riflessioni, è mia certezza di fede e ragione che esista una sola divinità e che Dio conceda in modo libero e consapevole a tutte le creature, specie agli uomini, l'esistenza e l'anima intellettiva, che è una sostanza immateriale ed immortale. Credo inoltre che l'essere umano oltre all'intelligenza possieda la volontà, che gli permette di realizzare gli obiettivi della sua natura che consistono nel vivere in società e svolgere un'attività intellettiva. In questo modo ciascun uomo realizza la funzione prevista nel disegno divino. Secondo me, quindi, in questa concezione della divinità e del rapporto tra essa e gli esseri umani, va considerato che l'anima è immortale.

Nel congedarmi da te, desidero ringraziarti per l'opportunità che mi hai offerto, attraverso la tue parole, di meditare ancora su ciò che più mi sta a cuore e di esporre la mia cristiana filosofia

Tommaso d'Aquino



per conoscere meglio

a cura di Diego Fusaro



Caro Epicuro,
ti scrivo poiché mi  viene tra le mani una lettera che tu tempo addietro scrivesti al caro Meneceo e che io ho ritrovato tra i documenti della biblioteca del monastero che mi accoglie. Sono Guglielmo, frate francescano nato ad Ockham, e durante il corso della mia vita come te mi sono dedicato alla filosofia per riuscire a capire dove risiede la verità e cosa si deve fare per raggiungerla. I parecchi secoli che ci separano sono stati portatori di grandi cambiamenti: oggi l’autorità religiosa e civile devono essere nettamente separate perché finalizzate a scopi diversi, così come diversi sono i campi della fede e della ragione. Ma il vero grande cambiamento è la presenza di uno e un solo ente superiore all’uomo, Dio. Nella tua lettera   mi ha colpito in particolare la parte riguardante gli dei e il movimento casuale degli atomi e ti prego di ascoltare le mie riflessioni.  
Mi trovi d’accordo sul fatto che non siamo noi a determinare la nostra vita e che essa è soggetta a continui cambiamenti ma non sono per nulla d’accordo sulle cause che determinano questo: è Dio che muove tutto e tutto determina per mezzo del suo amore e noi possiamo conoscere i progetti che lui ha per noi tendendo a lui attraverso la fede. Non si può pretendere di utilizzare la ragione, elemento del tutto umano, per capire qualcosa che va al di là del mondo, tuttavia essa è forte e sicura tra le cose della natura. L’uomo è forte solo se ha accanto a sé Dio, solo attraverso la fede, la volontà divina. Riassumo tutto con una sola espressione: Credo e comprendo. Credo per arrivare a Dio e comprendo solo per conoscere le cose terrene. “Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”:  
Queste mie parole racchiudono il principio del valore della spiegazione più semplice, che infine si riduce al primato dell'individuo, come unica realtà su cui poggia tutto il sistema della conoscenza. È inutile fare con più ciò che si può fare con meno quindi  a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire. Sono certo che tu capirai quanto era mia intenzione dire, questa lettera mi è cresciuta tra le mani e talvolta ho forse perso il filo....Non mi resta che augurarti di ottenere la felicità  abbandonandoti a Dio e facendo in modo che su di te agisca la sua volontà. Segui i miei consigli e otterrai la salvezza eterna. Che Dio ti benedica sempre.

Guglielmo




Continua l'immaginario scambio epistolare con Epicuro.

A scrivere la lettera a firma Tommaso d'Aquino è stata
Aurelia Nido

La lettera di Guglielmo di Ockham è invece di
Flavia Petrella

entrambe studentesse di 4 H


martedì 23 ottobre 2012

Sono Anselmo, ti scrivo da Canterbury






Caro amico,
non ho potuto rispondere subito alla tua lettera per i miei tanti impegni qui a Canterbury, ma è finalmente giunto il momento di vergare queste poche righe.
Concordo con te quando affermi che empio è colui che applica le opinioni del volgo agli dei, ma devi meditare che il Dio è uno solo ed è l’essere del quale non è possibile pensare qualcosa di più grande, sia nell’intelletto, sia nella realtà. Dio non è fatto di atomi come tu sostieni, particelle che secondo la tua teoria, che riprende quella di Democrito, si trovano in tutte le cose, ma Dio è completo di tutto e per questo è perfetto. Egli non vive negli intermundia, ma s’interessa dell’uomo, lo ama perché egli è fatto di amore, se ne fosse privo non sarebbe perfetto. Tu affermi che l’uomo può essere felice solo se segue i piaceri naturali e necessari e si distacca dai desideri e dalle passioni, se segue il giusto mezzo:  ciò che dici non è sbagliato ma semplicemente non è completo. L’uomo per essere felice deve cercare Dio e amarlo, credere in Lui perché Credo ut intelligam, cioè solo dopo avere creduto egli può capire il mondo che lo circonda. L’uomo per cercare e trovare Dio deve guardarsi dentro, chiudersi in sé, entrare nella “camera della sua anima”, che non è composta da semplici e leggeri atomi, ma è sede dello spirito, e chiudersi dentro, lasciando il mondo fuori.
Caro Epicuro, io cerco Dio per avvicinarmi alla sua luce, e conosco altri uomini che lo cercano, per amarlo, per capire il loro scopo sulla Terra e comprendere anche solo parzialmente le verità in cui credono. Concludo questa mia epistola con la promessa che pregherò Dio affinché illumini la tua anima e ti insegni a cercarlo come lo sto cercando io, che Lo riconosco e Lo ringrazio di aver creato in me la sua immagine, che mi aiuta a ricordarlo, a pensarlo e ad amarlo.

In fede
tuo Anselmo



Questa lettera è stata scritta da Samuela Leotta della classe 4 H immaginando una possibile corrispondenza epistolare tra Anselmo d'Aosta, arcivescovo di Canterbury, ed Epicuro






Agostino risponde ad Epicuro







Agostino saluta Epicuro,

possano le nostre menti scontrarsi su infinite questioni, ma su una siano d'accordo, l'innegabile imperfezione della natura umana. Ne è testimone la lettera giuntami stamane, indirizzata in vero ad un tale Meneceo.
Nonostante tutto, talvolta l'errore umano offre spunti di riflessione e dalla lettura della tua epistola e degli altri tuoi scritti, ho deciso di darti risposta secondo il mio credo.
A tuo dire, il fine ultimo dell'uomo è il raggiungimento della pura felicità, o come preferisci chiamarla, l'assenza di dolore.
È evidente che questo tuo pensiero deriva da una visione del reale prettamente immanentistica e materialista. D'altronde proprio tu concepisci il mondo sensibile, l'unico concesso, come un agglomerato di atomi e vuoto.
Sorge spontaneo domandarsi dunque, da dove abbiano avuto origine questi elementi e soprattutto chi li abbia creati, dato che saremo concordi nell'affermare la necessità del rispetto dell'imprescindibile principio eleatico sull'essere.
Permettimi di illustrarti ciò che io pongo come principio, fine e causa del creato.
A differenza delle tue divinità, confinate negli intermundia, l'unico Dio necessario si occupa delle vicende degli uomini creati per sua volontà, con e per amore.
Dopo aver letto queste ultime righe, ti starai sicuramente interrogando sull'esistenza del male in un mondo amato e regolato da un Dio misericordioso. Per comprendere questo punto, occorre che tu conosca la storia della Genesi, ed in particolare l'episodio del peccato originale che ha determinato la nascita del libero arbitrio umano.
L'uomo è dunque libero di compiere il bene allo stesso modo del male, e solo la concessione divina può portarlo alla salvezza.
Quello che tu usi chiamare clinamen, è proprio la Grazia, imperscrutabile e inconoscibile all'uomo, apparentemente casuale ma in realtà frutto di un ordinato disegno provvidenziale.
In conclusione, dunque, la felicità per l'uomo corrisponde alla salvezza dal peccato, e la vera beatitudine si raggiunge in una vita ultraterrena in comunione con Dio.

Sono fiducioso nel pensare che queste mie poche righe destino in te almeno il dubbio, e ti facciano riflettere sulla tua dottrina, degna comunque di stima e rispetto.



Questa lettera è stata scritta da Arianna Miano della classe 4 H, come ipotetica risposta del più importante "Padre della Chiesa",  Agostino di Ippona, alle parole del  filosofo Epicuro sulla felicità.


Per leggere la Lettera a Meneceo di Epicuro


per conoscere meglio
 AGOSTINO



giovedì 18 ottobre 2012

Da Kant ad Hegel

"Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me"

Kant, Critica della ragion pratica



"Del resto, per quel che si riferisce all'individuo, ciascuno è, senz'altro, figlio del suo tempo; e anche la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero..."
Hegel , Lineamenti di filosofia del diritto



Nella storia del pensiero filosofico la speculazione hegeliana viene generalmente considerata in contrapposizione al criticismo kantiano, o quantomeno come un superamento di quest'ultimo,  specie quando si assume come categoria di lettura il binomio Romanticismo-Illuminismo e le sue più ampie implicazioni culturali. Capita anche, durante lo studio scolastico, di prendere posizione a favore dell'uno o dell'altro per difenderne atteggiamento e prospettiva di riflessione.

Eppure i due filosofi tedeschi sono profondamente legati dall'attenzione rivolta all'uomo come soggetto di conoscenza e di pensiero, concepiscono entrambi la filosofia come grande struttura interpretativa per accedere a ciò che l'uomo, con la sua facoltà razionale e con la sua volontà pratica, è in grado di tracciare nel mondo. E certamente nel pensiero di Hegel la "rivoluzione copernicana" di Kant è fondamento ineludibile.
Lo studioso  Vittorio Hosle  invita a comprendere Hegel partendo da Kant. Egli sostiene che nel passaggio da Kant a Hegel  si tenta un superamento dei dualismi che caratterizzano il  pensiero kantiano, per esempio quello tra ragione teoretica e pratica, tra normativo e descrittivo (con implicazioni etiche e con la complicazione di un Dio posto come istanza di conciliazione), tra concetto e intuizione. Altro problema fondamentale è quello della cosa in sé, inconoscibile per principio, che Fichte eliminerà radicalizzando l'idealismo soggettivo: se Kant aveva dato per scontate la validità della scienza, della morale e dell'estetica, Fichte porrà un problema di fondazione, come del resto tutto l'idealismo tedesco, prendendo le mosse dall'innegabilità riflessiva dell'autocoscienza, Schelling conferirà invece una nuova centralità alla filosofia della natura, Hegel infine riformulerà il problema dell'assoluto nel sistema, dando largo spazio alla filosofia dello spirito e coronando così lo sviluppo postkantiano. Nonostante la profonda ammirazione per la sua opera, Hegel ha profondamente criticato Kant, per esempio riguardo al problema della critica e della metafisica. Per Hegel la critica deve essere parte integrante della filosofia, la natura ha dignità ontologica e l'essere stesso ha valenza ideale e non è pertanto contrapposto al dover essere, Hegel inoltre ha dato spessore etico alla sua filosofia pratica riflettendo sulle istituzioni e mettendo in guardia dai pericoli della moralità kantiana, analizzati in particolare nella logica del Terrore rivoluzionario.
Hösle analizza quindi le principali differenze nella concezione della ragione tra Kant e Hegel, anche rispetto al problema dell'esperienza, rispetto alla concezione dell'autosviluppo del concetto in Hegel e alla diversa funzione della dialettica; Hegel non avrebbe però risolto a sufficienza il problema della normatività e descrittività; per finire Hösle ricorda che né Kant né l'idealismo tedesco avrebbero comunque risolto il problema del rapporto tra anima e corpo, tuttora di grande attualità. In Hegel si ha la scoperta del mondo intersoggettivo ed un'importante ontologia delle istituzioni, ma egli non sarebbe riuscito a conciliare tali prospettive con la sua metafisica, che, restando alla dualità di soggetto e oggetto, non fonda l'intersoggettività; altro problema irrisolto è quello del rapporto tra teoria e prassi: Hegel ha giustamente condannato il dover essere kantiano e i suoi rischi di utopismo astratto, d'altro canto ha ipotizzato una specie di esaurimento della funzione della ragione nello Stato postrivoluzionario.


procediamo con altre riflessioni...

....cosa avvicina o divide i due filosofi secondo te ?

DAL CRITICISMO ALL'IDEALISMO
scheda

FICHTE E SCHELLING
mappe concettuali

martedì 16 ottobre 2012

La posta di Epicuro



Alcune studentesse
dell’Istituto Magistrale Regina Margherita di Palermo
rispondono al filosofo Epicuro 


Il prof. Santo Lombino, improvvisatosi  portalettere di circostanza, ha raccolto le risposte di alcune studentesse al filosofo Epicuro e alla sua





Il singolare scambio epistolare merita attenzione ed apre ad alcune riflessioni sulla felicità, sulla presenza del divino, sul compito morale dell'uomo.

In attesa che le missive vengano consegnate al destinatario, leggiamo cosa hanno scritto 
Martina,  Jessica, Marta, Giulia, Ylenia, Noemi



Mio caro Epicuro,

ti ringrazio davvero di cuore per questa tua lettera e devo confessarti di averla trovata molto interessante. Mi hai fatto riflettere su argomenti a cui prima non avevo dato grossa importanza e per questo ti sono debitrice. Tuttavia non sono certa di poterti dare del tutto ragione.
Vorrei, dunque, mostrarti il mio punto di vista così come tu l’hai fatto con me, e spero di poter far sorgere il medesimo interesse che ho provato io.
Innanzitutto vorrei darti il mio più pieno appoggio per quanto riguarda due punti della tua lettera. Trovo davvero giusto che filosofare non abbia età per l’uomo, poiché ciò quando si è giovani può aprire la mente all’individuo e farlo pensare già dall’inizio con la propria testa, mentre quando si è vecchi, credo che mantenga giovane la mente. Inoltre in ogni stadio della propria vita, l’uomo dev’essere in grado e avere il diritto di ricercare quella verità che possa renderlo migliore e felice.
L’altro punto era quello riguardante la morte. È proprio vero che temere questa non ha alcun significato, poiché da un lato fa comunque parte del percorso vitale, dall’altro essa arriva quando l’uomo non è più, mentre l’uomo c’è quando la morte per lui ancora non esiste.
Ciò che invece non mi rende del tutto convinta del tuo pensiero è l’opinione che hai su dei e Fato...... continua qui




sabato 13 ottobre 2012

Cosa significa comunicare








Molto ha esperito l’uomo
Molti Celesti ha nominato
da quando siamo un colloquio
 e possiamo ascoltarci l’un l’altro

Friedrich Hölderlin
 

 Il linguaggio è un Bene in un senso più originario. Esso concede il benestare – e questo significa: esso è la garanzia che l’uomo possa essere un ente storico, ossia aperto ad un destino...
Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice:
‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’.

 Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto


M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988


Non c’è momento della giornata in cui noi non siamo in colloquio: lo siamo sempre: con noi stessi, con gli altri, e, quando preghiamo, con Dio. Ma non è facile avere colloqui che abbiano significati profondi, e non superficiali, e che facciano del bene agli altri e a noi: soprattutto quando stiamo male.

Cosa fare, allora, per dare ai colloqui, che abbiamo nel corso della giornata, un’anima che ci salvi dalla routine e dalle abitudini: dalle chiacchiere che non portano da nessuna parte?

La sola risposta possibile è questa: in ogni colloquio dovremmo cercare, con pazienza, di immedesimarci nella interiorità delle persone, con cui ci incontriamo, ascoltandole e guardandole negli occhi; ma guardando anche dentro di noi quello che avviene nella nostra interiorità. Cosa, questa, che dovremmo cercare di fare in ogni circostanza della vita: se vogliamo essere di aiuto agli altri e a noi stessi.

Eugenio Borgna, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999



Queste tre riflessioni ci dicono che comunicare è soprattutto saper ascoltare e incontrarsi.
In questo sta il vero ben-essere, bene-stare.



Tu cosa ne pensi?



domenica 7 ottobre 2012

Che cos'è la filosofia


Francesco Virga ci segnala questo testo di
Antonio Gramsci,  Introduzione allo studio della filosofia

Iniziamo dunque a capire il significato del filosofare....


" Occorre distruggere il pregiudizio molto diffuso che la filosofia sia un alcunché di molto difficile per il fatto che essa è l’attività intellettuale propria di una determinata categoria di scienziati specialisti o di filosofi professionali e sistematici. Occorre pertanto dimostrare preliminarmente che tutti gli uomini sono «filosofi», definendo i limiti e i caratteri di questa «filosofia spontanea», propria di « tutto il mondo », e cioè della filosofia che è contenuta: I) nel linguaggio stesso, che è un insieme di nozioni e di concetti determinati e non già e solo di parole grammaticalmente vuote di contenuto; 2) nel senso comune e buon senso; 3) nella religione popolare e anche quindi in tutto il sistema di credenze, superstizioni,opinioni, modi di vedere e di operare che si affacciano in quello che generalmente si chiama «folklore».
Avendo dimostrato che tutti sono filosofi, sia pure a modo loro, inconsapevolmente, perché anche solo nella minima manifestazione intellettuale, il «linguaggio», è contenuta una determinata concezione del mondo, si passa al secondo momento, al momento della critica e della consapevolezza, cioè alla quistione: è preferibile «pensare» senza averne consapevolezza critica, in modo disgregato e occasionale, cioè «partecipare» a una concezione del mondo «imposta» meccanicamente dall’ambiente esterno, e cioè da uno dei tanti gruppi sociali nei quali ognuno è automaticamente coinvolto fin dalla sua entrata nel mondo cosciente (e che può essere il proprio villaggio o la provincia, può avere origine nella parrocchia e nell’« attività intellettuale» del curato o del vecchione patriarcale la cui «saggezza» detta legge, nella donnetta che ha ereditato la sapienza delle streghe o nel piccolo intellettuale inacidito nella propria stupidaggine e impotenza a operare) o è preferibile elaborare la propria concezione del mondo consapevolmente e criticamente e quindi, in connessione con tale lavorio del proprio cervello, scegliere la propria sfera di attività, partecipare attivamente alla storia del mondo, essere guida di se stessi e non già accettare passivamente e supinamente dall’esterno l’impronta alla propria personalità?"


_________________________

Antonio Gramsci
in Quaderno 11, XVIII, 1932-1933 [Introduzione allo studio della filosofia],
“Appunti per una introduzione e un avviamento allo studio della filosofia e della storia della cultura”, § 12. Quaderni del carcere, a c. d. V. Gerratana, Einaudi, Torino, (1975, 1977),
vol. II, p. 1375-1376.


Possiamo aggiungere altre definizioni? Proviamoci..........



MASSIMO CACCIARI CI  PARLA DELLA NASCITA
E DELL'ATTUALITA' DELLA FILOSOFIA



Seguite anche la pagina appena aggiornata da Pia Vacante  con la presentazione del BUDDHISMO

giovedì 4 ottobre 2012

perchè questo blog


Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età(...)                                           



Perchè si avverte ancora, e più che mai,  il bisogno di filosofia? Nella celebre esortazione alla filosofia di Epicuro c'è il riferimento al benessere dell'anima, l'invito ad occuparsi del bene a qualunque età. L'uomo travolto dallo sviluppo della tecnica rischia oggi di allontanarsi sempre più dal progresso dell'umanità: laddove il primo segna un aumento quantitativo delle cose e delle loro pressioni nelle nostre vite quotidiane, l'altro ne misura il ben-essere, la convivenza che si evolve nel rispetto della persona, la qualità delle nostre presenze e delle nostre azioni. Ma se sul primo non abbiamo dubbi, sulla reale consistenza del secondo le incertezze sono in costante aumento. La tecnica non ci ha reso più felici, anche se ci ha aiutato ad organizzare con meno fatica le nostre giornate.

La Terra interamente illuminata splende all'insegna di trionfale sventura

Horkheimer, Adorno

Il ben-essere è ancora, per gran parte dell'umanità, soltanto desiderio e speranza. Il progresso umano è rimasto ai margini di una società sempre più divorata dalle regole del consumo e dell'apparire. La nostra convivenza subisce pressioni e forzature dal sistema economico, sfuggono sempre più facilmente i tempi e le modalità di una reale comunicazione che dia respiro ai nostri bisogni reali e alla costruzione piena delle nostre esistenze.
L'intento di questo blog è cercare di coltivare "un luogo dell'essere", incoraggiare il dialogo come esplorazione del sè e come incontro con l'altro, accogliere pensieri e riflessioni che accompagnano il nostro cammino di vita, di ricerca e di conoscenza. Un cammino che non vuole  perdere di vista la realtà nella quale pensiamo, operiamo, progettiamo, speriamo.

(...) Vi dico che proprio questo è per l’uomo il bene maggiore, ragionare ogni giorno della virtù e degli altri argomenti sui quali m’avete udito disputare e far ricerche su me stesso e su gli altri, e che una vita che non faccia di cotali ricerche non è degna d’esser vissuta...




Parleremo di gioia e dolore, di amore e odio, di volontà e potere, di amicizia e conoscenza, di metafisica, logica, etica, politica. Il recupero del pensiero filosofico e dei testi classici ci aiuterà a dare forma al nostro sentire, guiderà il nostro pensiero sull'essere e la realtà. Le pagine sul margine sinistro porteranno ad approfondimenti tematici di filosofia morale, filosofia politica, ontologia, confronto col pensiero orientale.
Questa idea  nasce dall'esperienza scolastica e dunque il blog è pensato anche come luogo di formazione didattica, di scambio e confronto culturale, con materiale per approfondimenti, riviste e enciclopedie on line anche in lingua inglese, esercitazioni sugli argomenti trattati nelle lezioni scolastiche, percorsi multimediali e aggiornamenti sulle iniziative tematiche in corso.

Se sei interessato a tutto questo registrati tra i lettori fissi in fondo al blog e partecipa anche tu con commenti e interventi. Il viaggio della conoscenza sarà più piacevole e ricco se affrontato in compagnia.



"Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell'ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini.
Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali"
Epicuro