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lunedì 31 dicembre 2012

Speranze dell'anno nuovo



 
dal "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere"
di Giacomo Leopardi 

"Passeggere: Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore. Speriamo. "

 
 
Lo speriamo anche noi. Auguri a tutti!

domenica 30 dicembre 2012

L'ignoranza socratica


sapere di non sapere





"Per la verità sono più sapiente io di quest'uomo, anche se forse nessuno di noi due sa nulla di bello e di buono, ma costui crede di sapere qualcosa e non sa, mentre io non so e non credo neppure di sapere"

Platone, Apologia di Socrate, 20e-23e


Come possiamo commentare questo testo?

mercoledì 26 dicembre 2012

I semi del futuro





La speranza in un futuro migliore può essere coltivata solo con la condivisione e la solidarietà. 

Pubblico con piacere  i versi di Bertolt Brecht che Marisa da Borgomanero mi ha segnalato. 
Credo sia un altro buon augurio per l'anno che verrà, grazie Marisa!


Mi fai spuntar le lacrime, fratello
vedo che la tua vita non è allegra...
Ecco una mela: io ne possiedo tre,
perciò una la regalo a te.
Non ci vedo niente di eccezionale:
e l'uno e l'altro possiamo vivere.
Solo i semi, promettimelo,
avido non inghiottirli,
sputali invece a terra
prima che mi allontani.
E se poi cresce un melo
dentro il mio campicello
vieni a prenderti i frutti:
e' il tuo albero quello!
                                
Bertolt Brecht

martedì 25 dicembre 2012

Natale di guerra, dolore nel cuore

  

E' il Natale del 1916, l'Italia è in guerra da un anno. Giuseppe Ungaretti è a Napoli per una licenza militare, ha da poco lasciato i compagni al fronte, nella mente solo il dolore per la morte di tanti uomini per una guerra inutile.

Il poeta frantuma i versi, quasi a dare l’impressione di un singhiozzo. E' il ritmo della tristezza, di una  solitudine cercata davanti al caminetto fumante che accompagna il peso di emozioni e pensieri.
E' un appello accorato per sfuggire alla festa di chi non può comprendere tanta profonda sofferenza.

Anche questo può essere il Natale. Chissà per quanti nel mondo è ancora così....

NATALE

di Giuseppe Ungaretti



Non ho voglia

di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Napoli, il 26 dicembre 1916

sabato 22 dicembre 2012

Si può amare la nostra Costituzione?


Da oggi gli auguri devono essere doppi. Primo perchè abbiamo "superato" la fine del mondo e ci siamo ancora, nonostante tutto. Secondo perchè si entra, non senza fatica, nel periodo delle festività natalizie e ci prepariamo, da sopravvissuti alla catastrofe planetaria, ad accogliere un nuovo anno dalle premesse assai incerte. Molti sono ancora perplessi:  la nostra sopravvivenza è stata davvero una fortuna?
Dunque spazio ai buoni, profondi, solidi e positivi sentimenti. Aiutano senz'altro.

Amore, speranza, fiducia vengono da Gustavo Zagrebelsky destinate alla "più bella del mondo", la nostra Costituzione.  
Perchè non partire dalla passione civile per riacquistare forza ed energia?


La Costituzione non è un codice di condotta, del tipo d'un codice penale, che mira a reprimere comportamenti difformi dalla norma. È invece la proposta d'un tipo di convivenza, secondo i principi ispiratori che essa proclama. Il rispetto della Costituzione non si riduce quindi alla semplice non-violazione, ma richiede attuazione delle sue norme, da assumersi come programmi d'azione politica conforme. L'Italia, o la Repubblica, "riconosce", "garantisce", "rimuove", "promuove", "favorisce", "tutela": tutte formule che indicano obiettivi per l'avvenire, per raggiungere i quali occorre mobilitazione di forze.
La Costituzione guarda avanti e richiede partecipazione attiva alla costruzione del tipo di società ch'essa propone. Vuole suscitare energie, non spegnerle. Vuole coscienze vive, non morte.
Queste energie si riassumono in una parola: politica, cioè costruzione della pòlis.

(...) La grande eco che il discorso di Benigni ha avuto nell'opinione pubblica è stata quasi un test. Essa dimostra l'esistenza latente, nel nostro Paese, di quella che in Germania si chiama WillezurVerfassung, volontà di costituzione: anzi, di questa Costituzione. È bastato accennare ai principi informatori della nostra Carta costituzionale perché s'accendesse immediatamente l'immagine d'una società molto diversa da quella in cui viviamo; perché si comprendesse la necessità che la politica riprenda il suo posto per realizzarla; perché si mostrasse che i problemi che abbiamo di fronte, se non trovano nella Costituzione la soluzione, almeno trovano la direzione per affrontarli nel senso d'una società giusta, nella quale vorremmo vivere e per la quale anche sacrifici e rinunce valgono la pena. In due parole: fiducia e speranza. Ma senza illusioni che ciò possa avvenire senza conflitti, senza intaccare interessi e posizioni privilegiate: la "volontà di costituzione" si traduce necessariamente in "lotta per la Costituzione" per la semplice ragione che non si tratta di fotografare la realtà dei rapporti sociali, ma di modificarli(...)
 Gustavo Zagrebelsky


leggi tutto l'articolo su Repubblica del 22 dicembre 2012

 Si può amare la nostra Costituzione?

  video

giovedì 13 dicembre 2012

Su quella che alcuni chiamano "occupazione"


post della prof.ssa Grazia Messina

 
Questo spazio è nato per esprimere idee e riflessioni che le nostre intelligenze sono in grado di maturare di fronte al reale e al quotidiano fluire degli eventi. Pertanto oggi ritengo necessario utilizzarlo per dare spazio al dissenso dei docenti del Liceo Leonardo già espresso nel documento pubblicato questa mattina nel sito della scuola.

L'impossibilità per la maggioranza della comunità scolastica- studenti, docenti, personale- di accedere ai locali della scuola a causa della presunta protesta di una minoranza di studenti che non ha ancora formulato una chiara e necessaria -come in ogni civile dissenso- motivazione della propria scelta e del proprio agire,  è avvertita da chi è bloccato ai cancelli come atto di prepotenza e prevaricazione di stampo decisamente antidemocratico.

Si collabora nella costruzione di una scuola migliore in qualità e risorse  attraverso il dialogo e il confronto che la democrazia ci ha insegnato a coltivare, aprendo gli spazi della condivisione e della conoscenza all'apporto che solo dalla pluralità delle presenze e dalla loro libera dialettica può derivare. Chiediamo tutti investimenti seri sulla cultura e l'istruzione, crediamo senza riserve nella necessità di potenziare la scuola pubblica e di tutelare il diritto allo studio ma proprio per questo bisogna essere all'altezza delle richieste avanzate: prepotenza, superficialità ed arroganza non sono di certo i mezzi per procedere sulla giusta strada.



post della prof.ssa Gabriella Gullotta

Ma davvero laissez faire laissez passer?

Tutto scorre e nulla permane. Questa antichissima massima di Eraclito non vale solo per spiegare le complesse fenomenologie dei processi biologici, le dinamiche geometrie del pensiero o i mutevoli sistemi delle aggregazioni sociali, ma vale anche per meglio comprendere situazioni più semplici. Quanto è accaduto in questa prima parte dell’anno scolastico in moltissime scuole italiane è la prova che le storiche forme di protesta studentesca degli anni Settanta sono ormai anacronistiche, assolutamente inadeguate ad aggredire e modificare le inefficienze e le schizofrenie del sistema per la semplice ragione che ogni epoca storica deve necessariamente produrre anticorpi specifici per aggredire le proprie patologie.
Ad una riforma dell’istruzione che comprime il monte ore, che diminuisce il numero delle classi affollando fino al didatticamente insostenibile, che decurta progressivamente sia le risorse umane che le risorse economiche, non si può rispondere bloccando l’attività scolastica che ancora si riesce a fare, poiché a tale occupazione non segue uno scontro perché l’antagonista è molto diverso rispetto a quello più politicamente definito di quarantenni fa. Dunque le occupazioni di questi giorni sono atti autolesionistici quando non sfociano in meri atti vandalistici. Le occupazioni degli anni Settanta provocavano uno scontro durissimo tra il desiderio di innovazione portato avanti dai giovani e la rigidità ottocentesca delle istituzioni, le quali, infatti, reagivano prontamente per ostacolare e sopprimere immediatamente queste forme di protesta. II fatto che nessuno oggi reagisca per sgomberare le scuole occupate, che gli organi di informazione non trattino l’argomento o lo inseriscano quasi distrattamente nei servizi di coda dovrebbe far riflettere quei pochi giovani che forse in buona fede e con sane spinte idealistiche hanno deciso di occupare le loro scuole. La situazione politica e socio-economica è ben diversa rispetto a quella degli anni Settanta in cui la scuola pubblica era il fulcro della società civile perché attraverso di essa (soprattutto nei licei) si formavano le cosiddette “classi dirigenti” e il turn over tra vecchi e giovani andava oculatamente controllato. Ora non è più così, la scuola pubblica non è più al centro della società civile italiana e non basta a formare la classe dirigente. La scuola è stata profondamente svalutata perché scuola dell’obbligo e scuola di massa, anziché essere considerate straordinarie conquiste civili, quali esse sono, sono state interpretate da un’errata politica dell’accoglienza, del lasciare passare tutto e tutti, come un noioso passaggio obbligato, una sorta di fastidiosa malattia esantematica che tutti devono ‘passare’ velocemente rimanendone immuni.
Eppure nell’attuale scuola italiana vi sono alunni ed alunne straordinari che credono ancora nel valore aggiunto del sapere, che alimentano con molteplici modalità l’insopprimibile bisogno di conoscere e di scoprire per migliorare se stessi e il mondo in cui vivono. Circolano nelle scuole energie pure, intelligenze brillanti e fervide di interrogativi che si scontrano quotidianamente con un orizzonte politico-sociale sempre più ristretto, miope, gretto e, a volte, grottesco. Dunque nelle medesime affollate aule convivono giovani con una grandissima voglia e capacità di pensare e fare a cui la scuola, pur con le sue difficoltà e le sue intime contraddizioni, riesce a fornire quello che nel burocratichese delle riforme scolastiche formato azienda si chiama know how e giovani che, pur avendo esaurito l’obbligo scolastico, non si orientano verso nessun mestiere, ma stazionano nelle classi e, con un misto variabile di indolenza ed arroganza, aspettano che i professori si liberino di loro per logoramento, promuovendoli di anno in anno per scaricarli poi sulle spalle della cosiddetta società civile. Le famiglie di questi studenti a vuoto, spesso sostengono, con le loro giustificazioni d’ufficio o con la loro totale assenza, tale patetico decorso poiché tutti inseguono lo status obbligato dell’inutile pezzo di carta che va dato comunque anche ai loro rampolli, a prescindere dal fatto che sappiano leggere scrivere e far di conto anche perché, a loro insindacabile giudizio, i suddetti rampolli sanno meglio e di più dei loro insegnanti che pertanto non possono, ovviamente, comprenderli. Tale convivenza tra le due tipologie di studenti il più delle volte è pacifica e tollerata perché nella comune accezione di una scuola-azienda contano il numero non degli studenti quanto degli utenti e se a questo si aggiunge il ricatto del taglio delle cattedre nel caso in cui gli alunni decrescessero, il gioco è fatto e la pratica della selezione oltre a non essere politically correct è anche antieconomica e autolesionistica per docenti e personale ATA.
Eppure qualche volta i nodi vengono al pettine. È il caso dell’occupazione del Liceo Scientifico Leonardo di Giarre. Un fatto che può diventare emblematico e può aiutarci a riflettere e a ri-orientare il percorso in un’ottica di cambiamento permanente specie in una società “liquida” qual è quella in cui siamo immersi.
Il Liceo Leonardo è stato occupato ieri mattina da un gruppo minoritario di studenti, forse un centinaio, dopo una settimana di autogestione alla fine della quale, attraverso una votazione interna, la stragrande maggioranza degli studenti si era espressa contro l’occupazione. Fuori dai cancelli sono rimasti mille studenti, tra questi qualcuno sicuramente se la rideva perché un manipolo di temerari avevano fatto il lavoro sporco e loro potevano godersi uno spezzone inaspettato di vacanza salvifica, visto il periodo denso di verifiche e interrogazioni che precede la pausa natalizia. Ma fatte queste sottrazioni, rimane uno zoccolo duro, un nucleo qualitativamente preziosissimo di giovani che ti pone domande su come sia possibile un fatto così grave quanto inutile alla causa del cambiamento e del miglioramento della scuola. Io da docente, nonostante l’amarezza e il disorientamento iniziale, ho cercato di guardarmi intorno e di riflettere. Gli occupanti hanno prontamente sciorinato gli striscioni di circostanza, sgrammaticati e assolutamente inconcludenti in cui si misura la penosa afasia dei mittenti. I guardiani dei cancelli, con cui noi insegnanti abbiamo cercato di interloquire, sono ragazzini di primo secondo anno al massimo che si esprimoo perlopiù in dialetto e alle domande stringenti del tipo “Ma perché state occupando” farfugliano risposte del tipo: “Non siamo tenuti a parlare con voi” oppure “Boh, che ne so”. Oggi è stato il secondo giorno di occupazione, ma ancora non c’è nessun documento, nessuna traccia visibile di pensiero costruttivo o di nuovo e progressivo evo che avanza, ma soltanto la pena di una scuola sbarrata, di una maggioranza di studenti che vorrebbe rientrare a scuola e fruire di quel servizio che, pur se tra tante difficoltà, la scuola offre loro, a cui si oppone in maniera del tutto antidemocratica una minoranza piuttosto inconcludente, incapace o forse del tutto disinteressata a comunicare e a farsi comprendere. Pasolini, che di contestazioni, poteri, fascismi e mutazioni antropologiche, ha ampiamente discusso (forse fino a morirne) scriveva che la morte non sta nel non poter comunicare ma nel non potere più comprendere. E noi questo lusso non ce lo possiamo permettere.
Ecco perché, pur avendo anch’io protestato e scioperato contro le ultime riforme, non condivido nulla di questa occupazione in quanto essa non comunica nessun senso, se non l’arroganza impotente dell’ignoranza e finiti i bagordi tutto si spegnerà tristemente. Quanto accaduto costituisce la prova che se davvero si vuole cambiare bisogna credere fermamente su quanto ciascuno di noi fa ogni giorno, chi come genitore, chi come docente, chi come studente, i sistemi si mutano con la fatica e con il lavoro e chiedendosi il senso di quel che si fa. Per quanto concerne noi docenti bisogna che ci rendiamo conto che per valorizzare tutte le potenzialità che vi sono nei nostri studenti bisogna a valutare il valore della qualità e non quello della quantità, ovvero a tutti va data l’opportunità di studiare ma chi non ha voglia va orientato verso altro, bisogna avere il coraggio di dire dei no, porre dei limiti e rialzare l’asticella, diversamente davvero concorreremo a spegnere tutto.
Un vecchio detto recita: all’asino si può insegnare come si beve ma non gli si può insegnare ad aver sete.



post della prof.ssa Maria Allo


 La libertà autentica, in poche parole, è intellettuale, riposa nel potere educato del pensiero.
(J. Dewey)
Noi  docenti  non mettiamo in dubbio la fondatezza delle proteste del movimento studentesco, qualche forma di contestazione è legittima, solo per non accettare passivamente le ” schizofrenie” del governo di turno ,ma   l’occupazione  non è l’unica modalità di contestazione e quella  attuata al Leonardo   non è assolutamente una delle forme di protesta più razionali, non mira a costruire ,ma ad ottenere  Non siamo tenuti a parlare con voi” oppure “Boh, che ne so”.       Il nichilismo si presenta oggi  come la conseguenza della svalutazione dei più alti valori dell'esistenza umana:l'anima, la libertà, l'impegno per gli altri.....E' il sentimemto della mancanza di valori di tutto. Nulla ha più senso, nulla ha più valore: la vita, gli ideali, i progetti, la tensione verso il futuro.E' una generazione che fa fatica a crescere . Solo un terzo dei nostri giovani ci prova e ce la fa. Un altro terzo è in bilico, gli altri sembrano decisamente perduti .
 L’occupazione, fra l’altro, è un reato e implica forti responsabilità civili e penali per chi vi partecipa e per i loro genitori, ugualmente tenuti a rispondere (sul piano civile e penale) delle azioni dei propri figli, nonché tenuti al risarcimento dei danni riscontrati a conclusione dell’occupazione medesima (porte, finestre, danni alle strutture, ai servizi, alle suppellettili e ai sussidi didattici e strumentali, agli estintori, al sistema idrante antincendio, al sistema anti intrusione, ecc.) e ciò anche nel caso in cui non sia possibile individuare i responsabili. Rimarranno la beffa e i danni, nonostante le contestazioni avute finora, giudicate  contestazioni faziose di una minoranza di alunni per nulla interessati ad innalzare la qualità della nostra scuola e lesive nei confronti di alunni con maggior senso vitale, che reagiscono al conformismo imperante , che guardano al futuro con una certa fiducia.Sono quelli che non si arrendono, che rimproverano alla società di non mettere  paletti, reclamando ad alta voce, dalla scuola, dal mondo delle istituzioni,dallo stesso mondo del lavoro, più chiare indicazioni di comportamento morale e civile. Non divieti o sanzioni, ma criteri di orientamento per impostare la propria vita.Sono i ragazzi più motivati del Leonardo , capaci di andare controcorrente e che manifestano un atteggiamento positivo fondato su  radici solide .Se è vero, come dichiarava Henri Bergson, che”l'idea dell'avvenire è più feconda dell'avvenire stesso”, noi docenti ci metteremo a lavorare su questo concetto, a coltivarlo, a fertilizzarlo, come del resto
 abbiamo sempre fatto.I diritti delle generazioni future sono i doveri delle generazioni attuali. La loro vita domani dipende dalla cura che ne abbiamo oggi.
Per questo invito anche i genitori a fare opera persuasiva presso i propri figli occupanti perché prendano consapevolezza dei rischi e delle possibili gravi conseguenze che l’occupazione può comportare, tanto sul piano delle responsabilità individuali e collettive (civili e penali) che sul piano didattico, conseguenze che toccheranno tutti, sia coloro che aspirano a risultati eccellenti, sia coloro che necessitano di essere sostenuti. Vale la pena pensare ad altre forme per fare sentire la propria voce, non essendo di alcuna utilità l’occupazione, poiché risulta ormai palese che non vi è alcuna prospettiva di poter cambiare le cose.


post della prof.ssa  Angela Cavallaro

Viviamo un momento storico terribile, un momento che ci costringe a riflessioni serie e a considerazioni ponderate di certe posizioni.
Ho vissuto gli anni settanta, formidabili e anch’essi terribili, in questo stesso liceo e appena entrata si sconvolse  tutto il mio mondo di bambina per aprirsi davanti a me  il mondo di cittadina e donna consapevole, pronta a lottare per una società più giusta. Ricordo che si fecero ben tre mesi di sciopero per il diritto alla partecipazione attiva allo studio e alla vita scolastica. La nostra giornata era scandita da assemblee e collettivi il cui cardine era la discussione, lo svisceramento dei problemi, la voglia di proporre soluzioni, di far capire ai nostri docenti e agli adulti le nostre istanze. Nessuno si sognò di andar oltre, forse consapevoli dei limiti imposti dalla legalità o forse consapevoli di avere genitori severi che ci aspettavano a casa pronti a “sanzionarci” se solo avessimo tentato una qualsiasi azione illegale.
Sono stati anni ed esperienze molto formative per la mia coscienza civile e per questo devo ringraziare la scuola.
Da docente periodicamente ho visto i nostri alunni risvegliarsi verso movimenti di presa di coscienza che passano naturalmente per le vie della protesta e  vivendolo dall’altra parte della barricata come adulta e docente ho sempre cercato di privilegiare il dialogo e il confronto civile, sempre nell’ottica della “discussione, lo svisceramento dei problemi, la voglia di proporre soluzioni”, e devo dire che finora il dialogo, a volte anche lo scontro, c’è stato, ma è sempre stato costruttivo, questa volta invece no, qualcosa è diverso…il dialogo e nemmeno lo scontro è più possibile.
Anch’io ho protestato contro questo sistema che riserva continui tagli e misure restrittive  alla scuola e alla cultura, ma non condivido questa occupazione illegale della scuola, in quanto non ci sono argomentazioni, non c’è discussione, non c’è dialettica; i fautori sembrano spinti solo da spirito di emulazione, dal desiderio di avere i propri “quindici minuti di popolarità” di Warholiana memoria e peggio ancora hanno scavalcato ogni forma di decisione democratica. Durante la settimana di autogestione, concessione importante per gestire al meglio lo spazio formativo, non ho visto un solo documento o sentito una sola argomentazione in cui venissero fuori delle istanze, chiare o confuse poco importa, e se portati a riflettere, a colloquiare, i ragazzi al massimo si sono limitati (quelli più educati) a tacere, con l’aria di chi non vede l’ora che suoni la campana per mandarti a quel paese.
Condivido pienamente le riflessioni delle mie colleghe: è giunto il momento di riflettere e di ponderare le nostre posizioni e i nostri ruoli, ma dobbiamo farlo tutti: docenti, ragazzi e soprattutto genitori.
post della prof.ssa Pia Vacante
Credo che un'azione di questo tipo sia da qualificare come anti-democratica. Non è possibile che un gruppo ristretto, molto ristretto di ragazzi inesperienti e senza nessuna idea di ciò che significhi attuare una vera protesta, possa tenere in pugno più di mille persone. Questo tipo di azione, a mio avviso, può essere considerata come esercizio di una tirannia, e che questa tirannia sia esercitata da una minoranza rende il gesto ancora più grave. Ritengo anche che l'assenza della maggior parte degli studenti dalla scuola in questi giorni sia anch'essa da valutare come accettazione passiva di ciò che sta accadendo. Esorto quindi tutti gli studenti del Leonardo a venire a scuola da domani, anzichè poltrire nel letto, per manifestare il loro dissenso relativamente a questa occupazione insensata, anacronistica e soprattutto lesiva del diritto allo studio.
E' molto semplice: loro pensano di lottare per il diritto allo studio, ma di fatto fanno di tutto per boicottare il nostro lavoro di insegnanti e il desiderio di studiare in chi riesce ancora a conservare la genuinità di questo importantissimo valore sociale


Venerdì 14 dicembre 2012: terzo giorno di "occupazione" del Leonardo


post degli studenti del Liceo Leonardo

Sono già tre giorni che i cancelli del Leonardo rimangono chiusi. Noi, però, continuiamo a venire qui, davanti alla nostra scuola, nella speranza che tutto questo presto finirà, che finalmente potremo tornare tra i banchi.
Ogni giorno che passa, si continua a perdere tempo prezioso per la realizzazione del nostro futuro, per la quale il diritto allo studio ha un ruolo fondamentale.
Conosciamo le problematiche che affliggono il nostro Paese, ma non riteniamo che l’occupazione del nostro Istituto, in questo contesto politico-sociale, sia il mezzo migliore per risolverle.
Ancor più riconosciamo che qualsiasi atto di forza non è il migliore per manifestare il nostro malcontento, specie se operato contro la volontà della maggioranza di noi stessi studenti. Gli strumenti per ottenere l’occupazione sono stati la disinformazione e la volontà di imporsi ad ogni costo, che molte volte è scaduta nella prepotenza e nella rabbia.
Non vogliamo che la situazione nazionale attuale ci porti all’esasperazione, alla violenza, all’antidemocrazia e, soprattutto, all’ignoranza e all’inimicizia. I mezzi per combattere l’ingiustizia sono la lealtà e la verità: né la rabbia né l’arbitrarietà degli atti di questi giorni ci dimostrano che questa singola protesta è sostenibile, tantomeno giustificabile.
Proponiamo inoltre, come soluzione concreta ai problemi interni al nostro edificio scolastico, un sopralluogo delle autorità competenti, per ottenere insieme un risultato migliore.

Gli studenti del Leonardo che credono nella lealtà e nel dialogo

 

post della prof.ssa Pina Borzì

È miope chi vede solo il sentiero su cui cammina
e solo il muro su cui si appoggia.
Gibran

 Nella più che cinquantennale storia del Liceo Leonardo di Giarre mai era accaduto che il malessere, la protesta degli studenti degenerasse nella cosiddetta “occupazione” della scuola. Il nostro Liceo è sempre stato un liceo accogliente, dalle “porte aperte” e si è sempre distinto per la civile protesta, sostenuta da documenti scritti che ne spiegavano le ragioni. Per chi, come me, da molti anni vive e lavora a contatto con i ragazzi del Leonardo discutere i punti di vista diversi, esprimere democraticamente le idee, tutelare il patrimonio umano e di risorse della nostra scuola è sempre stata la normalità,  il punto fermo della comunicazione tra le varie componenti. Quando mercoledì mattina alle otto mi sono trovata davanti al cancello della scuola sbarrato da un catena, quasi non mi capacitavo di quanto stava accadendo.
Attraverso le pagine di questo blog vorrei esprimere il profondo senso di contrarietà e delusione che la sedicente “occupazione” del Liceo Leonardo di Giarre, ad opera di una minoranza di studenti, suscita in noi docenti, per il passo in più che non si doveva fare e di cui non c’era alcun bisogno, perché altre sono le vie attraverso cui occorre risolvere i problemi della scuola e della società. Strade certamente più costruttive e più serie della inutile, costosa e poco responsabile cessazione dell’attività didattica di cui c’è tanto bisogno per preparare le giovani generazioni ad affrontare la ricerca di lavoro e di realizzazione.
Posso comprendere la delusione dei giovani di fronte alle incertezze del presente e del futuro, posso comprendere la demotivazione di tanti docenti per il mancato riconoscimento del nostro ruolo, posso comprendere il disagio di tanti genitori per la mancanza di dialogo con i figli, ma senza un patto condiviso di responsabilità reciproche, senza una catena di solidarietà e di impegno serio, senza la messa in comune delle esperienze e delle risorse di tutti non si costruisce un futuro migliore.
La scuola ha bisogno di più “scuola”, non di annullare l’essere scuola, di più presenza e impegno personale. Il diritto allo studio, all’informazione, alla partecipazione, alla cultura non può essere vanificato da cancelli chiusi e porte sbarrate, da contrattazioni senza titolo di un gruppo minoritario.
Occorre agire non reagire, occorre sapere di più non presumere di sapere, occorre saper fare non immaginare di fare e di essere.
 Il “pensiero debole” che sostiene questa occupazione, della quale  non si sa dire neppure il perché e il cosa si vuole, ci richiama all’urgenza di una rigorosa formazione culturale e civica, per la quale ciascuno, con onestà e responsabilità, può e deve esercitare il proprio ruolo, restando al proprio posto.
                                        
                   
 post della prof.ssa Carmela Turnaturi

E' la terza estenuante giornata trascorsa davanti ai cancelli chiusi del "Leonardo". Un gruppo di studenti vi si è asserragliato dentro.  I più sono fuori, in aperto dissenso con quelli che, con un colpo di mano (in altri Stati e in altri tempi si sarebbe chiamato golpe), hanno disatteso la volontà della maggioranza  democraticamente espressa in seguito a  una serie di consultazioni, avvenute magari tra un pò di confusione,  ma dalle quali è emersa la chiara contrarietà a forme di protesta quali l'occupazione.
 Una forma di protesta che, penso, sia stata percepita da moltissimi come lontana anni luce, fuori dall' immaginario corrente, praticata da alieni in anni che furono. E poi, perchè l'occupazione? Se lo saranno chiesto in molti, tanto più di fronte all'insussistenza dei motivi per i quali, a detta dei fautori, andava fatta. Passi l'autogestione, accettata e condivisa  (più soft e più "moderna") e, in ultima analisi, vissuta come un anticipo di vacanze. Ma l'occupazione? Ci si rende conto che non è proprio il caso. Prevale il buon senso. Ma  ecco che un manipolo di moderni masaniello prende la fatidica decisione, a dispetto della volontà della maggioranza. Atto gravissimo, se è vero come è vero, che viviamo in democrazia, facciamo parte del mondo occidentale e l'esercizio della libera opinione è  uno dei principi basilari su cui si fonda la convivenza civile. Libera opinione, non libera sopraffazione. Al di qua dei cancelli, sulla strada, la condanna è unanime. Studenti e professori in sintonia: cosa si vorrebbe cambiare o migliorare sulla base di queste premesse? perchè privare i più della loro scuola, della loro voglia magari di discutere e di confrontarsi? perchè impedire l'ingresso in un luogo che per sua stessa natura, come l'agorà nell'antica Grecia,  è deputato all'esercizio della dialettica? 
 E allora la cosiddetta "occupazione" appare per quella che è: una forzatura, una sbiadita e anacronistica imitazione, svuotata di senso. Altri gli strumenti, altra la consapevolezza, altro il percorso per un vero cambiamento. Ma forse qualcosa non ha funzionato..... Conviene fermarsi un momento a riflettere.
 
 
 
 
 
 
                                                 

sabato 8 dicembre 2012

I Pitagorici


post di Pia Vacante

Per conoscere meglio il pensiero ed il contributo di Pitagora e della sua scuola, Stefania Vitale e Marco Scandura di 3 G propongono questa interessante riflessione:




Un’antica società di Adoratori del numero tenuti al segreto per giuramento


"(...) La scuola pitagorica ha segnato il passaggio della matematica dalla tradizione orale dei popoli antichi ad una vera e propria scienza, che per la prima volta viene messa per iscritto, ed ha delineato le fondamenta della moderna disciplina che durante i secoli successivi sarà ripresa dai maggiori matematici e filosofi, in primis da Platone".

Per leggere tutto il lavoro di Stefania e Marco clicca in basso

venerdì 7 dicembre 2012

perchè l'autogestione


Gli studenti della classe 3 B mi hanno oggi inviato il messaggio che segue sull'esperienza dell'autogestione realizzata a scuola nell'ultima settimana, "per dare un senso a questa protesta", come tengono a precisare.  Poichè il nostro blog è nato soprattutto per dare voce a pensieri ed idee della quotidiana interazione,  riporto per esteso il documento da loro elaborato.  Tale decisione scaturisce non certo da corporativismo o pratica demagogica, come talvolta si è detto e si dice impropriamente del nostro comportamento, quanto piuttosto dalla certezza che il dissenso deve sempre trovare forma costruttiva nella democrazia. Individuare i limiti del reale, pensare ad un miglioramento possibile, confrontarsi sul piano progettuale per un futuro migliore non può che essere considerato necessario e vitale nella convivenza civile. E la comunicazione responsabile deve essere il veicolo fondamentale per questa crescita comune,  come più volte abbiamo ripetuto nelle classi nei giorni scorsi.
Mi auguro che quanto detto dai ragazzi, nella forma semplice  e diretta a loro congeniale, possa sollecitare ulteriori riflessioni, osservazioni ed interventi a vario titolo anche su questo blog,  per aiutare a portare l'ordine della logica e la luce della consapevolezza nei momenti spesso caotici e non sempre particolarmente costruttivi di questi ultimi giorni di scuola.


Questo è un comunicato che abbiamo scritto durante i giorni di autogestione per dare un senso a questa protesta, le volevamo chiedere se ci poteva aiutare a pubblicarlo.
Magari partendo semplicemente dal blog.                                                  
                                                                                                                gli studenti della 3 B
                      

Scriviamo dal Liceo Scientifico-Linguistico Statale Leonardo di Giarre (CT), siamo studenti come tanti che si ritrovano a chiedersi che ne sarà dell’Italia, dell’istruzione pubblica e della sanità,ma soprattutto del nostro futuro.
La scuola pubblica sta subendo sempre più tagli e le opportunità di crescita formativa sono sempre più scarse.
Cosa ne sarà di noi? Perché andare all'università sta div
entando solo un’utopia? Chi se lo potrà permettere? Bisogna essere fortunati per avere una cultura?. Prima di noi si sono battuti per fare in modo che la scuola diventasse pubblica che fosse per tutti e che l’istruzione fosse alla base della formazione dell’individuo. A noi piace studiare e crediamo nel diritto allo studio. Da giorno 3 dicembre 2012 la nostra scuola si è dichiarata in autogestione e noi stiamo cercando di trovare una soluzione o un modo per divulgare e far arrivare la nostra voce in alto. Siamo studenti di uno dei più grandi licei della provincia,uno dei migliori e ci dispiace che non ci siano più fondi e che ci sia la quasi certezza di andare incontro ad altri tagli. Basta! Siamo stufi di dover rinunciare ai nostri sogni e alla nostra scuola! Non vogliamo occupare la scuola creando ancora disagi e negandoci il diritto allo studio! Noi paghiamo le tasse,siamo figli di lavoratori onesti e vessati dal grande peso della pressione fiscale. Stiamo cercando di crearci un futuro,cosa c’è di sbagliato? Siamo stanchi di vedere “Ladri legittimati” e di non poter far nulla! Siamo cittadini di un ipotetico futuro scritto con una matita pronto ad essere cancellato. Vogliamo garantire ai nostri figli la possibilità di usufruire di un servizio pubblico decente. Vogliamo continuare ad andare in ospedale e ricevere le cure nonostante la nostra condizione economica. Vogliamo che il paese cresca, esca dalla crisi e si evolva, non siamo noi che lo stiamo affossando!!... Vogliamo andare all'università . Vogliamo sapere, perché solo la cultura è in grado di farci maturare e capire. Vogliamo avere tutti le stesse possibilità e vogliamo che ci sia meritocrazia. Noi non siamo fannulloni o bamboccioni come ci definiscono. Non vogliamo celebrare il funerale della scuola pubblica!

irrazionalità di una delusione

 

Delusione che genera rabbia o rabbia che genera delusione? Istinto e razionalità sono due facce diverse della stessa medaglia e, come quando si lancia una moneta, le due facce non possono coesistere. È l'irrazionalità di una delusione che porta alla rabbia che, fin quando non trova una valvola di sfogo, si accanisce con noi stessi, con quella parte di noi che continua a voler credere negli altri o che gli altri ragionino come noi o meglio come noi vorremmo. È questa la vera delusione, quella provocata dal nostro stesso atteggiamento! Dunque a questo punto, come in un perfetto sillogismo, basterebbe cambiare atteggiamento e predisposizione verso gli altri per vivere meglio! Evitare le delusioni e le conseguenze irrazionali della rabbia. E se ormai è troppo tardi perché si è "chiuso lo stomaco" e il cuore è quasi attanagliato da una sensazione di costrizione tale da sentirsi mancare il respiro? Bisogna tornare razionali, provarci in tutti i modi, ascoltare musica, mangiare cioccolato o più semplicemente chiudersi a guscio, raggomitolarsi al calduccio sotto le coperte, magari sfogarsi e poi far finta di nulla! Sorridere.. Sorridere sempre, anche quando senti il cuore frantumarsi perché ciò in cui credevi e speravi potesse essere abbastanza solido, in realtà non lo era, andando esso stesso in frantumi, anche quando con la massima delicatezza avevi provato a maneggiarlo con cura facendo la massima attenzione. ... Maledetta delusione...
 
Martina

mercoledì 5 dicembre 2012

per non arrendersi


Cadere per poi rialzarsi. Cosa c'è di più faticoso che trovare la forza di tornare in piedi se questa forza, solo per nostra convinzione, non c'è? È molto più semplice restare seduti, guardare il mondo dal basso e farsi guidare da chi è in piedi e guarda un po' più lontano. Cosa guarda però? Ce lo siamo mai chiesti? Tutto ciò che è è diverso per ognuno di noi che assume una visione della realtà abnorme e offuscata da pensieri propri, dal suo stesso modo di essere e di esistere. Perché allora non trovare la forza in sé, una forza non fisica ma psicologica, morale, la forza di imporsi e di esprimere la propria opinione  senza aspettare il consenso di nessuno! E... Se sbagliata?
Pazienza tutti sbagliano e se gli errori sono questi, ben vengano!
Un semplice errore di stima ha il suo costo e non è neanche sicuro che lo stesso errore non sarà più fatto una seconda volta.. Per questo bisogna ammettere che gli asinelli sono meglio di noi.. Ma non in termini di intelligenza e razionalità, cosa che da sempre, si dice, abbia reso l'uomo tale! Ma l'uomo pensa,  ragiona, scrive, conosce ed è curioso del mondo e di sè... Ma perché? Perché sforzarsi per capire cose che non capirà mai? È così, fa parte di lui.
Probabilmente vorremmo  risparmiare ai posteri la fatica, ma non sarà mai così se i posteri si arrendessero a una conoscenza dogmatica verrebbe meno la stessa conoscenza, la stessa curiosità che è una caratteristica saliente dell'uomo!
È affascinante vedere e osservare come si dà da fare, a volte inutilmente è vero, ma ci prova! E chi più chi meno, difficilmente si arrende!
Il punto è credere in ciò che si fa, avere un obiettivo, un fine, qualcosa da dimostrare che deve essere costantemente smentito e che altrimenti perderebbe tutto il suo fascino.
Fin quando ci sarà qualcuno pronto a fornire alternative valide allora sì che si potrà fare un confronto e si potrà essere liberi di scegliere!
Scegliere ciò che si vede o si immagina dal punto dal quale stiamo osservando, più o meno con lungimiranza, domandandosi sempre se ciò che vediamo è abbastanza o se esiste ancora qualcosa che vada oltre, oltre a vista... Oltre le percezioni.

Martina



lunedì 3 dicembre 2012

i pensieri di Martina



Il profumo della pioggia quando il sole, timido, si nasconde dietro le nuvole inquietanti è un sogno, un sogno fatto da svegli che sa di realtà, ricco di emozioni personalissime che evocano ricordi, passioni, nostalgie che vorresti nascondere e condividere solo con pochi, solo con chi capirebbe
E ..così come il freddo si combatte meglio spogliandosi, la vita si affronta guardando a testa alta gli ostacoli, rischiando di restarne atterriti, feriti...
Ma chi non ha mai sofferto e mai lo farà si può dire che abbia mai vissuto?
Siamo il frutto di ciò che abbiamo saputo affrontare in questo torrente che trascina e scorre senza sosta.. è il tempo che tutto altera e modifica...
Che ci resta di questa vita incredibile se non questi  giorni che ci sono concessi?
Ma lo scopo della nostra vita? Non sappiamo cosa eravamo prima nè cosa saremo... Di una cosa sono certa, abbiamo la grande fortuna di poter fare esperienze anche se il fine ultimo non può di certo essere l'imparare qualcosa.. (Se non a breve termine...) 
 



Il potere delle parole, il fascino dell'emozione di un sospiro, di un bacio, di una carezza e l'amore che insieme alla passione si colora di mille sfumature forti, accese e intense... Questo è amore... Amore per la vita, gioia di vivere e di condividere con chi può davvero capire e sentirsi togliere il fiato, stupirsi, anche dalle cose più semplici e spontanee..


Martina

giovedì 29 novembre 2012

Una lezione di democrazia


Farid Adly, ospite del nostro liceo il 27 novembre, ci ha consegnato ancora una volta una preziosa  lezione di democrazia. Spazzando via tanti luoghi comuni sulla realtà sociale e politica della nuova Libia, libera dalla presenza di Gheddafi e impegnata nell'edificazione di un futuro costituzionale e democratico, ci ha ricordato che il corso necessario del cammino di un popolo che si libera dalla dittatura è positivamente possibile solo se illuminato da una ragione lungimirante e consapevole dei bisogni dell'intera popolazione. In un Paese in cui era assolutamente assente qualunque possibilità di informazione libera e di dissenso al regime, donne, ragazzi, giovani sono coraggiosamente scesi in piazza per chiedere la Libia della verità e della giustizia, lanciando a tutto il mondo la forza di un esempio di reale impegno democratico nato dalla società civile.


Ci associamo agli auguri di Farid alla sua terra, grazie ancora Farid!





"Democrazia non è soltanto andare a votare, seguire i dibattiti in TV e fare qualche chiacchierata con gli amici al bar; democrazia è partecipare alla costruzione dello Stato e renderlo vitale, tramite strutture collettive di base come partiti, sindacati e organizzazioni della società civile"





"Adesso si apre di fronte alle forze laiche arabe un percorso ancora in salita. Ma in questa battaglia il punto di forza è la conquistata democrazia e la certezza che le giovani generazioni che hanno abbattuto i tiranni saranno capaci di disarcionare eventuali regimi oscurantisti. La superiorità del laicismo è nella sua apertura ugualitaria alla società tutta e nel suo essere legato a valori terreni, non sovrannaturali. Un conto è dire che l'Islam è la religione di stato e un altro è dire che l'Islam è la fede della maggioranza dei cittadini. Un altro ancora sostenere che lo Stato è islamico. Il secondo caso fotografa una realtà, gli altri due sono solo visioni ideologiche" 



Farid Adly collabora con il Corriere della Sera e il Manifesto. Negli anni Settanta ha fondato a Milano il periodico dedicato al Medio Oriente Al-Sharara (La Scintilla). Ai tempi dell'Università è stato il Presidente del Movimento degli Studenti Libici in Europa (GULS). Nel 1980 ha fatto la storica esperienza pionieristica della trasmissione di Radio Shaabi, la trasmissione in lingua araba realizzata da Radio Popolare. E’ direttore dell’agenzia stampa bilingue ANBAMED. Dopo la primavera araba ha scritto il saggio La rivoluzione libica, interessante ricostruzione della storia del suo paese dall'indipendenza alla rivoluzione popolare del 2011 (da questo testo sono tratti i brani sopra riportati)

martedì 20 novembre 2012

l'uomo e le stelle


...il cielo stellato sopra di me....
Kant






post di Flavia Petrella, classe 4 H


Il problema esistenziale dell’individuo nell'età moderna va collocato in una vasta prospettiva conoscitiva e filosofica. All’uomo medievale, appiattito sul piano della vita terrena dalle forze dell’assoluto, si  sostituì l’uomo rinascimentale, capace di controllare e dominare le forze della natura. Il rapporto uomo-mondo doveva però ben presto essere modificato dalla teoria dell’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543) il quale, rifiutando la vecchia concezione tolemaica, sostenne che la Terra ruotava intorno al Sole, e non viceversa. Questa ipotesi “eliocentrica” (di cui Galileo Galilei, nel secolo successivo avrebbe dimostrato la validità) considera il nostro pianeta non più al centro dell’universo, ma una semplice parte, e per giunta marginale, di esso. Da questa prospettiva cosmologica doveva necessariamente derivare l’idea di una nuova “relatività” che trova le sue più ardite espressioni nel pensiero e nell’opera di Giordano Bruno (1548-1600). Proiettato in un universo infinito, l’uomo non cessa per questo di essere al centro dell’universo; ma il centro può essere ormai dappertutto, identificandosi con la varietà, la molteplicità, l’infinita dei punti di vista che hanno tutti una loro particolare validità. In questo senso la posizione di Bruno si caratterizza anche per la sua inedita e originale carica conoscitiva, sforzandosi di portare la rivoluzione copernicana sul piano della cultura e della coscienza. L'Astronomia è una disciplina che ha sempre avuto un notevole influsso sulla letteratura, sulla filosofia e sull'arte. Fin dall' antichità gli autori greci arricchivano le loro opere con riferimenti astronomici e con miti astrologici. Ma in seguito all'avvento del poema didascalico, altri autori si avvicinarono a questa scienza con l'intento di diffonderne le conoscenze, e con l'idea che vi fossero legami stretti tra il moto dei corpi celesti e la vita quotidiana. L'Astronomia non venne mai trattata esplicitamente da Dante, ma essa occupa un posto di grande rilievo in tutta la produzione dantesca, e in paticolar  modo nella Divina Commedia. Grazie all'analisi delle varie opere di Dante, e delle nozioni astronomiche in esse inserite, si sono potute ricostruire le nozioni scientifiche e astronomiche medioevali. 
Dante ed i suoi contemporanei con il termine Astronomia  intendevano tutte le discipline che avevano a che fare con il cielo e le stelle, e quindi ben presto si arrivò ad intendere per Astronomia il concetto oggigiorno noto con il nome di Astrologia. Infatti l'Astrologia, le cui radici risalivano addirittura alla cultura babilonese, con il corso dei secoli aveva assunto un'importanza sempre maggiore fino a superare anche l'importanza delle nozioni scientifiche. La gente comune non era più interessata alla pura scienza dei cieli bensì voleva sapere che influssi essi avevano sulla propria vita. 
Uno degli episodi più celebri della produzione dantesca, da cui emergono le nozioni astronomiche dell'epoca è senza dubbio il II canto del Paradiso, noto anche come il canto delle macchie lunari. Questo canto è uno dei più dottrinali e didascalici di tutta la Divina Commedia e anche per questo lo stile che lo caratterizza risulta essere leggermente arido e monotono. Dante giunge guidato di Beatrice nel cielo della Luna. Dante, al pari della tradizione tolemaica e araba, considera la Luna come un pianeta la cui sfera è situata immediatamente dopo la Terra. Desideroso di sapere la causa delle macchie lunari, interroga Beatrice a riguardo. Dante in questo episodio fa riferimento prima ad una credenza popolare secondo la quale Caino, per il suo delitto, venne confinato sulla Luna, poi espone la sua spiegazione delle macchie lunari. Secondo Dante le macchie lunari non sarebbero altro che l'effetto dell'ineguale rarità della superficie lunare che quindi rifletterebbe in maniera diversa i raggi solari. Beatrice deridendo dell'ignoranza dell'uomo spiega a Dante che l'uomo seguendo i sensi cade sempre nell'errore. Infatti non è fisica la spiegazione delle macchie lunari, bensì spirituale e metafisica. Le zone chiare o scure della Luna, come del resto anche quelle dei pianeti, non erano altro che il diverso manifestarsi delle virtù delle varie intelligenze motrici. 
Diverse (e più sottili) sono invece le motivazioni che invece spinsero Leopardi a scrivere la sua "Storia dell'Astronomia". Leopardi infatti era all'epoca della stesura dell'opera un giovane desideroso di ampliare le proprie conoscenze, di fissare le idee e di affinare lo stile.  con la sua opera "Storia dell'Astronomia dalla sua origine fino all'anno MDCCCXIII"(1893), si era prefissato lo scopo :"...di fare non solo una Storia ma anche una Biblioteca", e allo stesso tempo "... non solo una Biblioteca ma anche una Storia". Infatti con questa particolare opera giovanile Leopardi, oltre a ripercorre le tappe della storia della scienza astronomica, documenta il lettore attraverso un enorme repertorio bio-bibliografico che vanta un numero superiore a duemila riferimenti bibliografici. Proprio per cercare di ordinare in gruppi questi riferimenti (ma anche per esigenze cronologiche) il Leopardi suddivide l'opera in capitoli. I primi quattro, che costituiscono la prima stesura, ultimata dall'undicenne Leopardi nel 1811, sono dedicati a descrivere la storia dell'Astronomia nelle sue quattro tappe fondamentali: dalle origini fino a Talete, da Talete fino a Tolomeo, da Tolomeo a Copernico, da Copernico "...sino alla cometa dell'anno 1811...". In seguito aggiunse altri quattro capitoli, nei quali venivano esaminati gli ultimi progressi , l'origine e i primi passi dell'Astronomia, e venivano inoltre elencate le opere che erano state consultate per la stesura dell'opera. L'interesse di Leopardi per la scienza era profondo almeno quanto quello filologico, filosofico o letterario. La Storia dell'Astronomia di Leopardi viene oggi considerata prevalentemente una storia "documentata" piuttosto che "ragionata". Leopardi infatti non si proponeva di ragionare sui fatti emersi dalle sue letture, ma semplicemente voleva dare al lettore una visione globale della storia dell'Astronomia, arricchendola e particolareggiandola con riferimenti ad altri documenti letterari. Più vicino ai giorni nostri Pascoli, che ha contribuito in modo significativo alla fama delle Perseidi, le cosiddette "stelle cadenti" di agosto, che negli ultimi anni non hanno offerto uno spettacolo particolarmente esaltante, ma che a lui sono sembrate un "pianto di stelle" la notte in cui, ancora bambino, ha vegliato il padre morto in circostanze misteriose. La suggestione dello spettacolo non deve però essere attribuita semplicemente al dolore e all'emotività, infatti da pochi anni la cometa Swift-Tuttle aveva, con un nuovo passaggio, apportato altri materiali allo sciame meteorico e probabilmente quella notte la pioggia di stelle fu particolarmente spettacolare. Solo l'anno prima Giovanni Schiapparelli aveva messo in relazione il fenomeno con le comete. 

sabato 17 novembre 2012

la libertà positiva dello stato hegeliano




"Nello stato la libertà diventa a sè oggetto esterno, la libertà è realizzata positivamente-in contrapposizione all'idea per cui lo stato sarebbe una convivenza tra gli uomini in cui la libertà di tutti è limitata, secondo cui quindi esso sarebbe la negazione della libertà, così che per ciascuno rimarrebbe libero solamente un piccolo angolo in cui potere esternare la sua libertà"


G.F. Hegel, Filosofia della storia universale



che forma di libertà si chiede allo stato?

gli studenti della classe 5 B rispondono presentando


post di Ylenia Scarpignato

La posizione filosofica di Hegel in merito ai rapporti sociali economici istituzionali (eticità) è stata oggetto della critica di molti intellettuali. Hegel innanzitutto si preoccupa di definire lo Stato , in modo da consegnarne un’idea chiara e unitaria. Esso è incarnazione della libertà sulla quale si fonda la convivenza fra gli uomini......

post di Cristina Di Prima

Lo stato è per Hegel fondamento e fine della convivenza fra gli uomini, luogo in cui si attua effettivamente la loro libertà. A questa posizione si contrappongono altre concezioni filosofiche. Per esempio i liberali contestano a Hegel di aver subordinato l’individuo allo stato, ponendo le basi teoriche dei regimi totalitari del Novecento. Lo stato hegeliano è, in effetti, una rappresentazione dell’organicismo politico, contrapposto all’individualismo....


post di Marco Raciti


Scriveva così Hegel nelle Lezioni di filosofia della storia: <<Nello stato la libertà diventa a sé oggetto esterno,la libertà è realizzata positivamente>>. E’ vero che la libertà si è realizzata nelle leggi e nelle istituzioni, ma notiamo bene che, nella situazione in cui stiamo vivendo, tali libertà vengono messe da parte poiché lo Stato “sta tentando” di risollevarci da un periodo oscuro ma, secondo la maggior parte, lo sta facendo in modo errato, attuando per esempio tagli e riforme assurde nel campo della pubblica istruzione. Hegel parlava nella sintesi dell’eticità (lo stato) che bisogna raggiungere il “bene universale”, ma mi sa tanto che questo scopo che tutti gli stati moderni si propongono di raggiungere venga dimenticato e si agisca solamente a favore dei “più forti”, che nel nostro caso rappresentano coloro che ci governano, i quali attuano riforme che vanno solo a discapito dei “più deboli”, rappresentati invece da noi cittadini. Cosa possiamo fare per affrontare tutto questo? Ci sarà un nuovo “Hegel” che troverà delle vie di scampo?




mercoledì 14 novembre 2012

Aung San Suu Kyi




Ventuno anni fa ad Aung San Suu Kyi veniva attribuito il Premio Nobel per la Pace. Solo il 16 giugno 2012, riconquistata la libertà, la leader dell'opposizione birmana ha però potuto ritirare il premio a Oslo. Suu Kyi aspettava dal lontano 1991 di salire sul palco e ringraziare la comunità internazionale.

Su questo straordinario personaggio e sul ruolo avuto nella delicata situazione politico-sociale della Birmania, gli studenti della classe 4 G e la professoressa Pia Vacante propongono una riflessione che vuole essere nel contempo un contributo sul tema della tutela dei diritti umani e della lotta non violenta, e  per questo incluso nella pagina Giustizia e società del nostro blog



a cura di Pia Vacante e studenti di 4 G

sabato 10 novembre 2012

il male dentro



Nel mondo il male esiste, dentro all'uomo, mescolato alla vita. E' necessario saperlo, e fare ogni cosa possibile per agire in positivo. Pensare di più, e altrimenti, scrive Paul Ricoeur: la filosofia morale è pratica e dialettica, il problema del male va affrontato attraverso le azioni complementari del pensare, dell'agire e del sentire


Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore, 2009






noi e il male nel mondo: cosa possiamo aggiungere?

venerdì 9 novembre 2012

fatti e interpretazioni


 Se esistesse solo quello che viene conosciuto, allora ciò di cui si sono perse le tracce, fosse anche il peggiore dei delitti, non sarebbe mai esistito. Si potrebbe riprodurre questo ragionamento a proposito della percezione: se la percezione non contasse e contassero solo gli schemi concettuali, allora ogni evidenza potrebbe essere negata. Non si tratta in alcun modo di tornare alla percezione come verità, perché l'esperienza degli inganni sensibili, o del fatto che può essere vero anche ciò che non percepiamo, è troppo ovvia per chiunque. Ma di sapere che, per nostra disgrazia ma soprattutto per nostra fortuna c'è sempre qualcosa, lì fuori, che ci sorprende e che resiste, eccedendo i nostri schemi concettuali e i nostri apparati percettivi, e ci assicura che il mondo vero non è diventato una favola, cioè anzitutto che il male e il bene non saranno dimenticati o confusi.


Maurizio Ferraris





dal saggio Bentornata realtà