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domenica 14 gennaio 2018

ritorna a scuola il Caffè filosofico


Anche quest'anno la professoressa Vacante propone a scuola il Caffè filosofico, offendo a tutti gli studenti una stimolante occasione di incontro e riflessione su alcuni temi della filosofia antica e medievale
Il primo incontro del Caffè filosofico si svolgerà in 
aula Galileo il 25 gennaio dalle ore 15 alle ore 18
Il suo tema portante sarà:
Sapienza e conoscenza tra oriente e occidente. Platone e la filosofia dell’India arcaica
 La conferenza analizzerà  la visione filosofica arcaica in Oriente ed in Occidente allo scopo di evidenziarne i punti di contatto.
Secondo un certo filone di studi, la matrice linguistica e culturale indoeuropea si diversificò in base ai diversi stanziamenti territoriali delle popolazioni ariane, fondendosi appunto con le lingue e le tradizioni locali. 
Soffermiamoci su India e Grecia.

Nel 2200 a. C. circa, gli indoeuropei penetrarono nell’India del nord dando origine ad una produzione filosofico-mistica che trovò espressione nei Veda, summa del pensiero induista arcaico e nel Vedanta (ultima parte dei Veda), le cosiddette Upanishad, che fiorirono tra il 700 e il 300 a. C.
Nel 2000 a.C. circa cominciò la migrazione anche nella penisola balcanica, dove di lì a poco ebbe inizio la cosiddetta età del mito. Nel 600 a.C. in Grecia nasceva la Filosofia con i Presocratici, il cui Pensiero verrà poi sistematizzato ed amplificato da Platone, massimo interprete e sintetizzatore dell’antica cultura indoeuropea.
Entrambe le realtà culturali, la greca e l’induista, pur nell’apparente diversità, conservano una medesima visione della realtà.



Le adesioni degli studenti partecipanti devono essere comunicate 
alla prof.ssa Vacante entro mercoledì 17 gennaio

La partecipazione al corso è gratuita

domenica 24 dicembre 2017

il Natale di tutti noi



Pensa all'origine di ogni cosa, 
agli elementi che la compongono,
a ciò in cui si trasformerà, a ciò che sarà dopo la trasformazione,
dalla quale proprio nessun danno potrà subire. 
Uva acerba, uva matura, uva passa.

Tutto è trasformazione, non verso il non essere,
ma verso ciò che non è ancora.  

Marco Aurelio


auguri a tutti
per una rinascita continua,
perchè la vita autentica 
richiede coraggio, consapevolezza, impegno
ma è l'unica
in cui l'uomo può misurare se stesso
senza smarrirsi nel vuoto
 


lunedì 11 dicembre 2017

il pendolo della vita



Potsdam, la targa della  Schopenhauerstrasse
mappe e testi


"Già nella natura incosciente, costatammo che la sua essenza è una costante aspirazione senza scopo e senza posa; nel bruto e nell’uomo, questa verità si rende manifesta in modo ancor più eloquente. Volere e aspirare, questa è la loro essenza; una sete inestinguibile. Ogni volere si fonda su di un bisogno, su di una mancanza, su di un dolore: quindi è in origine e per essenza votato al dolore. 

Ma supponiamo per un momento che alla volontà venisse a mancare un oggetto, che una troppo facile soddisfazione venisse a spegnere ogni motivo di desiderio: subito la volontà cadrebbe nel vuoto spaventoso della noia: la sua esistenza, la sua essenza, le diverrebbero un peso insopportabile. Dunque la sua vita oscilla, come un pendolo, fra il dolore e la noia, suoi due costitutivi essenziali. 

Donde lo stranissimo fatto, che gli uomini, dopo aver ricacciati nell’inferno dolori e supplizi, non trovarono che restasse, per il cielo, niente all’infuori della noia. Questo sforzo perenne, costituente l’essenza di ogni fenomeno della volontà, riesce finalmente, nei gradi più alti della sua oggettivazione, a trovare il suo primo e più generale principio; la volontà si rivela qui a se stessa, in un corpo vivo che le comanda imperiosamente di nutrirlo; e il comando trae la sua forza precisamente da ciò, che il corpo è la volontà di vivere oggettivata. [...] 

Per i più, la vita non è che una lotta continua per l’esistenza, con la cer­tezza di una disfatta finale. E ciò che dà loro tanta forza di persistere in questo disastroso conflitto, non è tanto l’amor della vita, quanto la paura della morte, che tuttavia sta là, nel fondo, pronta sempre ad affacciarsi. La vita è un mare seminato di scogli e di gorghi, che l’uomo riesce, con cura e con prudenza estreme, ad evitare; sapendo però che se anche gli vien fatto, con la sua forza e con la sua destrezza, di cavarsela, non fa che avvicinarsi man mano al grande, al totale, all’inevitabile, all’irreparabile naufragio; sapendo che il suo è un veleggiare verso il naufragio, verso la morte; ultimo termine del penoso viaggio, meta spaventosa più degli scogli evitati. Lo sforzo di vivere non ha un fine ultimo.  

È poi anche da notare: per un verso, che i dolori e le torture della vita posson facilmente arrivare a una tale intensità, che la morte stessa ci divenga desiderabile: sicché, quantunque la nostra esistenza consista nel fuggirla, pure le si corra incontro volentieri; per un altro verso, che, non appena il bisogno e la sofferenza ci diano un momento di respiro, ci piomba subito addosso la noia, sicché siamo costretti a cercare qualche passatempo. Ciò che tien desti e in moto i viventi, è il desiderio di vivere. Orbene: assicurata che abbiano la vita, non sanno più che farsene: sopravviene allora un altro stimolo: il desiderio di liberarsi dal peso dell’esistenza, di renderlo insensibile, di «ammazzare il tempo»; in altre parole, di sfuggire alla noia. 

Così, la più gran parte di quelli che sono al riparo da ogni bisogno e da ogni preoccupazione, una volta riusciti a liberarsi di ogni altro peso, finiscono per diventar di peso a se stessi, e per ritenere come tanto di guadagnato, ogni ora che riescono a passare, ogni particella che riescono a sottrarre a quella vita, per il cui massimo prolungamento avevano prima impegnate tutte le loro forze. La noia non è, del resto, il meno disprezzabile dei mali; finisce per imprimere nel viso una stimmata di vera disperazione. La noia è appunto la causa per cui esseri che si amano così poco fra loro, e cioè gli uomini, pure si cercano a vicenda con tanta premura; è, dunque, la radice della socievolezza. E contro la noia, la saggezza politica prende, come contro le calamità comuni, dei provvedimenti pubblici. A ragione; perché la noia, e il suo estremo opposto che è la fame, può spingere gli uomini ai più furiosi eccessi; panem et circenses è ciò di cui il popolo ha bisogno. Il rigido sistema penitenziario di Filadelfia, che impone l’isolamento e l’inazione, fece della noia un mezzo di punizione: l’effetto fu così terribile, da spingere al suicidio i detenuti. 

Se il bisogno è il flagello del popolo, la noia è il supplizio delle classi superiori. Nella borghesia, la noia è rappresentata dalla domenica, il bisogno dagli altri sei giorni della settimana. Tutta la vita umana scorre tra il desiderio e la soddisfazione. Il desiderio è per sua natura dolore: la soddisfazione si traduce presto in sazietà. Il fine, in sostanza, è illusorio: col possesso, svanisce ogni attrattiva; il desiderio rinasce in forma nuova, e con esso, il bisogno; altrimenti, ecco la tristezza, il vuoto, la noia, nemici ancor più terribili del bisogno. 

Quando il desiderio e la soddisfazione si seguono a intervalli non troppo lunghi né troppo brevi, la sofferenza che deriva da entrambi è ridotta al suo minimum, e si ha la vita più felice...."

A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione,
libro IV, § 57, pp. 352-354 



rispondi:

 In che senso la socievolezza dell’uomo si spiega col desiderio di fuggire la noia?

Qual è l’origine del dolore? 

Perché quando cessa il dolore subentra la noia?

Commenta con osservazioni tratte dalla tua esperienza le affermazioni di Schopenhauer sulle emozioni che dominano il corso dell’esistenza: dolore e noia, ansia e paura, senso di vuoto e desiderio di comunicazione. Ne condividi l'analisi nell'esistenza? Come hai cercato di affrontarle?

lunedì 4 dicembre 2017

chi c'è c'è, chi non c'è non c'è

è solo un rompicapo?




Samuele Finocchiaro della classe 3 I ci propone un percorso 
con la presentazione di alcune proposte filosofiche: 

giovedì 30 novembre 2017

cantiamo il congiuntivo


Il congiuntivo è uno dei modi verbali in cui inciampano maggiormente gli italiani, con esiti spesso imbarazzanti

Ne è convinto Lorenzo Baglioni, autore de "Il congiuntivo", uno dei brani candidati alla finale delle Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2018. La canzone ha ricevuto una menzione speciale dall'Accademia della Crusca

Viva il congiuntivo, cantiamolo insieme con allegria e..sollievo!

sabato 25 novembre 2017

il coraggio di dire NO

il messaggio che merita oggi lo spazio nel blog per la condanna della violenza sulle donne, certamente più dei tanti slogan (ahimè) già stereotipati ormai diffusi nel web,  
l'ho ricevuto alle 18:36 da una ex alunna, 
Rosita Cipolla

Grazie Rosita, perchè ancora una volta mi confermi che abbiamo saputo percorrere bene insieme quei tre anni del liceo e perchè conservi sempre la forza luminosa delle idee e la fiducia nell'azione (buona)  di ciascuno di noi. Sempre fiera di te!



Non c’è bisogno di un occhio nero, delle costole rotte e dell’ennesimo omicidio per parlare di violenza di genere. E non ci dovrebbe essere affatto bisogno di un #25Novembre o di una panchina rossa per ricordarci di questo agghiacciante fenomeno, ancora così radicato nel nostro Paese

Ma il cosiddetto “femminicidio” non è che l’atto finale del dramma…

È già violenza se, invece di sentire il cuore a mille per amore, hai la tachicardia per la paura di rivedere il tuo compagno dopo l’ultimo folle litigio ma poi finisci per perdonarlo perché in fondo non è colpa sua se caratterialmente è così impulsivo da non riuscire a controllare le parole e…le mani.

È già violenza se hai paura di esprimere liberamente il tuo pensiero perché lui ti preferisce quando stai in silenzio e quando da “brava” moglie o fidanzata assecondi le SUE decisioni, ignorando i tuoi DESIDERI e l’ascolto reciproco che dovrebbe essere indispensabile in un rapporto di coppia. 

È già violenza quando neanche nella casa in cui vivete insieme ti senti più al sicuro (e non per via dei ladri!) e hai come l’impressione di essere un ostaggio e che potrebbe succederti qualcosa di grave da un momento all’altro.

È già violenza se ti dice “tu stasera resti a casa”, neanche se fosse tuo padre e tu avessi 15 anni, e se continua ripeterti che “la parità dei sessi è una grande stronzata. Voi donne iniziate a chiedere troppa libertà”.

È già violenza se lui, tornato a casa la sera, pretende di essere servito e riverito e che la cena sia pronta e se non dovesse essere così, inizia a gridare, lanciando contro di te un piatto che – per fortuna! – anche stavolta finisce per frantumarsi sul pavimento. Lo stesso piatto, che ormai in tanti pezzi, dovrai raccogliere tu, naturalmente.

È già violenza se quando gli comunichi di aspettare un bambino ti risponde “o abortisci o ti lascio e ti ritroverai sola. Chi è quel cretino che sceglierebbe di impegnarsi con una donna incinta?!” 

È già violenza se inizi a convincerti che quella volta l’occhio nero te lo eri meritato: avevi dimenticato di lavare la sua divisa da calcetto preferita!

È già violenza se dopo aver indossato quel bel rossetto nuovo leggermente più sgargiante del solito lo senti gridare con tono intimidatorio “togliti sto rossetto dalle labbra, troia! O con me non ci esci. Anzi, non esci proprio così.” 

È già violenza quando ti dice “tesoro, tu appartieni a me. Non ti è chiaro ancora?” e non cogli più alcuna sfumatura di romanticismo e inizi a pensare che sia davvero così, anche se però… almeno lui fa tutto ciò che vuole, con chi gli pare e piace
.
È già violenza se ti costringe a prestazioni sessuali quando e come vuole lui perché tu, in quanto moglie, GLIELO DEVI e il sesso per te ormai significa solo accontentarlo per evitare di scatenare la sua ira e sentirti rispondere che farebbe proprio bene a tradirti se non sei in grado di soddisfare le SUE voglie.

È già violenza se da qualche tempo ha iniziato con subdole minacce e strani ricatti che coinvolgono pure i vostri figli.

È già violenza se da mesi non esci con i tuoi amici, che vorrebbero tanto rivederti, perché lui NON VUOLE. Anche se poi lui, però, gli amici e le amiche li frequenta settimanalmente e non accetterebbe divieti da nessuno (né tanto meno da una femmina!)

È già violenza se quella sua gelosia, che magari i primi tempi ti faceva sentire unica ai suoi occhi, si fa sempre più ossessiva che ormai al solo pensiero ti manca il respiro come se fossi dentro un ascensore a porte chiuse, al buio.

E anche tu, caro PADRE, sei in parte responsabile del comportamento violento di tuo figlio se fin da piccolo lo hai spronato a diventare un uomo-cacciatore alla ricerca di donne-preda e se il rapporto con tua moglie si è sempre basato sulla sua sottomissione piuttosto che sul rispetto reciproco.

E persino tu, dolce MAMMA, potresti diventare complice ignara di una violenza di genere se avrai insegnato a tuo figlio che deve puntare ad una donna docile che sappia cucinare, stirare, badare ai figli e assecondarlo sempre, proprio come una serva ma… con abiti impeccabili.

È ancora violenza quella che tu, donna, ti autoinfliggi nella speranza che lui cambi all’improvviso, anche se ti sembra di aspettare un miracolo, e che domani sarà un giorno migliore.
Un giorno felice, pieno di amore. Ma tu aspetti, aspetti… e la tua luce si fa sempre più fioca, senti che stai per spegnerti dentro e non ricordi più a quando risale l’ultima volta in cui hai sorriso accanto a lui. 

Sarà ancora violenza se dopo giorni, mesi o addirittura anni di pugni, schiaffi, umiliazioni e l’ennesimo “non accadrà più” hai trovato finalmente il coraggio di interrompere questa relazione malata ma lui ti implora dicendo “non puoi lasciarmi. Senza di te morirei”, ma tu hai quel terribile sospetto che… a rimetterci la vita non sarà lui. E non sarà di certo il troppo AMORE ad ucciderti. 

E sarà SEMPRE violenza finché non ci metteremo in testa − sia donne che uomini −  che abbiamo bisogno di compagni di vita, non di morte.